E-Book, Italienisch, 566 Seiten
Reihe: Archivio Storia
Rossotto L'affaire 8 settembre
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-188-9
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Savoia, la via del disonore
E-Book, Italienisch, 566 Seiten
Reihe: Archivio Storia
ISBN: 979-12-5649-188-9
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Riccardo Rossotto. Avvocato, Senior Partner dello studio R&P Legal, da anni approfondisce eventi della storia contemporanea coniugando il suo passato di giornalista con la sua attuale passione per la storia vissuta nei luoghi dove si è svolta. Collabora con la rivista Storia Militare e ha già pubblicato dei testi sulla Guerra Civile Americana, sulla disfatta di Caporetto e sull'estate del '43. Ha in corso di pubblicazione la storia delle origini e della gestione del Referendum del 1946.
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INTRODUZIONE
«Povera Italia non può fare la guerra e non può fare la pace».
Con questa brillante e tragica citazione dell’ambasciatore Imperiali di Francavilla, Domenico Bartoli iniziava il suo libro L’Italia si arrende uno dei testi più completi pubblicati sull’infausta data dell’8 settembre 1943.
La sintetica ma efficace radiografia di Imperiali era assolutamente puntuale e precisa nell’individuare la situazione del nostro Paese tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943. La maggioranza degli italiani, ormai da mesi, invocava la fine della guerra ma il percorso per raggiungere la pace sarebbe stato ancora lungo, arduo, sanguinoso e, purtroppo, nefasto.
Sulla storia dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati si sono scritti volumi e volumi, milioni di pagine di libri e articoli giornalistici la cui attendibilità ha spesso lasciato molto perplessi. Subito, nel primo dopoguerra, tutti i protagonisti della vicenda fecero a gara per raccontare “prima” e “meglio” la “loro” ricostruzione dei fatti: tutti animati dal desiderio di difendere la loro posizione e il loro operato. Vale la pena ricordare, tra gli altri, Badoglio L’Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, 1946; Carboni, L’armistizio e la difesa di Roma, Roma, 1945; Rossi, Come arrivammo all’armistizio, Milano, 1946; Roatta, Otto milioni di baionette, Milano, 1946; Castellano, il grande protagonista dell’evento, Come firmai l’armistizio di Cassibile, Milano, 1945 e La guerra continua, Milano, 1963; Zanussi, Guerra e catastrofe d’Italia giugno ‘43-maggio ‘45, Roma, 1946. Dopo la pubblicazione negli Stati Uniti di tutta la documentazione militare alleata sull’armistizio con l’Italia, rimasta segreta fino al 1964, (Garland e McGraw Smith - Sicily and The Surrender of Italy – Washington 1964) il dibattito interno italiano si rianimò e furono pubblicati: Musco, La verità sull’8 settembre, Milano, 1965, I. Palermo, Storia di un armistizio, Milano, 1967; Zangrandi, L’Italia tradita, Mursia, 1971, che ipotizzarono “nuove” letture sui fatti e sulle responsabilità di quei tristi giorni dell’estate del ’43. Infine, più recentemente, prima il generale Marchesi (1939-45: dall’impreparazione alla resa incondizionata, Mursia, 1993) protagonista sia delle ultime ore prima della firma di Castellano sia della “cruciale” riunione del Consiglio della Corona del pomeriggio dell’8 settembre ‘43, e poi, soprattutto, Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando, il Mulino, 1998 e Piero Baroni, Una Patria Venduta, Ed. Settimo Sigillo, 1999 e 8 settembre 1943, Greco e Greco, 2005, hanno arricchito con nuovi materiali di studio la letteratura sul tema.
Abbiamo anche voluto sentire la versione tedesca, quella dei nostri ex Alleati in quel drammatico settembre. Il maresciallo Albert Kesselring nel 1953 pubblicò in Germania le sue memorie (tradotte in Italia da Garzanti nel 1954: Albert Kesselring, Soldato fino all’ultimo giorno, Garzanti, 1954). Il suo contributo per ricostruire gli avvenimenti armistiziali è fondamentale sia sul piano psicologico (che cosa pensavano i tedeschi alla vigilia del nostro cambio di alleanza) sia sul piano militare (come Kesselring riuscì a realizzare magnificamente il suo piano d’azione, disarmando gli italiani, bloccando gli Alleati al sud, protraendo il conflitto nella nostra penisola ancora per diciotto lunghissimi mesi).
Rinviando naturalmente alla lettura dei testi citati per una più completa valutazione sull’evento, ci preme sottolineare in questa sede un aspetto particolare della vicenda armistiziale, a nostro avviso, rilevante per incominciare a far chiarezza “su cosa” avvenne in quei giorni e soprattutto “perché” avvenne in quel tragico modo.
L’8 settembre è per tutti gli italiani (e purtroppo, andando all’estero, si può constatare non solo per essi) la data della vergogna, con la V maiuscola. La data del “tutti a casa” pronunciato da una classe dirigente che abdicò, con viltà, alle proprie responsabilità tutelando soltanto la propria posizione privata e lasciando l’Esercito e il Paese in mano e in balia della vendetta tedesca.
Ancora oggi una sconfitta sportiva o una batosta elettorale sono giornalisticamente vissute come un nuovo “8 settembre” o come una nuova “Caporetto” (l’altra pagina militare “nera” del nostro ‘900, forse anch’essa non ancora completamente chiarita dal punto di vista della responsabilità della sconfitta). Molti ritengono che quella ferita non si sia ancora rimarginata: che il nostro scarso senso dello Stato, trovi la propria origine proprio in quegli avvenimenti, quando la nostra Patria, la nazione italiana, almeno nel “sentire” di molti italiani, … morì. È indubbio che, pur nelle diverse letture e decodifiche degli avvenimenti armistiziali, qualcosa di grave e di incancellabile sia accaduto. Ma, e qui sta proprio il nocciolo della nostra riflessione, non vorremmo che tale “vissuto” fortemente caratterizzato da valenze negative non sia condizionato dal “dopo” armistizio, dal “cosa” avvenne dopo l’8 settembre piuttosto che non dalla firma dello stesso. La tragedia dell’Esercito italiano si compì non tanto e non solo con la firma, di per sé, del documento del 3 settembre, bensì “per come” tale accordo fu poi gestito dal Governo e dai comandi militari. L’armistizio di Cassibile, ecco il punto, costituisce un momento positivo nella storia italiana: pur con mille difficoltà e attraverso una perlomeno singolare e criticabile condotta diplomatica, il Governo era riuscito a trovare un accordo con gli Alleati per porre fine alla nostra partecipazione alla guerra. Si potranno discutere le modalità dell’accordo armistiziale, le dinamiche negoziali che precedettero la firma, ma ci sembra corretto sostenere che quell’Italia, ormai stremata da tre anni di guerra, aveva portato a casa nel giro di quarantacinque giorni (dal 25 luglio al 3 settembre) due importanti risultati: la caduta del fascismo e la fine della guerra contro gli Alleati.
Proviamo dunque a dividere in due le fasi storiche dell’armistizio dell’8 settembre: la prima, con lo sviluppo degli avvenimenti che precedettero la firma del 3 settembre; la seconda, con la storia di cosa accadde in Italia, e soprattutto a Roma, dal 3 al 10 settembre, fino alla resa cioè delle nostre divisioni intorno alla capitale.
Cassibile, di per sé, non rappresenta un luogo necessariamente abbinato ad un episodio tragico e luttuoso della nostra storia: è semplicemente un paese dove fu sottoscritto un importante accordo tra l’Italia e gli Alleati, in vista di una uscita concordata del nostro Paese dalla guerra. Come avremo modo di vedere più avanti, nonostante la confusione, i turbamenti e le incertezze dei rappresentanti civili e militari italiani, si arrivò a concordare un documento armistiziale che, sebbene improntato sul principio della “resa incondizionata” del nostro Paese (principio assolutamente non negoziabile per gli Alleati), ci offriva modalità (aiuti militari ben individuati) e prospettive (cobelligeranza e minor rigorosità nell’applicazione dell’accordo) tutt’altro che sfavorevoli; ipotesi poi quasi tutte vanificate invece dalla pessima e irresponsabile gestione dei giorni successivi.
Per questa serie di ragioni abbiamo concentrato la prima parte di questo nostro studio sulle trattative pre-armistiziali che offrono un’analisi dell’evento filtrata attraverso la storia dei ripetuti e complessi incontri intervenuti tra gli italiani e gli Alleati dal 1° agosto al 2 settembre 1943. Come giustamente sottolineato, a nostro avviso, da Aga Rossi (op. cit.). «La valutazione e l’interpretazione dei rapporti che precedettero la firma dell’armistizio tra le autorità italiane e gli angloamericani rappresentano una precondizione essenziale per arrivare a un giudizio storico sull’azione del Governo italiano al momento della resa».
Ci occuperemo poi, nella seconda parte, di come fu gestito l’armistizio e delle conseguenze della dissennata gestione dello stesso.
Tavola delle abbreviazioni
A D.R. A domanda risponde
C.A.M. Corpo d’Armata Motocorazzato
C.C.N.N. Camicie Nere
C. d’A. Corpo d’Armata
C.L.N. Comitato di Liberazione Nazionale
C.S. Comando Supremo
FF.AA. Forze Armate Italiane
G.U. Grandi Unità
OP 44 Ordine Pubblico 44 (la Nota Roatta)
O.S.S. Servizio Segreto Militare Americano (oggi C.I.A.)
P.A.I. Polizia Africa Italiana
R.E.C.O. Raggruppamento Esplorante Corazzato
R.E. Regio Esercito
S.I.M. Servizio Informazioni Militari
S.M. Stato Maggiore (in alcuni testi riportati ha il significato di Sua Maestà)
S.M.G. Stato Maggiore...




