E-Book, Italienisch, 352 Seiten
Reihe: Amazzoni
Pârvulescu / Mazzoni La vita comincia venerdì
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-6243-433-1
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 352 Seiten
Reihe: Amazzoni
ISBN: 978-88-6243-433-1
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Scrittrice e saggista, è docente alla facoltà di Lettere di Bucarest. Già redattrice della rivista 'România literar?' e responsabile editoriale per Humanitas, è autrice di saggi sulla vita quotidiana romena del XIX e XX secolo e di romanzi tradotti in più di 10 lingue. La vita comincia venerdì ha vinto nel 2013 il Premio dell'Unione Europea per la letteratura.
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sabato 20 dicembre
Agitazione
1
Grazie a Dio, questa mattina il mio fratellino era più allegro durante la passeggiata. Ha gioito allo scorgere Nicu, il fattorino, il cui chepì rosso si nota subito. Questo ragazzo ha l’argento vivo addosso. Jacques sarebbe saltato giù dalla carrozza, poverino, se avesse potuto. La nostra carrozza era in marcia, mentre quel monello era davanti all’ex monastero di Sarindar (mi duole ancora il cuore al pensiero che sia stato demolito, era la cattedrale di Bucarest, la gente dice che saremo perseguitati dalle disgrazie!). Sicché gli ha gridato col cavallo in corsa di passare da noi, il più presto possibile, anche se l’aveva già visto non più tardi di ieri sera. Non sono certa che Nicu l’abbia sentito né penso che verrà, ieri ho notato che era intimorito dal signor Costache. Io e Jacques usciamo un’ora ogni giorno, la mattina, per andare a vedere i gabbiani sul lungofiume – il suo divertimento principale – mentre papà legge “Universul”, il suo divertimento principale. Stamane ha avuto un sussulto quando ha trovato nella rubrica Cronache dalla Capitale una notizia sul nostro argomento di conversazione di ieri e soprattutto quando ha visto – povero papà! – di essere citato anche lui, ma solo all’interno di una breve parentesi. Quando siamo tornati, ci ha letto due volte la notizia e giunto a quella parentesi ha abbassato il tono della voce: “L’uomo arrestato ieri, trovato privo di sensi e semiassiderato nelle vicinanze del bosco di Baneasa (ai laghi), ha dichiarato di chiamarsi Dan I. Kretzu, di fare il giornalista e di non essere un delinquente. Non ha fornito alcuna spiegazione su quanto è accaduto e, nonostante gli sforzi della polizia, non si è riusciti a trovare una sola persona che confermasse la sua identità. Poiché il suo stato di salute destava preoccupazione, gli è stata accordata assistenza sanitaria. (Il dottor Leon Margulius – mi hanno storpiato il nome, razza di idioti! – ha avuto la gentilezza di visitarlo.) Sono in corso le indagini.” Io mi sono messa a ridere quando ho sentito che “fa il giornalista e non è un delinquente”. Credo che sia una precisazione più che opportuna, di questi giorni. Papà mi ha rimbrottato.
Con il diario inaugurato ieri, ho cominciato una nuova vita. La mia vita, quindi, comincia venerdì. Sono arrivata al xxv capitolo del libro, “in cui tutti i personaggi principali si apprestano a lasciare Brighton”. Quanto a noi, abitanti di Bucarest, tutti i personaggi principali sono arrivati in città, dove rimarranno almeno fino a Capodanno. Almeno così spero.
Il signor Costache monterà su tutte le furie: non è stato citato neppure tra parentesi nella notizia di ieri.
*
Sera, sul tardi. Ecco, mi sono messa di nuovo a scrivere invece di leggere. Quando Safta gli ha preso il cappello a cilindro, il signor Costache le ha dato un pizzicotto sul…, come fa a volte quando crede di non essere osservato. Solo dopo mi ha visto e mi ha lanciato una strana occhiata. Abbiamo cominciato a cenare un po’ in apprensione, perché il povero Jacques non si sentiva bene. Era triste anche perché Nicu non era venuto. Ho cercato di tirarlo su di morale e, essendo un bambino buono, ha finto che ci fossi riuscita. Non ha voluto sedersi con noi a tavola, è rimasto a letto e gli ho dato l’orologio a carillon con le statuine, da far girare quanto voleva. Gli piace il minuetto dolce e straziante sulla cui melodia la statuina-uomo e la statuina-donna si fanno la riverenza, si prendono per mano, girano su sé stesse, si separano e si danno la mano di nuovo. Jacques dice che è attratto da come finisce la danza, è come una fiaba. Dipende da quanti giri dà alla carica. Alle volte finisce bene, con i due che si fermano mano nella mano. Altre volte, sempre alla fine, le statuine di porcellana restano girate e guardano lontano. Jacques giura che cambiano espressione del viso, quando guardano lontano. Mamma mantiene a stento i nervi saldi, in momenti come questi, ma neppure papà dimostra di essere più valoroso, e pensare che è dottore e uomo. Per cui ci ha giovato l’arrivo del nostro poliziotto, con le notizie dalla città. Ci ha martellato la testa parlandoci del duello del povero Lahovary, con le accuse di omicidio volontario intentate da quelli dell’“Indépendance Roumaine”, e con le pressioni politiche, perché molti credono si tratti di un crimine ordito dai suoi ex amici, ora avversari, e, argomento ancor più piccante, del processo Bastaki, l’amante padre di famiglia, che la da lui sedotta signorina Gorjan, figlia del generale Gorjan, ha cercato di uccidere a rivoltellate. I giurati hanno avuto compassione di lei e l’hanno assolta, e poi in tribunale la gente ha gridato: “Abbasso Bastaki!” Ma mamma ha chiesto impaziente al nostro ospite com’è possibile che non sia stata ancora aperta la valigia dello straniero.
– Ma com’è possibile, cara signora Agata, – le ha ribattuto il signor Costache, facendo finta di essere sorpreso – che lei venga a conoscenza delle cose prima di me?
Sapeva fin troppo bene che la risposta riguardava la servitù, di cui sia le signore di Bucarest sia la polizia si servono come una specie di giornale del mattino, del pomeriggio e della sera. Ha riconosciuto in effetti che non era riuscito ad aprire la valigia o cassaforte o quel che era. Era stato un suo errore. Invece di ordinare che venisse forzata subito con un’ascia, per timore che si rovinasse quel che conteneva, chissà quali oggetti di valore c’erano, prima hanno cercato in tutti in modi di aprirla, poi si sono rivolti a un ladruncolo che si trovava sotto custodia alla polizia, Fane Inelaru. E, come per magia, ora la valigia è svanita!
Lo sconosciuto è stato agli arresti insieme a Fane, per un’ora, ieri, a mezzogiorno, ma si dice che non abbia proferito una sola parola, se non un paio di volte per lamentarsi del freddo.
– Che hai, Jean, ti è morto il gatto? – gli ha chiesto Inelaru.
Mi ha fatto ridere che Fane chiamasse tutti Jean, “per non complicarsi la vita”, come dice il signor Costache. Fane è certo che si tratta di qualche truffatore internazionale, dice di riconoscere dalla faccia tutti i ladri di Bucarest e dintorni, e da come “lavorano” i restanti del paese. Più o meno è quello che penso pure io, deve essere qualche chevalier d’industrie ricercato dai commissariati di polizia di tutto il mondo. Tuttavia sento, senza sapere spiegarmi come e perché, che di mezzo ci sia molto altro, qualcosa di misterioso, che ti fa battere il cuore più forte. Sono proprio curiosa, è come in Vanity Fair. Nella lampada sta per esaurirsi il cherosene, è meglio se vado a letto.
2
Due sono le cose nella vita che non annoiano mai: ammirare i fiocchi, quando nevica, e il fuoco nel camino. All’alba di sabato, il signor Costache le poteva fare entrambe. La neve aveva incominciato a fioccare e lui si era messo a guardare per un po’ dalla finestra, verso viale della Vittoria. Ora contemplava il fuoco. Aveva finito il suo caffè alla turca, corretto con cognac francese, per farsi passare l’arrabbiatura cagionata dalla scomparsa della valigia, aveva dato una sbirciata all’annuncio su “Universul” che, aveva notato senza sorprendersi, era stato piazzato fra due réclame insulse. Di quale considerazione godeva mai la polizia se le sue richieste venivano poste di fianco alla pubblicità di una pasticceria, neppure fra le più rinomate, come quella del vecchio Fialkowski, bensì di una che oggi c’è e domani non più? Poi si era imbattuto nella notizia dell’individuo rinvenuto nel bosco: “L’uomo arrestato ieri, trovato privo di sensi e semiassiderato nelle vicinanze del bosco di Baneasa (ai laghi), ha dichiarato di chiamarsi Dan I. Kretzu, di fare il giornalista e di non essere un…” e aveva constatato due cose: primo, che il nome era stato scritto con “K” e “tz”, per quanto l’uomo si fosse firmato, di suo pugno, nel verbale, usando le più che normali “C” e “t”; secondo, che lui, Costache Boerescu, era stato omesso dalla notizia. Ma erano quisquilie. Guardò ancora un po’ il camino e il balletto delle lingue di fuoco che gli infondevano tranquillità, poi si avvicinò di nuovo alla finestra. Così come non esiste un fiocco di neve uguale a un altro, allo stesso modo non ci possono essere, si augurava Costache, impronte digitali uguali ad altre. Purtroppo non era ancora stato dimostrato che l’uomo nel corso della vita non poteva cambiare la forma del disegno sui polpastrelli delle dita, ma Costache era quasi sicuro che in pochi anni lo si sarebbe potuto dimostrare scientificamente. Il suo superiore lo contraddiceva con arroganza e gli faceva l’esempio degli alberi che, una volta segati, presentano anch’essi le proprie impronte. Se però si raffrontano gli anelli di un albero giovane con quelli di uno vecchio, si osserva che nel vecchio la distanza tra gli anelli è maggiore, aumenta cioè col passare degli anni, e i segni causati da incidenti e da anni buoni o cattivi ne hanno alterato il contorno. Ciò deve verificarsi tale e quale anche nell’uomo, asseriva il prefetto di polizia.
Costache non si intendeva affatto con il suo superiore, anche se riconosceva che era un uomo intelligente. Il 22 novembre si compiva un anno dal giorno in cui si era insediato qui, pieno di complessi e superbia. Suo fratello, Ion, prefetto a Bacau, era stato coinvolto in uno scandalo con l’accusa di aver torturato un detenuto; come capro espiatorio fu usato un povero poliziotto, e lui ne uscì pulito. Costache rimpiangeva ancora il colonnello Misu Capsa, che...




