E-Book, Italienisch, 293 Seiten
Reihe: The Passenger
The Passenger - Irlanda
1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-7091-969-1
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 293 Seiten
Reihe: The Passenger
ISBN: 978-88-7091-969-1
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Una nazione, scrive Mark O'Connell in un articolo di questo volume, è un'opera di finzione, strutturata su storie condivise e sostenuta da atti di immaginazione collettiva. Come spiegare altrimenti quel confine arbitrario e - dal 1998, l'anno cruciale degli accordi di pace - sostanzialmente invisibile che divide l'isola d'Irlanda? Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord, che solo da un secolo sono due nazioni distinte, sono vittime di narrazioni plasmate dall'altro lato del Mare d'Irlanda, in quella Gran Bretagna che ancora una volta, con la Brexit, sembra voler giocare con il destino della sua ex colonia, e le tensioni che parevano sopite tornano a farsi sentire. Ma una nazione è anche un'espressione fisica, il suo territorio: la costa impervia che ha permesso alle comunità di pescatori isolate di mantenere viva - ancora per quanto non si sa - la lingua irlandese, l'orizzonte aperto dell'oceano affacciato verso l'America e delle colline verdi senza alberi, città postindustriali che rinascono grazie a un'economia globalizzata in espansione e a un saldo migratorio finalmente positivo. E in mezzo, nelle Midlands, la sua anima nascosta - le paludi da cui si estrae la torba, combustibile fossile particolarmente dannoso per il clima - simbolo di indomita indipendenza e autosufficienza economica, ma anche delle sfide della transizione energetica. Eppure, ci ricorda Colum McCann, un paese è soprattutto la sua gente. E allora il futuro è roseo, perché la gente d'Irlanda - quella che negli anni Novanta manifestava in massa per la pace - ha deciso di prendere in mano il proprio destino e determinare da sé cosa dev'essere una nazione: rigettando la crudeltà di una chiesa cattolica ultraconservatrice, si è creata gli strumenti democratici per cambiare la società dall'interno, restituendo alle donne il diritto di decidere del proprio corpo e aprendo l'istituzione della famiglia a tutti emancipandosi da narrazioni imposte e dimostrandosi, una volta di più, un passo avanti rispetto ai politici che la rappresentano.
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Le scrittrici Catherine Dunne (a sinistra) e Caelainn Hogan, a casa di Catherine a Dublino.
La messa è finita
CATHERINE DUNNE E CAELAINN HOGAN
Nel giro di pochi decenni, la società insulare e conservatrice che era l’Irlanda si è trasformata radicalmente. Due scrittrici – di generazioni diverse – si incontrano in un giardino di Dublino per discutere del declino dell’influenza della chiesa, dello smantellamento del sistema di repressione delle donne, e di come gli irlandesi si siano sempre rivelati più avanti dei loro politici.
CATHERINE DUNNE — Scrittrice irlandese, ha esordito nel 1997, a oltre quarant’anni, con , selezionato per il Premio Bancarella, che è subito diventato un bestseller internazionale. Tutti i suoi romanzi, e il saggio (2003), sono pubblicati in Italia da Guanda: l’ultimo è (2018). Ha vinto il premio Giovanni Boccaccio 2013 per la letteratura internazionale per e nel 2018 le è stato assegnato l’Irish pen per il contributo apportato alla letteratura irlandese. Vive a Dublino e ha un sito in italiano: catherinedunne.it.
C’èun’immagine che ancora mi commuove della recente campagna «Repeal the eighth amendment», per abrogare l’ottavo emendamento della costituzione irlandese, che vietava l’aborto. Su uno dei ponti sul fiume Liffey, a Dublino, decine di giovani donne reggono insieme un lungo striscione con la parola «Abrogatelo» scritta a lettere cubitali, che sventola nella brezza. Indossano le ampie vesti rosse e le cuffiette bianche rese celebri dalla serie tv , tratta dal libro di Margaret Atwood.
È una giornata di sole, sono tutte di ottimo umore, il netto contrasto tra il rosso e il bianco dei costumi spicca contro l’insolito azzurro del cielo.
Quando mi soffermo su questo ho superato la sessantina; la collega con cui ho scritto questo articolo, Caelainn Hogan, ne ha poco più di trenta. Anche lei mi confida di essere rimasta colpita dalla natura gioiosa e inclusiva della campagna.
Ma siamo entrambe consapevoli di essere cresciute in due Irlande molto diverse. E sappiamo che l’eredità del paese di prima è ancora viva.
Nel maggio del 2018, dopo 38 anni, è stato rimosso quello che era a tutti gli effetti un divieto di aborto in questo paese – l’ottavo emendamento della costituzione. Durante tutta la campagna le donne, spesso insieme ai partner, hanno raccontato storie di dolore e sofferenza, di lutto e perdita. Storie di scelte difficili. Storie di lotte per i diritti riproduttivi. Il muro di silenzio che una volta avviluppava l’Irlanda comincia finalmente a incrinarsi. Prima qualche goccia, poi un diluvio: le complesse storie di vita delle donne iniziano a straripare e a emergere alla luce del sole.
Gli irlandesi – quasi tutti, in questa occasione – hanno votato a favore di compassione e comprensione, invece che per le costrizioni del dogma cattolico. Scorrono lacrime di gioia e sollievo mentre le donne si rendono conto che finalmente, dopo quasi quarant’anni, le nuove generazioni potranno esercitare in patria le loro scelte riproduttive.
Non è sempre stato così.
*
Nel lontano 1983 la campagna era stata molto diversa. Il referendum sull’aborto di quell’anno fu tossico, amaro e divisivo. «Il passato è un paese straniero» ha scritto il romanziere L.P. Hartley. «Lì, tutto si svolge in modo diverso.»
Questo è certamente vero per l’Irlanda. Fino agli anni Novanta è stato un paese cattolico e profondamente conservatore. I legislatori si piegavano ai voleri di vescovi e arcivescovi. La chiesa esercitava il controllo su ogni aspetto della vita dei cittadini – educazione, salute (la salute delle donne in particolare), sessualità, matrimonio e figli.
Nel 1985, in quello che fu forse uno dei primi atti di sfida alle autorità cattoliche, il governo irlandese approvò la vendita di contraccettivi. Per arrivare a quel punto era stata combattuta una lunga battaglia. A metà degli anni Settanta frequentavo un consultorio familiare a Dublino. Per aggirare la legge, i consultori di allora accettavano «donazioni» dalle pazienti invece di farsi pagare per i contraccettivi, e si guadagnavano la gratitudine di migliaia di giovani donne che non volevano rimanere incinte.
La legge del 1985 fu controversa, e indicativa della profondità del legame tra stato e chiesa. Gli stretti rapporti tra i due avrebbero cominciato ad allentarsi solo dopo la scoperta di abusi sessuali sistematici all’interno di istituzioni cattoliche.
L’intero paese fu sconvolto dalle testimonianze che emergevano – e che continuarono a emergere dalla fine degli anni Ottanta in poi – di abusi incontrollati perpetrati da preti pedofili su ragazzini e ragazzine. Fu smascherata la complicità delle istituzioni cattoliche nel proteggere i colpevoli: una complicità criminale che partiva da preti e vescovi locali e arrivava fino al Vaticano.
Nei primi anni Novanta seguii un corso part time di giornalismo istituito da Seán Fortune, un prete molto noto con una vasta rete di contatti. Ricordo ancora lo choc e il disgusto che noi ex studenti provammo quando venne fuori la notizia che aveva violentato dei bambini. Per anni le autorità ecclesiastiche non erano riuscite a impedirgli di interagire con dei minori, nonostante le numerose e angoscianti testimonianze sul suo comportamento criminale.
Si suicidò nel 1999, mentre era in attesa di processo.
Ci furono anche altri motivi per cui negli anni Novanta l’influsso del cattolicesimo cominciò a indebolirsi. Uno di questi fu l’accesso universale all’istruzione. Un altro fu l’accelerazione dello sviluppo economico. L’appartenenza all’Unione europea portò una consapevolezza crescente di come si viveva in altri paesi. La gente cominciò a viaggiare di più. I migranti irlandesi, che tornavano a casa sempre più numerosi, si portarono dietro nuove prospettive ed esperienze di vita diverse. Le reti di comunicazione globale fecero sì che i dibattiti su uguaglianza e diversità sotto ogni punto di vista raggiungessero anche il nostro paese.
Nei primi anni Ottanta, però, l’influenza della chiesa cattolica era ancora abbastanza pervasiva da permetterle di orchestrare una campagna per inserire un nuovo articolo nella costituzione irlandese. A questo scopo aveva ottenuto il considerevole sostegno delle organizzazioni cristiane di destra degli Stati Uniti. La formulazione del nuovo articolo, il 40.3.3, garantiva che in tutte le fasi della gravidanza «il diritto alla vita del nascituro» fosse «uguale al diritto alla vita della madre».
I dibattiti che ne seguirono furono profondamente inquietanti. Anche a quei tempi tutti sapevano che in questo paese le donne abortivano. Tutti ne conoscevamo una che ne conosceva un’altra che ne conosceva una terza che era dovuta andare in Inghilterra a «fare shopping». Oppure eravamo noi stesse quell’«altra».
Ma erano storie spesso sussurrate: condivise davanti a un caffè o confidate a tarda notte a un orecchio comprensivo. In troppi casi quello che veniva vissuto come un segreto vergognoso restava nascosto, inespresso per tutta la vita.
Le divisioni tossiche dei primi anni Ottanta, l’ostilità verso quelle che osavano parlare e raccontare in pubblico le proprie esperienze, mi fecero capire che l’Irlanda non era un bel paese per essere donna. Volevo andarmene. Individuai il Canada: la sua legislazione sulla parità era avanti anni luce rispetto a quella irlandese. Ci avevo lavorato per un’estate, a vent’anni, e ne amavo la tolleranza, le città multiculturali, l’apertura e l’assenza del provincialismo del mio paese. Avevo iniziato a scrivere proprio lì, alla fine degli anni Settanta. Ricordo ancora l’interno fresco e ombroso della mia biblioteca preferita, a Toronto. Forse era la scrittura che mi attirava di nuovo laggiù.
Statua della Vergine Maria a Bracknagh, contea di Offaly.
Ma la mia domanda di visto fu respinta. Ne fui amaramente delusa. Qualche anno dopo, proprio come a volte accadono queste cose, si rivelò invece una benedizione. Mia madre si ammalò e capii, allora, che l’Irlanda era il posto giusto dove stare. Ciononostante, mi ci volle un po’ di tempo per riprendere ad amarla.
*
Gli scandali delle violenze sui bambini, degli anni Novanta, furono accompagnati dal dolore di generazioni di cittadini irlandesi che per tutta la vita avevano obbedito fedelmente alla loro chiesa e che ora erano costretti a rimettere tutto in discussione. La saggezza ereditata dal passato non si rivelava all’altezza. Gli idoli avevano i piedi d’argilla. Una dopo l’altra, le certezze crollarono.
Si scoprì, per esempio, che il prete e il vescovo saliti sull’altare accanto a papa Giovanni Paolo II durante il suo viaggio pastorale del 1979 in Irlanda, che dal pulpito avevano esortato l’enorme congregazione di fedeli a diventare cattolici migliori, avevano entrambi avuto dei figli...




