Stefánsson | Luce d'estate ed è subito notte | E-Book | sack.de
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E-Book, Italienisch, 224 Seiten

Stefánsson Luce d'estate ed è subito notte


1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-7091-358-3
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 224 Seiten

ISBN: 978-88-7091-358-3
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



'A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande', a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell'estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell'inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull'eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell'immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell'astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell'universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l'avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell'animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell'unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell'uomo. Combinando l'incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda 'Perché viviamo?' e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita. Ogni storia è un mondo sospeso tra la terra e il cielo, come un mito universale, una parabola dell'esistenza, ogni pagina è una rivelazione che ci tocca nel profondo e ci stupisce, ci fa ridere, piangere, arrossire, sognare.

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Ci sarebbe piaciuto avere una spiegazione, qualche possibile spiegazione, per il profondo cambiamento, una vera e propria metamorfosi, che subì il direttore. Andò a sud e tornò completamente trasformato, un uomo più vicino al cielo che alla terra. Sì, tornò dalla capitale che parlava latino, il che all’inizio deve averci buttato un po’ di fumo negli occhi, non ci accorgemmo subito della metamorfosi, aveva ancora la sua Range Rover anche se i vestiti cominciavano ad apparire un po’ trascurati, la voce più bassa, i movimenti più lenti, e sembrava avere come uno sguardo nuovo. Il lampo risoluto era sparito, al suo posto c’era qualcosa che non sappiamo come chiamare, forse estasi, forse vagheggiamento, eppure era come se vedesse al di là di qualsiasi cosa, della confusione e delle chiacchiere e del brusio che caratterizzano la nostra vita, le angustie per il sovrappeso, i soldi, le rughe, la politica, il taglio di capelli. Forse tutti noi saremmo dovuti andare a sud a imparare il latino e guadagnare quello sguardo nuovo, allora il nostro paese si sarebbe forse librato in aria fluttuando nel cielo. Ma ovviamente non c’è andato nessuno, sai com’è, tutti inchiodati come siamo nel campo magnetico delle abitudini. E fu proprio l’abitudine, la nenia soporifera della quotidianità, a farci assuefare subito al nuovo sguardo, ai vestiti stropicciati, all’atteggiamento diverso. Del resto le persone cambiano di continuo, si creano nuovi interessi, si tingono i capelli, tradiscono il partner, muoiono, è impossibile tenere dietro a tutto, abbiamo già il nostro bel daffare ad ascoltare il brusio che ci ronza in testa. Ma poco più di un anno dopo il corso di latino del direttore, all’ufficio postale arrivò una consegna dall’estero, un pacco marchiato Fragile in nove lingue. Ágústa, l’impiegata delle poste, rimase così stupefatta che non osò nemmeno aprirlo, perciò dovemmo aspettare qualche giorno prima di sapere che cosa contenesse. Come puoi immaginare fioccarono ipotesi e supposizioni, circolarono le teorie più svariate, che poi si rivelarono tutte quante errate perché nel pacco non c’era altro che un libro, un libro antico e famoso nel mondo intero in realtà, il Discorso delle comete di Galileo Galilei. Si trattava di una prima edizione, il che non era cosa da poco considerando che il volume era uscito più di quattrocento anni prima, era scritto in latino e in un punto si trovava la frase:

Lascio svanire nel nulla i commenti terreni e mi rivolgo al cielo.

Meglio di così non si può descrivere il cambiamento che avvenne nel nostro direttore, o meglio Astronomo, come lo battezzò qualcuno una volta scoperto il contenuto del pacco, in onore di un vecchio e strambo studioso morto molti anni prima, sicuramente con l’iniziale intenzione di prenderlo in giro, ma il soprannome gli si appiccicò addosso così in fretta che altrettanto presto perse lo scherno. In realtà fu la moglie a dirci del libro, sembrava avere un gran bisogno di raccontare a tutti quant’era cambiato il marito, e puoi giurarci che erano in molti quelli disposti ad ascoltare. Portava spesso un rossetto nero e se solo l’avessi vista nella sua maglia verde, così bella, così sensuale, abitava nei nostri sogni e c’era chi come Simmi, che allora andava per i cinquanta, scapolo, grande appassionato di cavalli, ne aveva dodici, era totalmente pazzo di lei e pensava a volte di trasferirsi altrove per poter recuperare un po’ d’equilibrio. Andava a cavalcare ogni giorno e non di rado lo si vedeva passare davanti alla sua casa nella speranza di scorgerla, anche solo per un attimo. E un giorno Simmi monta il baio, parte al galoppo e la vede correre fuori dalla porta.

Prese la prima curva larga per poterle cavalcare dritto incontro e si incontrarono, lei con quelle labbra nere, quel volto fine, i capelli rossi, il naso come una lacrima, gli occhi così azzurri e sotto la giacca aperta la maglia verde, bella, quasi una rivelazione, e nessuno sa cosa successe se non che Simmi, fantino provetto, cadde da cavallo. La bellezza mi ha disarcionato, ebbe a dire in seguito, ma alcuni credevano che si fosse semplicemente buttato, in una sorta di disperazione o di follia momentanea. Si ruppe un femore, si slogò un braccio, e rimase lì disteso a terra. Non c’era un medico in paese, quello vecchio era morto da tre giorni, maledetto cane, maledetto Guðjón, e non c’era da sperare che arrivasse il nuovo prima di una settimana, nel frattempo ci avevano consigliato di mantenerci in salute, ai cardiopatici di rimanere tranquilli, e proprio allora Simmi cadde da cavallo. Lei gli corre incontro, sospira su quell’omone, gli occhi più azzurri di qualsiasi altra cosa. Si parlò di portarlo a sud all’ospedale, ma lo scompiglio e i problemi ci piacciono poco e così entrò in azione il veterinario e se la cavò benone, ad oggi Simmi zoppica appena. Quei minuti in cui lei era china su di lui e gli alitava sul volto il suo profumo dolce e caldo sono rimasti i migliori e più preziosi della sua vita, quelli che continua a richiamare alla mente. D’altra parte è improbabile che lei abbia piacere di rivivere quel momento, in cui aveva appena scoperto che il marito aveva venduto la Range Rover e anche la Toyota per il Discorso delle comete di Galileo. A lui era sembrato ovvio, non gli era nemmeno parso il caso di parlarne, il che era forse la cosa più spaventosa di tutte, fatto sta che lei era esplosa, così furente e disperata che quasi non prendeva fiato, il mondo cominciava a sgretolarsi sotto i suoi piedi e poi d’un tratto arriva questo cavaliere.

Deve spezzarsi qualcosa dentro, per esempio una corda nel cuore, quando la persona che credi di conoscere a fondo, che ha acceso la tua fiamma, che hai sposato, con cui hai fatto dei figli, hai costruito una casa e dei ricordi, ti appare un giorno all’improvviso come un perfetto estraneo. A dire il vero è un’idiozia bella e buona sostenere di conoscere a fondo qualcuno, c’è sempre un angolo che resta buio, nell’ombra, a volte anche un intero edificio, comunque era sposata a un uomo relativamente giovane con un’influente posizione sociale, una colonna portante del paese, uno che aveva un ascendente sulle nostre vite, un’azienda senza speranza era rifiorita sotto la sua direzione e aveva pure fruttato, era un modello, un miraggio e un’ancora, ma poi si mette a sognare in latino, se ne va a sud a imparare la lingua, torna con uno sguardo nuovo e un anno dopo vende le automobili per pagare qualche vecchio libro. In confronto una caduta da cavallo è una sciocchezza, e per di più siamo solo all’inizio. I giorni sorgono a est e tramontano a ovest, l’Astronomo non si fa quasi più vedere al Maglificio e Ágústa fa la spola dall’ufficio postale alla sua villa con altre consegne, alcune marchiate Fragile in nove lingue.

Tre o quattro settimane dopo che Galileo aveva separato la coppia dalle due automobili, all’Astronomo fu recapitato un libro ancora più vecchio, Sulle rivoluzioni dei corpi celesti di Copernico, stampato nel 1543. Era costato parecchio, una cifra pari quasi al valore della villa, ma la pazienza di lei, che alcuni rimpiangono tanto calorosamente, toccò il limite quando gli furono consegnate le prime edizioni dei libri del XVII secolo di Giovanni Keplero, Tavole rudolfine, L’armonia del mondo e Somnium, ovvero opera postuma sull’astronomia lunare. Prima che raggiungessero l’ufficio postale molti avevano provato a far rinsavire l’Astronomo, il direttore della banca, il prefetto, la preside, il rappresentante dei dipendenti del Maglificio. Ma che stai facendo con la vostra vita, gli dicevano, la stai buttando in questi volumi, stai svuotando il conto in banca, perdendo la casa, giocandoti tutto, rimettiti in carreggiata, buon uomo! Ma era tutto inutile, lui si limitava a guardarli con quel suo sguardo nuovo, sorrideva come se gli facessero pena e diceva qualcosa in latino, che nessuno capiva. Inutile snocciolarti il seguito, sono passati quindici anni, adesso possiede circa tremila libri che continuano ad aumentare e coprono le pareti della sua piccola casa, non pochi sono in latino come la maggior parte di quelli che lo hanno privato della bellezza, degli agi e della vita famigliare.

Poco dopo che Ágústa gli ebbe consegnato il pacco con i libri di Keplero, la moglie si trasferì a sud con la figlia, mentre Davíð rimase insieme al padre che acquistò una casetta di legno a due piani proprio sopra il centro del paese, rimasta disabitata da quando la vecchia Bogga vi era morta nel proprio letto e nessuno se n’era accorto finché non era cambiato il vento e la puzza dalla casa aveva raggiunto la Latteria sociale – a volte anche nei piccoli paesi c’è molta solitudine. Quando l’Astronomo la comprò, la casa somigliava a un vecchio cavallo sciancato, guercio e morente, ma fece cambiare il legname marcio con assi buone, i vetri rotti con dei nuovi, pensa se fosse altrettanto facile ristrutturare una visione del mondo ormai marcia, una cultura morente, poi fece tinteggiare la casa di nero pece a parte qualche macchia bianca su tre lati e sul tetto. Le macchie raffigurano belle costellazioni, le sue preferite, l’Orsa Maggiore, le Sette Sorelle, Cassiopea e Boote. Il quarto lato è tutto nero e guarda a ovest, al mare, e rappresenta l’infinità dell’universo. Non è particolarmente rallegrante ma quantomeno non dà sulla strada. La casa dell’Astronomo è la prima che si scorge arrivando dalle valli meridionali; di giorno è come se un frammento del cielo notturno fosse caduto sulla terra...



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