E-Book, Italienisch, 293 Seiten
Reihe: Introvabili
Zena La bocca del lupo
1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-3389-338-9
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 293 Seiten
Reihe: Introvabili
ISBN: 978-88-3389-338-9
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Genova, 1887. Nel quartiere popolare della Pece Greca vive la Bricicca, che cerca di integrare i pochi guadagni ottenuti dal suo banco di frutta e verdura quelli del lotto clandestino gestito da un uomo senza scrupoli. Le difficoltà sono accentuate dalle vicende delle figlie: la generosa Angela, che non riesce a coronare il suo sogno d'amore e si ammala fino a morirne; l'umile Battistina, che prenderà i voti per unirsi a una missione in Patagonia; e infine la giovanissima e frivola Marietta, che ha come unico scopo il vivere bene ma si troverà a fare la prostituta. La bocca del lupo è il capolavoro di Remigio Zena, l'opera in cui - grazie alla perfetta descrizione dei luoghi, alla precisa e feroce caratterizzazione dei personaggi, alla varietà degli eventi - ha saputo fondere con ineguagliata abilità l'impalcatura drammatica verista con quella della commedia.
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3
IL giorno, ch’era un sabato, della prima rappresentazione, Marinetta pareva che avesse degli spilli sotto i piedi e l’argento vivo addosso. Su e giù per le scale, dalle donne del vicinato, dalla Rapallina, nelle botteghe della Pece Greca, a farsi promettere che la sera tutti sarebbero andati a vederla. Tornava a casa un momento, poi subito fuori, poi di nuovo in casa, e metti acqua al fuoco per lavarsi tutta da capo a piedi, e cerca il sapone, e versa in testa, sulle braccia, sullo stomaco tonnellate di cipria. Alla prova generale le avevano raccomandato la cipria specialmente, non perché non fosse bianca abbastanza, ma per coprire le lenticchie che aveva sulla pelle, anzi miss Flora, una delle cavallerizze, le aveva regalato il fondo d’un vasetto d’una certa pasta strana, tutta odorosa e bianca come il latte, che invece di distendersela sulla faccia, veniva voglia di mangiarla.
Che ora era? Non voleva mica arrivare in ritardo e buscarsi una ramanzina dal direttore! Sua madre e sua sorella la servivano di tutto punto, ma intanto avevano il cuore grosso e più desiderio di piangere che di ridere. Dopo aver creduto per un pezzo che i parenti, come s’era detto, avrebbero avuto il biglietto gratis, nossignore, per quella sera biglietti gratis non ce n’erano, si faceva la beneficiata di miss Ella e chi non poteva pagare doveva starsene a casa.
Bel modo di trattare, quello! Promettere e farsi fresco delle promesse! Era una ragione, la beneficiata, per ingannare i parenti? E se i parenti si fossero mangiati pure loro la parola, e i figlioli se li fossero tenuti a casa, non sarebbe stata una vendetta giusta e giustissima? La Bricicca non aveva torto di parlare così, lei che giusto in grazia di questa beneficiata era rimasta al verde, completamente al verde, e le toccava quella sera far crocette: gli ultimi tre franchi che possedeva e che a rigore, per due posti in platea le sarebbero bastati, Marinetta glieli aveva sgraffignati, con la scusa d’un gran mazzo di camelie col suo nastro di seta, che le ragazze della pantomima s’erano messe insieme per regalare a miss Ella; denari bene spesi, che sarebbe stato meglio comprare tanta regolizia, almeno per sentirci il gusto, ma dalla prima all’ultima, grandi e piccole, le sue compagne si erano tutte sottoscritte, e che figura ci avrebbe fatto Marinetta, a tirarsi indietro? Se si fosse adattata, lei che ci aveva confidenza, a domandare alla Rapallina ancora un piccolo prestito, nient’altro che il costo dei due biglietti d’entrata, la Rapallina, certamente, di no non avrebbe saputo dirglielo, invece col pretesto della vergogna, si era incaponita a non volerle più domandare un soldo, era andata in furia solo di sentirselo proporre, e non parliamone più.
Che delizia, appena accesi i fanali per le strade, di trottare giù per Ponticello verso le porte dell’Arco, sotto un diluvio d’acqua che veniva come Dio la mandava, in tre sotto un parapioggia solo! Che gusto d’andare al teatro, con la certezza di restar fuori a vedere entrare gli altri! Arrivate alla porticina degli artisti, Marinetta si staccò subito, mostrò a un gobbetto il suo scontrino di riconoscimento, e in un salto sparì senza salutare, lasciando sole in mezzo alla piazzetta interna a guardarsi come due sceme Angela e sua madre; fino allora un barlume di speranza d’essere introdotte di straforo da qualche anima misericordiosa l’avevano conservato, ma la porticina si chiuse da sé, e rimaste all’oscuro, sempre sotto la pioggia, si rifugiarono nel vestibolo, con l’idea d’aspettare sino alla fine.
Presto detto: lì per lì non pensarono che lo spettacolo non sarebbe finito che a mezzanotte ben passata, e che c’erano cinque ore buone da battere i chiodi sulle lastre di marmo. Il vestibolo era ancora deserto, illuminato malamente da una fiammetta, il caffè chiuso, nessuno dei portinai al suo posto. Piene di tristezza, si rannicchiarono in un canto, sedute sopra uno scalino, vicino al camerone dove tutto intorno erano appesi degli attaccapanni. Faceva freddo; con le vesti fracide che s’incollavano alle gambe, coi piedi a bagno, coperte da uno straccetto, stando ferme si sentivano intirizzire, e non si arrischiavano a muoversi per paura di essere mandate via dal guardaportone, ch’era venuto insaccato nella sua livrea e passeggiava fiero in lungo e in largo, tenendo dietro le reni il bastone col pomo d’argento.
Per far qualche cosa, Angela si mise a studiare il manifesto di quella sera con un gran cendrillon scritto grosso come una casa, e il cartellone generale della compagnia equestre, coi nomi di miss Ella, di Orazio Filippuzzi e dei clo... clo... una parola bisbetica, stampata in tedesco, che non si sapeva come leggere. Intanto la Bricicca borbottava a più non posso: ci mettevano tanto tempo prima di cominciare? E la gente perché non veniva? Sarebbe stata bella che non fosse capitato nessuno, dopo il gonfiamento che quei signori avevano fatto. Quasi quasi, anzi senza il quasi, ne avrebbe avuto piacere, perché imparassero a loro spese a trattare i poveri e a non metterseli sotto i tacchi. Poveri poveri! Per loro tutto buono, anche le legnate!
Ma il piacere di non veder arrivar nessuno, la Bricicca non l’ebbe: aprì il caffè, si accesero i becchi del gas, e la gente cominciò a venire, prima tutte persone basse, che s’infilavano presto dentro per scegliersi i posti migliori, poi a poco a poco persone d’alto bordo, signori col cilindro, ufficiali, comitive di giovanotti allegri; la buca dei biglietti era presa d’assalto, l’atrio pieno di uomini e di fumo. Le signore e le signorine, imbacuccate nei loro scialli, con la punta del naso che usciva fuori, rossa per il freddo, passavano in fretta tra la folla e sparivano subito.
Chi sarà stata quella signora bionda, tutta fasciata in un mantello bianco ricamato, a braccetto d’un ufficiale? E quell’altra così grassa? Il freddo non lo sentiva certo, con quella pelliccia sulle spalle e tanta carne addosso; una nobile di sicuro. Potersi ficcare in una delle sue maniche ed entrare così, alla barba dei portinai! E arrivava sempre gente, tutti col portamonete aperto, come tanti milionari.
Ecco la Rapallina, vestita di seta, accompagnata dal cicisbeo, il parrucchiere del Pontetto; ci voleva un bel coraggio, per una donna maritata, mostrarsi in pubblico con l’amico. Ecco la Bardiglia insieme a una baraonda di amiche, zie, cugine e nipoti, venute tutte per battere le mani alla Linda, e passavano facendo un fracasso dell’altro mondo, come se fossero state loro le padrone assolute del teatro. Il meglio per la Bricicca era di nascondersi bene dietro le gambe delle persone, farsi piccole piccole, lei e Angela, per non lasciarsi vedere così povere e derelitte. Ah, anche la Pellegra veniva a teatro? E con le figlie e coi ragazzi, che parevano un presepio. Per non pagare i debiti raccontava sempre miserie da torcere il cuore, fame e sete in compagnia tutti i giorni dell’anno, ma per venire a divertirsi e spendere un subisso, i denari aveva saputo trovarli! Non c’era nessuno come lei per tirarne giù alla signora della Misericordia, che aiutava solo le intriganti ciarlone, e le bisognose vere se le toglieva dai piedi con dei buoni consigli! – Minestra che non si mangia, quella dei buoni consigli! – E Angela perché stava zitta? Non si sentiva rivoltare lo stomaco dalla rabbia?
Angela rispondeva di sì, ma pensava ad altro; si era visto passare vicino il garzone del calzolaio di via Assarotti, Giacomo, che l’aveva salutata; un bravo figliolo, piuttosto timido e tutto cuore. Se lei avesse avuto il coraggio di dirgli perché stava lì nascosta in un angolo con sua madre, lui i biglietti li avrebbe presi sul momento senza neppure voler essere ringraziato, prima per il suo buon cuore, poi perché la vedeva di buon occhio e gliel’aveva fatto capire molte volte, ma sul punto di chiamarlo, il coraggio l’era mancato. Come si fa a non avere vergogna, d’essere poveri? Quando una persona vi guarda volentieri e anche voi ci discorrete insieme più volentieri che con un altro, ebbene, non si può, piuttosto vi lascereste tagliare il collo.
Una scampanellata che non finiva più mise la folla in movimento, tutti si precipitarono verso la porta della platea, e in un minuto il vestibolo restò di nuovo deserto, allagato dall’acqua degli ombrelli, seminato di cicche. Finalmente si cominciava. – Le due donne non si mossero dal loro canto, per loro c’era clausura, e quasi subito intesero un gran fracasso di musica, poi , , dei colpi di frusta che parevano schioppettate, e la voce di una donna: , !, mentre gli applausi facevano venir giù il teatro. Chi le avrebbe tenute? Si alzarono e vollero avvicinarsi alzando un poco la tendina della porta per vedere qualche cosa almeno da una fessura, ma l’orso insaccato nella livrea, col bastone sotto l’ascella e il cilindro storto in capo, da un’ora le teneva d’occhio, come se fossero venute per rubare. Toccò la Bricicca sulla spalla: o dentro o fuori; se avevano i biglietti, padrone di accomodarsi, se non li avevano, padrone di filar via. L’avevano preso per il loro salotto di conversazione l’atrio del teatro, oppure speravano di farla franca e ficcarsi dentro con lo scappellotto?
La Bricicca si sentì venir rossa come un papavero. Ah!, avrebbe risposto per le rime e gli avrebbe insegnato la creanza a quel villano vestito da marchese di carnevale, se non fosse stata Angela, con le sue paure, a tirarla per la manica, supplicandola di non far scene, per amor di Dio! E scene non ce ne furono, ché la Bricicca era donna che l’educazione non aveva bisogno d’impararla da nessuno e sapeva portare rispetto al luogo dove si trovava; ma se...




