Parca | Le italiane si confessano | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 321 Seiten

Parca Le italiane si confessano


1. Auflage 2023
ISBN: 979-12-5480-049-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 321 Seiten

ISBN: 979-12-5480-049-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



'Una società fatta dagli uomini e per gli uomini, in cui la donna è soltanto un ospite', scrive lapidaria Gabriella Parca alla pubblicazione, a fine anni Cinquanta, di Le italiane si confessano. E l'Italia di quegli anni è proprio così, un mondo fondato su inscalfibili, 'naturali' pregiudizi maschilisti. Per questo il libro fa scandalo, e continuerà a farlo per almeno altri due decenni. Lascia infatti parlare le donne, che si raccontano in oltre trecento lettere inviate alla 'piccola posta' di due settimanali femminili, lettere mai pubblicate perché ritenute troppo problematiche, troppo scabrose. Attraverso l'abilissimo montaggio operato da Parca, conosciamo le storie, le ansie e le incertezze di giovani infatuate dell'uomo sbagliato, o che scoprono il sesso per la prima volta, coltivano ambizioni di carriera, devono sottostare ai rigidi dettami della famiglia. Queste testimonianze dirette compongono un ritratto vivissimo e desolante dei rapporti tra i sessi, del privilegio maschile, della quotidiana lotta della donna, 'maggioranza oppressa', per trovare un posto all'interno di una società che la considera sempre dopo, dietro, sotto l'uomo. A distanza di anni, con un'appassionata prefazione di Chiara Tagliaferri, torna finalmente in libreria un classico del femminismo italiano.

Parca Le italiane si confessano jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


Prefazione


di Chiara Tagliaferri

Non ho mai scritto una lettera a nessun giornale. Non ho mai chiamato una radio per richiedere una canzone d’amore da dedicare a qualcuno. Vergogna, credo. In realtà covavo domande e sospiri, ma non avevo il coraggio di dichiararli. Però le lettere le leggevo eccome. Verso la fine degli anni ’80, il mio giornale di riferimento era : la copertina adesiva, i gadget nel cellophane (braccialetti di plastica con cuoricini, gomme profumate), il posterone centrale e, più di tutto, “La posta del cuore”.

Di cuore ce n’era, per carità, ma quelle lettere erano fiumi segreti che esondavano le irrequietezze di chi, come me, annaspava in acque limacciose e dolci allo stesso tempo. Il sesso era misterioso, dai confini incerti e, soprattutto, dalle conseguenze imperscrutabili.

“Caro , se il mio ragazzo mi tiene per mano sulla strada di scuola posso restare incinta?”, oppure: “È vero che se il ciclo arriva dopo i quattordici anni non si possono avere figli?”, e ancora: “Per far crescere il seno bisogna mangiare molti funghi?”

, pensavo, ed ero felice quando mia madre preparava il risotto ai funghi.

Alla fine i funghi non hanno sortito alcun effetto ma, in un mondo in cui nessuno parlava di sesso alle ragazze, era il nostro oracolo: noi chiedevamo, lui rispondeva.

Ogni tanto, però, c’erano lettere che mi facevano sentire scomoda: una ragazza scriveva preoccupata di essere incinta perché aveva fatto il bagno nella vasca utilizzando la stessa acqua dove prima si era lavato il fratello, o forse il padre (ricordo bene i bagni della domenica, l’acqua calda da non sprecare, la stessa per tutta la famiglia). Mentre leggevo ho sentito una scossa che mi partiva dalla spina dorsale per conficcarsi nell’inguine, e mi è venuto da sistemarmi il vestito che indossavo lisciando il tessuto per accertarmi che ogni cosa, lì sotto, fosse in ordine e pulita: le calze e soprattutto le mutandine.

A le mie coetanee dicevano tutto esattamente come, molti anni prima, altre ragazze hanno raccontato alla “piccola posta” delle riviste – nate verso la metà degli anni ’40 – quello che non potevano dire ad amiche o padri confessori.

Con la guerra finalmente alle spalle, recuperata la possibilità del tempo come un concetto declinabile al futuro, tornano anche i sogni, e l’amore – disegnato a fumetti sulle riviste – si compra in edicola a un prezzo ragionevole.

, che anticipa il fotoromanzo, esce nel giugno del ’46 e fulmina in un istante la tiratura iniziale di centomila copie. Il settimanale è un mix azzeccato tra il fumetto e il romanzo popolare, con una strizzata d’occhio al feuilleton francese e sempre moltissime disgrazie sentimentali che fanno sentire tutte meno sole. Gli amori disegnati si moltiplicano su ogni rivista: quei fumetti sdolcinati – declassati dagli intellettuali a “letture per cameriere” – fanno vendere milioni di copie. Accade spesso che le menti più illuminate siano anche le più sorde ai cambiamenti: i raffinati pensatori non si rendono conto che le operaie, le casalinghe, le domestiche, le studentesse e le contadine che acquistano i periodici a fumetti stanno in realtà comprando ben altro che romanticheria a buon mercato. Molte di loro imparano a leggere proprio grazie a quelle vignette, ingoiando sillabe d’amore che poi restituiscono – gonfiate di tormenti che trasportano molta violenza e pochissima tenerezza – in lettere che inviano alla “Piccola posta” delle stesse riviste. Qualcuno finalmente le ascolta: è lì per loro.

Le risposte alle missive si somigliano tutte: il loro compito è quello di perimetrare ogni trasgressione e redarguire una spregiudicatezza che creerebbe un sacco di scocciature al marito abbandonato. E poi, cosa può mai fare una donna sola, una volta libera? Dunque viene principalmente dispensata una blanda consolazione: meglio rassegnarsi al fatto che le vite delle donne siano banalmente simili nella loro infelicità.

Ma se le storie disegnate narrano di creature docili e desiderabili, graziate dal sogno del matrimonio o maledette dalla malasorte di non ottenerlo, quello che le italiane scrivono suona invece tempesta. Le donne sono cambiate, gli anni del conflitto le hanno cambiate. Come racconterà Teresa Mattei: “In guerra avevamo guidato treni, fatto le postine, finita la guerra ci hanno rimandato a casa, e la parità era rimasta incompiuta”. Adesso, da quelle case, i loro stomaci friggono in disperazioni private mentre gli arrosti cuociono nel forno, cullati da invettive e maledizioni. Le più fortunate pensano alle parole di Nora, la sposa bambina raccontata da Ibsen in : “La nostra casa non è mai stata altro che una stanza da gioco. Qui sono stata la tua moglie-bambola, come ero stata la figlia-bambola di mio padre. E i bambini sono stati le bambole mie”. Ma la maggioranza delle italiane vive in case in cui la subalternità non assomiglia a una stanza da gioco, e le urla mischiate alle botte escono da quelle mura arrampicandosi sulla carta, diventando parole e voci che precipitano come slavina.

Gabriella Parca, giornalista e scrittrice, sceglie trecento tra le ottomila lettere arrivate alla “piccola posta” di due settimanali con cui collabora, e le raccoglie in un libro: , pubblicato nel 1959.

Sono le lettere scartate dai direttori delle riviste perché – spiegherà Parca stessa – ritenute troppo audaci, troppo forti. Vengono preferite missive che parlano di problemi piccoli, condite da storie d’amore all’acqua di rose: in un paese in cui esiste ancora il “delitto d’onore”, nessuno vuole pubblicare le parole di ragazze che progettano l’assassinio del fidanzato che le ha lasciate dopo aver ottenuto la loro verginità.

Il primo editore a cui Gabriella Parca aveva proposto il libro lo ha rifiutato perché non era interessato a pubblicare “le lettere delle serve”. Le aveva chiesto di scriverne uno lei, con carteggi inventati, ma Parca non voleva inventare proprio niente: avrebbe significato tagliare ancora una volta la lingua a quelle voci già censurate dai settimanali.

Così, ecco il resoconto del matrimonio di una donna di ventisei anni: “Dopo un amore, come dire, burrascoso, mi sono sposata con l’uomo che amavo, ma dal primo giorno di vita insieme, lui si rivelò di carattere un po’ difficile, proibendomi di affacciarmi, di parlare con alcuno […]. Niente, carcerata dentro come una colpevole! Io credendo che fosse gelosia, lo assecondavo credendomi amata. Dopo tre mesi di questa vita, cominciò a torturarmi dicendo che ero una buona a nulla, che non sapevo fare niente, neanche i bambini. Io, amandolo disperatamente, sopportavo tutte queste umiliazioni in silenzio per non far parlare la gente, e allora cominciò a menar le mani, a rendermi una cosa inutile e tutta dolori”. Una ragazza di sedici anni, che non ha nessuna intenzione di diventare “una cosa inutile e tutta dolori”, è pronta a farsi giustizia da sé, scrivendo: “Ma giuro che sono decisa a tutto se mi abbandona, anche ad ucciderlo. E dopo ucciderò anche me”.

Squarciando il silenzio in cui sono stati relegati per secoli, questi corpi in rivolta si accavallano come onde e parlano pubblicamente della loro guerra segreta, fatta di cene scagliate fuori dal balcone, letti ribaltati, violenze domestiche e incesti.

Quando esce nelle librerie sembra un libro dormiente, rimane per qualche tempo sugli scaffali poco guardato e ancor meno sfogliato. Ma basta una miccia, un articolo su ad accendere il fuoco, con un domino di polemiche miste a indignazione: dicono che Parca ha svergognato le donne italiane, e che è una “maniaca sessuale”.

Risultare una maniaca sessuale è piuttosto facile: fino al 13 maggio del 1978 – quando viene approvata la Legge Basaglia – è un attimo per le donne che, a detta dei parenti, esibiscono un “comportamento inadeguato e abnorme”, finire in manicomio. Quello che per un uomo è considerato un sano desiderio, si trasforma in anomalia da reprimere e punire in una donna (incapace di governare le proprie pulsioni), che appare pericolosa, o malata, anche quando parla apertamente di sesso.

E le trecento italiane che si confessano parlano tantissimo di sesso, di figli non riconosciuti e fidanzati che sono “la mia dannazione, il mio unico bene, la mia rovina”.

I dubbi sono simili a quelli che leggevo su trent’anni dopo: “Vorrei sapere da te se ”, perché il mondo senza le risposte di Google viaggiava lento e confuso, e ti portava a domandare anche la risoluzione di enigmi misteriosi come: “I miei capelli crescono molto poco e così mi rivolgo a lei, come posso fare ”.

Ma il furore, è identico: “Certe volte senza nessuna ragione sento in me […] una rabbia incontenibile contro tutto e contro tutti, […] tutto ciò che mi circonda ha per me note di noia e d’indifferenza;...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.