The Passenger - Alpi | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 305 Seiten

Reihe: The Passenger

The Passenger - Alpi


1. Auflage 2024
ISBN: 978-88-7091-782-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 305 Seiten

Reihe: The Passenger

ISBN: 978-88-7091-782-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Per ragioni che la scienza non capisce ancora del tutto, le Alpi si stanno riscaldando più velocemente di altre parti del mondo. Ed è da qui, da un cambiamento climatico sotto gli occhi di tutti, che deve partire qualsiasi discorso riguardante il presente e il futuro della principale catena montuosa d'Europa, una torre d'acqua da cui dipendono le risorse idriche del continente. Dalla chiusura degli impianti sciistici alla costruzione di centrali idroelettriche, dal ritorno della grande fauna carnivora all'epidemia di bostrico che decima i pecci, le sfide che questa grande e varia regione deve affrontare sono presagi di fenomeni che investiranno tutto il mondo: la fine di modelli economici, i difficili compromessi della transizione energetica, gli eventi climatici sempre più estremi, le nuove opportunità. Visto che la soluzione a problemi globali spesso tocca trovarla localmente, le Alpi, con la loro estrema diversità culturale, economica e sociale, offrono terreno fertile per sperimentazioni e idee innovative, a patto che cambi lo sguardo con cui le osserviamo. La Rivoluzione industriale ci ha dato in eredità sia la visione romantica di un luogo nobile e immobile da preservare a tutti i costi, sia quella capitalistica di una regione da sfruttare come parco giochi per cittadini nel weekend. Possiamo liberarci da entrambi questi approcci solo provando a guardarle da dentro, dimenticandoci momentaneamente dei picchi e concentrandoci sulle valli, i valichi e i versanti delle montagne, vederle come luoghi alternativi di produzione di valore, dove la sostenibilità è impressa nel paesaggio per necessità. Soprattutto, è il turismo legato alla sempre più precaria neve che deve rinnovarsi, perché la monocoltura dello sci non cannibalizzi le risorse (idriche, energetiche, paesaggistiche, economiche e fiscali) che potrebbero invece essere usate per creare e promuovere altri modelli di sviluppo.Cambiare in continuazione è il destino delle Alpi, e cambiare con loro è quello di chi le abita. Una sfida continua che dà spazio a epopee e grandi imprese, che sia la costruzione di un rifugio oltre i quattromila metri, l'epico viaggio di un lupo alla ricerca della sua Giulietta, il tentativo di piantare la vite sempre più in alto, o la paziente, decennale rigenerazione di un borgo quasi abbandonato.

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Una scala verso il cielo. Aiguille du Midi, massiccio del Monte Bianco, Francia.

In cammino per le Alpi profonde


Per osservare le Alpi non bastano le due dimensioni di una carta geografica, né la terza – pur fondamentale – della verticalità. Ce ne vuole una quarta, quella dello sguardo, mutevole e contraddittorio: una guida d’eccezione ci accompagna in un viaggio attraverso l’arco alpino, per imparare a vedere le montagne più famose del mondo. Possibilmente a piedi.

MARCO ALBINO FERRARI

MARCO ALBINO FERRARI — Scrittore, sceneggiatore e giornalista, ha diretto la rivista e collaborato con la casa editrice Einaudi. Nel 2002 ha fondato , che ha diretto per 17 anni. Ha curato collane, mostre e musei e scritto vari libri, tra cui (Ponte alle Grazie, 2018), (Einaudi, 2009), (Feltrinelli, 2004) e (Einaudi, 2023). (Ponte alle Grazie, 2020), un ritratto della madre, è stato candidato al Premio Strega 2021 e ha vinto il Premio Itas. Gira l’Italia con i suoi monologhi teatrali.

MATTIA MICHELI — Artista visuale che lavora principalmente con la fotografia documentaria. I suoi scatti vengono pubblicati regolarmente da riviste italiane e straniere. I suoi progetti personali sono stati esposti in numerosi festival europei di fotografia.

NICOLÒ PANZERI — Fotografo di architettura e paesaggio, si concentra sulle conseguenze ambientali e sociologiche dei comportamenti umani. Il suo lavoro è stato esposto a La Triennale Milano, al festival Fotografia europea e altri. Le sue fotografie fanno parte della collezione di Linea di confine e del Museo di fotografia contemporanea Mufoco. Le foto in questo articolo fanno parte del progetto a quattro mani , una riflessione sulla nuova montagna inclusiva sedotta dalle tentazioni della società urbana.

«Scusi, mi potrebbe dire la prima cosa che le viene in mente se le butto lì il nome “Alpi”? Mi dica un luogo, una montagna, che so, un paese… così, il primo che le viene.»

Se un giorno, armati di taccuino e della necessaria faccia tosta, decidessimo di importunare i passanti con una domanda secca su cosa sono le Alpi, ricaveremmo, di sicuro, una lista assai limitata di risposte. Un bottino misero. Chissà, forse per poca fantasia. Di certo, per la poca conoscenza diffusa, almeno in Italia, della catena montuosa più descritta, più fotografata, più filmata, più pensata, più carica di significati della Terra. «Cortina», «Madonna di Campiglio», ci sentiremmo dire, «Courmayeur», «Sestriere»; e ancora «le Dolomiti», «il Monte Bianco», «il Monte Rosa», magari anche «il Monviso». I lombardi, se va bene, potrebbero arrivare a dire: «le Grigne». Non molto altro ci ritroveremmo sul nostro taccuino. La lista ristretta di quelle località che nel corso del tempo si sono guadagnate fama grazie a forti investimenti pubblicitari legati allo sci; oppure, le solite montagne monumentali, le più alte, le più «belle», le più note. Sono i luoghi dell’industria del turismo; significativi, certo, ma che rappresentano solo pochi spazi circoscritti e infinitamente minoritari se comparati alla vastità della catena che li circonda.

Oltre alle immagini da dépliant patinato, oltre alla montagna da cartolina, si apre una geografia intricata, un’impareggiabile concentrazione di differenze culturali e ambientali dentro un mondo, sì, ben localizzato e dai confini precisi, ma, al contempo, talmente caotico al suo interno da risultare vago, persino nascosto. Le Alpi sono lì, le vediamo. Per noi italiani sono il profilo sul fondo delle pianure del Nord. Ma, a pensarci bene, sono anche una sorta di astrazione geografica. Cosa sono le Alpi? Chi lo saprebbe dire?

Ciò nonostante – e qui sta l’incongruenza – quando si pensa a un’idea di montagna tutti pensano proprio a loro, alle Alpi. Le Alpi sono le montagne per eccellenza. E non solo per noi europei, ma anche per i popoli montanari di altri continenti che percepiscono le loro cime con la stessa attribuzione di senso – lo stiamo per vedere – formatasi sulle Alpi e divenuta nel corso dei secoli paradigma universale. Ovunque il termine «alpinismo», , ha lo stesso significato, dal Karakorum alle Ande. Così, pure, il Cervino rappresenta un inderogabile canone estetico usato come conferimento di nobiltà alle montagne più maestose di ogni latitudine. «Oh, guarda… è bello come il Cervino!» Esiste un «Cervino degli antipodi», il Fitz Roy, in Patagonia; un «Cervino dell’Himalaya», lo Shivling. Ma non solo, il toponimo Alpi è stato assegnato a diverse altre catene: Alpi Scandinave, Alpi Albanesi, Alpi Meridionali (Nuova Zelanda). Così, le Alpi si ritrovano idealmente in tutto il mondo. E, viceversa, anche tutti i caratteri orogeografici di ogni catena della Terra si concentrano nel sistema alpino: le pareti di granito rosso della Valle di Yosemite le ritroviamo in alta Val Masino, i lunghi ghiacciai di tipo himalaiano nell’Aletsch in Vallese, le vaste calotte glaciali del patagonico Hielo Continental si ritrovano sull’Adamello.

Allora, proviamo a fare il primo passo avvicinandoci con uno sguardo d’insieme al nostro corrugamento orografico nel centro dell’Europa; per intanto lo facciamo sporgendoci su una cartina geografica 1:500.000 ben spianata sul tavolo. La catena alpina è lunga 1200 chilometri, è larga 150 da Torino a Chambéry, ed è abitata da circa 15 milioni di persone. È solcata dai confini di dieci stati nazionali, che formano un mosaico politico e linguistico, con Monaco, Francia, Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Slovenia, e alle estreme propaggini orientali, Croazia e Ungheria. Si tocca la quota massima ai 4810 metri del Monte Bianco (statura ragguardevole), e la minima a quota zero sulle scogliere bagnate dal Mediterraneo a Monte Carlo. Dunque il sistema alpino non vuol dire solo montagne, ma, se pur per un’infinitesima parte, anche mare. Poi, risalendo in quota, dai baricentri idrografici del Gottardo e del Piz Lunghin sopra il Passo del Maloja vediamo partire i lunghi fiumi che dissetano le campagne di mezzo continente: il Reno verso il Mare del Nord, il Ticino verso il Po e l’Adriatico, il Rodano verso il Mediterraneo, e poi l’Inn che unendosi al Danubio porta al lontanissimo Mar Nero. Queste sono le Alpi nella descrizione fredda e oggettiva che la cartina è in grado di darci.

*

A dire il vero, per figurarci la nostra catena montuosa, per proiettarci dentro il sistema di valli e cime, una carta 1:500.000 non serve granché. Le Alpi, come tutte le montagne, non sono affatto rappresentabili sul piano bidimensionale. Per un secondo passo che ci porta a iniziare a dovremmo utilizzare la terza dimensione, un plastico, o una plastigrafia, in quanto le principali coordinate che definisco le montagne non sono est-ovest e nord-sud: sono alto-basso. Basti pensare che in una distanza di due o tre chilometri muovendosi dal basso all’alto attraversiamo le stesse fasce climatiche che incontreremmo viaggiando per migliaia di chilometri in orizzontale. Dall’afa di un pomeriggio estivo al fondo della Valdigne fino alla soprastante cima del Monte Bianco equivale a un tragitto che, da Courmayeur ai piedi del Bianco, arriva in Groenlandia. Si parte dai grandi corridoi vallivi di penetrazione, come la Val di Susa, la Valle d’Aosta, la Valle dell’Adige, in parte la Valtellina, dove, a quote bassissime, sorgono le capitali delle Alpi fondate dai romani, come Susa (l’antica Segusium, 480 metri), Aosta (Augusta Pretoria, 480), Sondrio (che per la verità ha origini longobarde, 270); Trento (Tridentum, 194). Ma già subito, lasciandosi alle spalle gli ampi fondovalle di base e salendo sui versanti laterali, ci si infila sulle valli alpestri vere e proprie con i loro grovigli di boschi che assumono peculiarità naturali via via più marcate salendo in quota fino ai limiti della vegetazione arborea, dove la vista si distende sulle praterie d’alta quota e poi sugli ambienti quasi inorganici di morene e ghiacciai ormai a ridosso del cielo.

Il resort in cima al Monte Pilatus, in Svizzera, è stato uno dei primi «punti panoramici» delle Alpi a essere attrezzato per accogliere i turisti e comprende un albergo, un ristorante e un piccolo centro commerciale. Può essere raggiunto dal comune di Alpnach grazie alla ferrovia del Pilatus, la cremagliera più ripida del mondo.

Va tenuto ben presente che, a differenza dei fondivalle principali, i luoghi di media montagna sono stati raggiunti da insediamenti stabili solo a cominciare dal Basso Medioevo, quando famiglie di pionieri risalivano distese forestali senza fine, occupavano terre impervie sui versanti solatii e iniziavano la grande fatica della creazione di uno spazio di vita attraverso lo spietramento, il terrazzamento, il disboscamento e il dissodamento, generatori di prati, campi, boschi, pascoli. Una vera epopea alla ricerca di nuova...



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