E-Book, Italienisch, 289 Seiten
Reihe: The Passenger
The Passenger - California
1. Auflage 2022
ISBN: 978-88-7091-918-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 289 Seiten
Reihe: The Passenger
ISBN: 978-88-7091-918-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
The Passenger vola per la prima volta negli Stati Uniti per occuparsi di uno stato eccezionale, sotto assedio. I principali media americani, perlopiù espressione di New York e Washington, ci hanno preso gusto a celebrarne il funerale e si sente spesso parlare di «fine della California per come la conosciamo», ma per certi versi è ancora giusto ritenerlo uno stato modello: progressista, libertario e all'avanguardia come ci racconta uno che lo conosce bene, Michele Masneri, in uno dei contributi di questo numero. Viverci, però, è diventato un privilegio e molti, ulteriormente incentivati dalla prospettiva del lavoro a distanza, nonostante un'economia in boom, bussano alle porte degli stati confinanti: è il paradosso spiegato da Francesco Costa nel suo Decalifornication che apre il volume. Per chi non è bianco, invece, non c'è nulla di nuovo, la vita è sempre stata in salita, perfino per le comunità apparentemente più integrate, come quella asiatica, colpita dallo strano pregiudizio di essere una «minoranza modello», uno stereotipo pericoloso come tutti ma che oggi una nuova generazione di romanzieri asiatici americani cerca di ribaltare, Vanessa Hua ci spiega come. Lisa Teasley, scrittrice poeta e artista visiva, mostra come anche in quel che è rimasto dei quartieri multietnici di Los Angeles - città teatro di storiche rivolte nere, dove la quota degli afroamericani si sta abbassando sempre di più - il riscatto e la speranza arrivano dal mondo della cultura. La California in generale ha bisogno di un nuovo storytelling che prenda coscienza del peccato originale - la colonizzazione con il sangue della popolazione indigena - ed è confortante apprendere dall'articolo di Lauren Markham, esperta di flussi migratori e tematiche ambientali, che oggi esista un movimento di restituzione di terreni agli eredi dei legittimi proprietari. Tra le terre conquistate con la violenza nell'Ottocento c'è anche un parco nazionale che ogni americano associa a un ideale di natura incontaminata, a un'oasi di boschi, laghi e cime innevate nella terra del surf: Yosemite, una delle tante Californie che visiteremo in questo numero, in questo caso con lo scrittore Francisco Cantú. Sotto altri aspetti invece non si può più parlare di paradiso naturale e terra promessa, quanto di terra problematica e pesantemente minacciata da cambiamenti climatici. Un'altra scrittrice che ha pubblicato un libro di successo sulla California, Anna Wiener, ci porta nella Central Valley, dove cresce buona parte del cibo per le cucine degli americani e dove un modello di colture ad alto consumo idrico in un territorio afflitto dalla siccità sta entrando in crisi. Concludiamo con la foto di apertura, quella di copertina, con un gruppetto di persone che indicano sullo sfondo la nuvola di fumo di uno dei tanti giganteschi incendi che divampano ogni anno nello stato; il reporter Mark Arax spiega come a fianco ai fattori climatici, ci siano anche pesanti responsabilità politiche.
Weitere Infos & Material
Accampamento per senzatetto di fronte al municipio di San Francisco. Con il forte aumento di , i funzionari della città hanno organizzato un’area per una cinquantina di tende, opportunamente distanziate, monitorate 24 ore su 24 e dotate di servizi igienici portatili per aiutare a mitigare la diffusione del coronavirus.
Tre figli. Due stipendi. Un furgone. Nessuna casa.
BRIAN GOLDSTONE
Nella città di Salinas, in un angolo fertile della California che sfama buona parte degli Stati Uniti, una famiglia che lavora non riesce a permettersi un affitto. Il giornalista e antropologo Brian Goldstone racconta la storia di Brenda e Candido e dei loro bambini, costretti a vivere in un furgone e a subire gli effetti a cascata del rimanere senza una casa.
BRIAN GOLDSTONE — Giornalista e antropologo culturale, sta scrivendo per l’editore Crown un libro sulla crisi abitativa nelle città degli Stati Uniti, . I suoi reportage e saggi sono apparsi su e . È direttore di In the press, un’iniziativa di giornalismo pubblico presso il Franklin humanities institute della Duke university, e nel 2015-2016 ha insegnato nella prigione di Sing Sing nell’ambito del programma Justice-in-education della Columbia university.
NIC COURY — Fotoreporter e ritrattista con sede a Monterey. È una persona non binaria e parte del suo lavoro si concentra su storie della comunità lgbtqi+. Collabora, tra gli altri, con Associated press, e ha realizzato foto commerciali per Red Bull, Ferrari e Bugatti. Nel tempo libero, è un appassionat proprietari di polli, giardinier, surfista e scalator.
La mattina di Frankie era cominciata prima dell’alba, quando il volume crescente dei cellulari dei suoi genitori, da qualche parte vicino al cruscotto, l’aveva svegliato di soprassalto. Anche suo papà Candido e il fratellino Josephat, di sei anni, avevano cominciato a muoversi sul retro del furgone, spuntando fuori da un ammasso di coperte, asciugamani, cuscini e animali di peluche. Sua mamma Brenda era al posto di guida col sedile reclinato al massimo, e la sorellina Adelene, di tre anni, era spaparanzata sul sedile accanto. Quanto a Frankie, che di anni ne aveva otto, era al suo solito posto: rannicchiato sul pianale tra i sedili davanti e la fila in mezzo, il corpicino magro di un metro e venti nascosto dentro un sacco a pelo marrone e verde a forma di orso grizzly con tanto di pelliccia.
Erano quasi nove mesi che la famiglia viveva in un furgone Toyota Sienna spostandosi per la notte tra vari campi e parcheggi di Salinas, il centro industriale ed economico della contea di Monterey. In questa zona del paese non c’era nulla di particolarmente drammatico o eccezionale nella loro situazione o nelle circostanze che li avevano portati a non avere un tetto sopra la testa. I genitori di Frankie conoscevano bene la grave crisi degli alloggi che aveva trascinato decine di migliaia di californiani a una sorte simile. Eppure, diceva Candido, a volte sembrava che là fuori ci fossero solo loro.
Trovare un posto dove passare la notte con il furgone era più difficile del previsto. All’inizio avevano provato il parcheggio di un supermercato Food 4 less. Ma la mattina dopo, un dipendente aveva consigliato loro di non tornare: la zona, aveva detto, era controllata da una gang locale che intimidiva i senzatetto. Proprio di recente avevano tagliato le gomme a qualcuno. La famiglia si era spostata presso una vicina azienda agricola che coltivava fragole e che sembrava più ospitale. In cambio di lavoretti all’interno della proprietà, come pulire i gabinetti e vuotare la spazzatura, il proprietario gli riempiva il serbatoio di benzina. Ma poi erano arrivate altre famiglie, con altre auto e suv, ed erano diventati troppi. Il proprietario aveva detto che dovevano andarsene.
Ora stavano nel parcheggio del Natividad medical center, appena fuori dal pronto soccorso. L’area era ben illuminata e nella sala d’attesa c’erano bagni aperti 24 ore su 24. Il personale dell’ospedale era perlopiù accogliente. Di sera però, dopo che tutti si erano addormentati, Candido aveva cominciato a notare il bagliore di un accendino in un pick-up parcheggiato vicino e il profilo di un uomo anziano. Per questo teneva accesa la luce dell’abitacolo e controllava che le portiere fossero ben chiuse.
Come genitori, Candido e Brenda erano convinti che la cosa più importante fosse trasmettere sicurezza: i loro figli dovevano vedere che avevano un piano. La coppia cercava di non preoccuparsi di quanto sarebbero dovuti stare nel furgone o dove sarebbero andati dopo, ma era impossibile pensare ad altro. C’erano momenti in cui imprecavano e si allontanavano sbattendo le portiere, e in cui avevano la sensazione che sarebbero impazziti se fossero rimasti un solo minuto di più in quel veicolo zeppo di tutte le loro cose. C’erano le gite da Target nel fine settimana per comprare giocattoli e dolcetti con soldi che non potevano permettersi di spendere. Quando la temperatura scendeva, la scelta si faceva ardua: o infagottarsi alla bell’e meglio, con i bambini che tremavano dal freddo e si lamentavano, oppure tenere acceso il riscaldamento del furgone tutta la notte e consumare benzina preziosa. O ancora, se c’erano stanze libere, potevano spendere fino a duecento dollari a notte al Best 5 motel o al Good nite inn – rendendo molto più improbabile la prospettiva di risparmiare abbastanza soldi per smettere di vivere in auto.
Il risveglio era il momento più difficile. Tutti erano indolenziti, stanchi per aver dormito male, e già solo rispettare la routine mattutina costava uno sforzo. Brenda e Candido ci tenevano a mantenere una sembianza di ordine. «Non siamo come certa gente» diceva Candido ai bambini. «Noi laviamo i nostri vestiti. Non facciamo pipì di fuori. Ci teniamo puliti.» Nei bagni dell’ospedale, mentre Candido si preparava per andare al lavoro e Brenda aspettava insieme ad Adelene, Frankie aiutava Josephat a lavarsi e vestirsi, spazzolandogli i denti e poi pensando a sé. Per colazione c’erano biscotti Pop tart o barrette di cereali rimaste dal banco alimentare. Infine sistemavano il furgone, tiravano su i sedili e allacciavano le cinture di sicurezza, Adelene seduta al suo posto, Frankie e Josephat nei loro seggiolini. Quindi guidavano per una quindicina di minuti verso la città, mescolandosi con il traffico del mattino, indistinguibili da tutte le altre famiglie che iniziavano la giornata.
Quando il furgone si fermava, i bambini saltavano giù. Aprivano il bagagliaio, prendevano i loro zainetti dai ganci appendiabiti, abbracciavano i genitori e varcavano i cancelli della scuola elementare.
*
Percorrere tutta la Highway 68, una strada di una trentina di chilometri che collega la spiaggia pubblica di Asilomar, nella città costiera di Pacific Grove, con South Main street nel centro di Salinas, è come passare da una versione della California a un’altra. Sul lato della penisola di Monterey della «cortina di lattuga» (come viene chiamata spesso la barriera invisibile che separa Salinas dalle più ricche città vicine) ci sono esclusive località balneari, famosi campi da golf come Pebble Beach e una florida industria del turismo. All’estremità opposta dell’autostrada, una città operaia con un tasso di povertà molto più alto della media statale.
Non che alla Salinas Valley manchino attrattive o risorse naturali: soprannominata da tempo l’«insalatiera del mondo», le sue grandi aziende agricole producono circa i due terzi di tutta la lattuga del paese e gran parte dei sedani, cavolfiori, uva da vino, broccoli e fragole. La sua economia agricola da otto miliardi di dollari l’anno, guidata da colossi aziendali come Dole, Taylor farms, Driscoll’s, Tanimura & Antle ed Earthbound farm, ha portato un’immensa ricchezza nella valle. Ma è anche un luogo dove, da generazioni, si combatte per la distribuzione di questa ricchezza. Nel 1936 John Steinbeck, nato a Salinas, osservava nel saggio , quanto fosse «strano l’atteggiamento che viene tenuto in California nei confronti della categoria che fa funzionare la nostra agricoltura. I migranti sono necessari, e sono odiati» (traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, Il Saggiatore, 2015). Quasi quarant’anni dopo, nell’estate del 1970, César Chávez e il suo sindacato United farm workers contribuirono a organizzare uno sciopero di massa contro i coltivatori della valle che di fatto paralizzò l’industria della lattuga. Se prima non c’erano norme in materia di salute, sicurezza e lavoro a tutela dei braccianti, che potevano essere licenziati a piacimento, ora le aziende agricole – quelle che Chávez chiamava con orgoglio «ranch liberati» – erano obbligate a offrire salari e condizioni di lavoro migliori agli uomini e donne nei loro campi.
La difficile vita quotidiana per molti senzatetto di Salinas e San Francisco.
«A nessuno sfugge l’ironia perversa per cui “la valle che dà da mangiare alla...




