E-Book, Italienisch, 192 Seiten
Reihe: saggi | terra
Zwamborn Alghe
1. Auflage 2023
ISBN: 979-12-5480-048-5
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 192 Seiten
Reihe: saggi | terra
ISBN: 979-12-5480-048-5
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Miek Zwamborn, nata nel 1974 a Schiedam, è un'artista e scrittrice olandese. Vive e lavora sull'isola di Mull, in Scozia, dove dirige il progetto e l'hub di ricerca 'Knockvologan Studies', dedicato all'ambiente naturale e alla sua preservazione, cui partecipano, con un approccio multidisciplinare, scienziati, designer e artisti. Questo libro è stato tradotto in numerosi paesi, conquistandosi lettori incuriositi dalla vita segreta delle alghe.
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1. Foreste subacquee
Camminando con la bassa marea verso l’isola tidale di Erraid, in Scozia, mi imbattei in un’immensa distesa di alghe ammassate nel golfo. Le foglie scure si stagliavano di netto contro la sabbia pallida. Le alghe avevano un aspetto rigoglioso e si attorcigliavano su se stesse come viti di Archimede. Nel rifluire, l’acqua aveva dispiegato le loro foglie. Un gambo robusto emergeva da una base rotonda e dorata: non una sfera, ma un cerchio piatto con screziature color ambra. Il gambo si faceva via via più liscio e terminava in una foglia coriacea con ventuno punte lunghe e sfilacciate, ciascuna orientata in una direzione diversa. Feci scorrere lo sguardo lungo quegli orli irregolari. Le piante brillavano come se fossero state tirate a lucido e sembravano irradiare una forza estranea, infinita. Benché strappate dalla propria colonia e trascinate a riva, non mostravano segni di decadimento. Mi chinai e allungai le dita. Steli e foglie erano sodi al tatto e più freddi di quanto immaginassi.
Ovviamente mi era già capitato di vedere delle alghe, essendo cresciuta nei Paesi Bassi. Ci ero strisciata sopra per raggiungere le piane di marea di là dall’argine. Le avevo sollevate per pescare i gamberetti nascosti sotto alle rocce. Ci avevo avvolto le ostriche prima di riporle in un secchiello. Ogni tanto mi aderivano alle gambe immerse nel mare. Eppure, non le avevo mai guardate davvero. La misteriosa apparizione di quelle alghe a Erraid, che erano cresciute sott’acqua fino a sviluppare la loro bellezza civettuola, cambiò tutto. Non esagero se dico che ne scaturì una profonda trasformazione nel mio modo di vivere la costa. Quel giorno il mare mi si aprì davanti agli occhi e, finché la marea rimase bassa, mi permise di dare una prima sbirciata al suo interno.
Con grande attenzione, misi la mano sotto al grosso gambo e mi alzai. L’alga si curvò formando una parabola. Me la posai su una spalla. Era alta il doppio di me. Piegata in due, toccava la superficie increspata della sabbia davanti e dietro: un abbraccio verticale. Facendo zig-zag tra la quercia marina verde bronzeo che copriva gli scogli del golfo, calpestai la sabbia bagnata in direzione di Erraid. Mi voltai verso la spiaggia dalla quale ero partita e vidi una linea tortuosa accanto alle mie impronte. I bordi delle foglie erano abbastanza pesanti da tracciare il nostro percorso sulla sabbia.
Nel mio lavoro di artista, mi ero occupata per un po’ dell’esatto opposto: un erbario, una raccolta di piante essiccate e sistemate ad arte, le cui foglie verdi erano fragili, pallide e inerti, minuziosamente cucite sulle pagine. Questo intrico d’alghe, invece, era pieno di vita. Brillava per elasticità e tenacia. La robustezza e l’eleganza barocca delle piante gli conferivano un che di alieno. Come avevano fatto le cellule di un organismo semplice a formare una materia dalla complessità così prorompente? La scoperta di quel gigante d’alghe accese in me il desiderio di esplorare le profondità del mare.
Ne presi un esemplare, che aveva raggiunto di per sé dimensioni rispettabili, e me lo portai a casa. Nei giorni seguenti non feci altro che raccogliere alghe: varietà verdi, rosse, brune e di tutte le tonalità intermedie; maculate, perforate, traslucide, albine. Le raccoglievo sulle rocce, sulla schiuma delle onde o lungo la linea di marea. Immergevo nell’acqua le alghe avvizzite finché non si aprivano e si ravvivavano come rose di Gerico. Così è cominciato tutto.
Le alghe marine si dividono in e . Le prime rappresentano gli organismi vegetali più flessibili, resilienti e prolifici sulla Terra. Possono sopravvivere sulle coste più brulle e turbolente e negli ambienti più instabili, e sono diffuse in tutte le zone climatiche, dai Tropici ai Poli. Ne esistono circa 10.000 specie diverse, alcune delle quali resistono a condizioni durissime, alle tempeste, al sole ardente, all’acidificazione e alla secchezza durante la bassa marea. I fossili testimoniano che le alghe marine esistono da 1,7 miliardi di anni, durante i quali sembrano essersi evolute in misura molto limitata.
Nel regno vegetale, le alghe sono classificate come “piante inferiori”. Non presentano le strutture tipiche delle più sofisticate piante superiori, come radici, fusti, foglie o tessuti conduttori. Ogni singola cellula di un’alga è autosufficiente e non dipende dalle altre.
Le alghe si nutrono attraverso la fotosintesi. Al pari delle piante superiori contengono clorofilla, ma i pigmenti che assorbono la luce solare sono variabili. Possono essere verdi ma anche rosse, brune, gialle o arancioni, perché il pigmento verde può essere “mascherato” da altri pigmenti.
In generale, le alghe si suddividono in sei gruppi principali a seconda del colore, della struttura e del ciclo vitale.
Le sono alghe monocellulari o pluricellulari di colore verde. Molte specie monocellulari presentano due “fruste” (dette flagelli) della stessa lunghezza, ancorate nel corpo cellulare, che permettono alle piante di spostarsi nell’acqua. Le specie pluricellulari possono assumere le forme più svariate. La clorofilla contenuta nelle alghe verdi è la stessa delle piante terrestri. In genere, questo gruppo di alghe vive in acqua dolce, ma alcune prosperano anche in acqua salata. Si presume che abbiano tutte un antenato comune e che le piante terrestri siano una loro evoluzione.
Come studente di medicina, Ernst Haeckel – che per tutta la vita nutrì una vera passione per le alghe e le meduse – condusse ricerche sul campo a Helgoland insieme al suo professore Johannes Müller.
Le sono alghe pluricellulari di colore rosso, ma ne esistono anche tipi monocellulari. Vivono perlopiù in mare; alcune specie si trovano in acqua dolce o sulla terraferma. Di solito presentano dei rami con fronde simili a foglie, oppure con incrostazioni calcaree. Le alghe rosse calcaree danno un contributo importante alla formazione e alla stabilizzazione delle barriere coralline.
Le sono alghe pluricellulari complesse di colore marrone. Hanno spesso rami e strutture simili a foglie e steli. Si trovano quasi esclusivamente in mare. Questo gruppo include le alghe più grandi e dalla crescita più rapida del pianeta, come il gigante, che forma immense foreste sottomarine.
Le sono lontane parenti delle alghe brune. Si tratta di microalghe di una tonalità fra il giallo e il marrone e di dimensioni comprese fra i 10 e i 100 micrometri. Hanno un esoscheletro di biossido di silicio. Questi organismi monocellulari rappresentano la componente principale del fitoplancton e, costituendo circa la metà della biomassa marina complessiva, producono la maggior parte dell’ossigeno presente nell’atmosfera.
Le , un altro gruppo di microalghe, sono all’origine della cosiddetta “marea rossa”, un effetto di bioluminescenza. Questa microscopica componente del plancton può assumere forme di ogni tipo, si trova in acque dolci e salate ed è spesso coperta di spine. Alcune dinoflagellate sviluppano una capsula di sopravvivenza dentro alla quale aspettano circostanze favorevoli alla riproduzione: semplicemente, si posano sul fondale all’interno della capsula e attendono.
A dispetto del nome, le non sono vere alghe, né parenti degli altri tipi di alga, ma batteri (in quanto tali, privi di nucleo cellulare). Un tempo erano classificate come alghe marine perché hanno dimensioni simili a quelle delle microalghe e ne condividono l’habitat. Oggi sono considerate “cianobatteri”. Spesso le loro cellule sono circondate da uno strato di muco in cui possono immagazzinare la calcite dell’acqua marina. A causa di questa loro proprietà, le alghe verdi-azzurre sono all’origine di particolari formazioni rocciose dette “stromatoliti”.
Esiste infine un gruppo di microalghe di cui fanno parte le e le , che hanno dimensioni inferiori ai 20 micrometri e rivestono un ruolo primario nella produzione di fitoplancton negli oceani.
Le alghe marine prosperano sia nelle acque calme che in quelle turbolente. La riva può essere suddivisa in tre zone. L’area bagnata dagli spruzzi ma che rimane normalmente scoperta con l’alta marea è detta e può finire sott’acqua solo in caso di alluvione. Gli organismi che vivono in questa zona resistono alla disidratazione. L’area adiacente è completamente ricoperta d’acqua durante l’alta marea, ma scoperta con una marea normale. Questa fascia compresa tra i livelli di marea alta e bassa è detta . La terza zona, il cui confine è delimitato dal livello medio della bassa marea, si chiama invece . Le alghe che vivono in quest’area sono costantemente immerse nell’acqua.
Per crescere, le alghe necessitano sempre di un substrato duro. Là dove la natura non lo offre, sfruttano argini, frangiflutti e moli. Le rive sabbiose sono inadatte al loro sviluppo: la sabbia è troppo mobile e non garantisce un supporto sufficiente. Solo sulle piane di marea possono prosperare specie come la lattuga di mare e l’. Non tutte le alghe fisse sono indigene: il ghiaccio e il vento forte possono strapparle dai loro substrati originari, e...




