Page | Natale nella vecchia Virginia | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 121 Seiten

Reihe: Experience Light

Page Natale nella vecchia Virginia


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-183-4
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

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Reihe: Experience Light

ISBN: 979-12-5649-183-4
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
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Thomas Nelson Page - autore finora inedito in Italia - scrisse molti racconti e romanzi ambientati nelle piantagioni di Virginia Tidewater prima della Guerra civile. Convinto che i vittoriosi Nordisti avessero dato una rappresentazione distorta della storia e della gente del Sud, con la sua opera mira a restituire dignità e verosimiglianza storica alla cultura del Vecchio Sud, contribuendo alla creazione dell'immagine della 'Lost Cause' (la Causa Persa) della Guerra civile, esaltando le virtù della coraggiosa lotta degli eroi del Sud nonostante l'inevitabile rovina. Questa l'ispirazione per alcuni dei suoi racconti natalizi, in cui si parla dell'importanza dei propri luoghi d'origine. Atmosfere e scene della 'Ole Virginia' (la Vecchia Virginia), intrise di un'intensa nostalgia.

Thomas Nelson Page (1853-1922) Nato a Hanover, in Virginia, lo scrittore Thomas Nelson Page fu anche un importante diplomatico e avvocato statunitense. Servì come ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Italia dal 1913 al 1919. Con i suoi testi Page rese popolare il cosiddetto 'genere delle piantagioni'. Tra le sue opere più importanti ricordiamo The Burial of the Guns (1894) e In Ole Virginia (1887).
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Introduzione


di Livio Crescenzi e Ursula Miotto

Thomas Nelson Page, ovvero il simbolo incarnato, si potrebbe dire, della Lost Cause, la causa persa, secondo l’icastica definizione attribuita per la prima volta alla sconfitta confederata nella Guerra civile (1862-1865) dallo storico Edward Pollard nel 1866, e in cui è riassunta un’idea romantica dell’intera guerra, delle sue origini e delle sue drammatiche conseguenze. Per decenni, dopo la fine del conflitto, la gente del Sud credette, infatti, che la Confederazione fosse in realtà già condannata fin dall’inizio nella sua lotta contro la forza superiore e la potenza industriale dell’Unione, ma che, a dispetto di tale destino, i propri eserciti combatterono in modo eroico, contro ogni previsione, per la causa dei diritti degli Stati del Sud.

E nel celebrare la sconfitta, la gente del Sud esaltò alcuni uomini che rappresentavano gli ideali di onore e nobiltà confederati. Tra le testimonianze durature del loro eroismo ci sono i libri che non solo descrivono nei dettagli le loro vite e raccontano le loro gesta, ma esibiscono anche copertine che mostrano con orgoglio i volti di queste icone, come, per esempio, i libri di Thomas Nelson Page, Lost Cause, per l’appunto, che scrive soprattutto e in modo più efficace del suo Sud prima della Guerra civile.

Nato prima dello scoppio del conflitto, nelle sue pagine lo scrittore ricorda l’infanzia e la giovinezza trascorse in una piantagione schiavista della Virginia Tidewater.1 Discendente di generali, governatori e addirittura di un firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza (1776), Page era arrivato a credere che il vero Sud fosse popolato da nobili gentiluomini, caste signore e servi devoti. Abituato alla superiorità aristocratica rispetto ai neri e ai bianchi non elitari, riteneva inoltre che i Nordisti avessero presentato una visione distorta della storia e della gente del Sud, cioè della sua stessa classe di uomini. Attraverso un’impressionante bibliografia fatta di racconti, poesie, romanzi e saggi, Page cercò in tutti i modi di correggere quest’immagine offuscata, e le sue idealizzazioni sentimentali della cultura delle piantagioni del Vecchio Sud contribuirono allo sviluppo del mito ‘del chiaro di luna e delle magnolie’ che altri scrittori di fine secolo avrebbero perpetuato e che autori successivi, come la scrittrice Ellen Glasgow (1873-1945), avrebbero cercato di sfatare per decenni.2

Thomas Nelson Page nacque, dunque, nel 1853 a Oakland, in Virginia, o meglio in Ole Virginia, nella piantagione di famiglia nella contea di Hanover. I suoi genitori, entrambi discendenti della vecchia aristocrazia del Sud, rimasero economicamente rovinati dagli esiti della Guerra civile, ma ciononostante, Page ricevette un’ottima educazione classica presso il Washington and Lee College (Lexington, Virginia) dal 1869 al 1872, anche se le ristrettezze economiche, (come accade al protagonista maschile del racconto Polly, un ricordo di Natale, qui a p. 95), lo costrinsero ad abbandonare gli studi prima di conseguire la laurea. In seguito, nel 1874, divenne comunque avvocato, professione che svolse fino al 1893, quando i successi letterari gli permisero di lasciare il suo studio legale di Richmond per dedicarsi interamente alla scrittura.

Trasferitosi a quel punto a Washington, Page divenne presto parte integrante dell’alta società della capitale americana. Gran viaggiatore soprattutto in Europa (Parigi, Londra, Roma e in Riviera), e attivo nella campagna presidenziale di Woodrow Wilson del 1912, Page fu nominato ambasciatore in Italia nel 1913, carica che mantenne per sei anni. Morì nel 1922 a Oakland.

Page aveva solo undici anni al termine della Guerra civile. Eppure, aveva idee chiare e ben definite sulla storia della regione e sul conflitto con il Nord. Credeva che l’eredità cavalleresca della Virginia fosse infinitamente superiore all’eredità puritana e industriale del New England, fatta di bigottismo religioso e intolleranza sociale, e considerava gli abolizionisti del Nord come i grandi nemici, che avevano interferito con l’esistenza tranquilla e pacifica del Sud.

Sebbene principalmente noto come scrittore di racconti, Page pubblicò anche romanzi, saggi, storie per bambini, testi di critica letteraria e poesia. E infatti la sua prima pubblicazione, Uncle Gabe’s White Folks (1877), fu proprio una poesia, per giunta scritta in dialetto, pubblicata su Scribner’s Monthly. Ma solo sette anni dopo, con la comparsa di Marse Chan. A Tale of Ole Virginia, Meh Lady. A Story of the War e Unc’ Edinburg’s Drowndin’. A Plantation Echo (tutti e tre del 1886) divenne assai famoso come efficace ritrattista del Vecchio Sud e strenuo difensore della vita nelle piantagioni. Vita in realtà idealizzata come una sorta di mondo mitico abitato da gentiluomini cavallereschi e impeccabili bellezze del Sud, secondo un sistema caratterizzato da relazioni razziali armoniose e lealtà costante tra gli schiavi neri e i loro padroni. Page rievoca con nostalgia i giorni di gloria del Sud prebellico, sperando di rivendicare la bellezza pastorale di questo Eden incontaminato, tanto che da adulto aveva ancora scolpito il ricordo orgoglioso del padre in partenza a cavallo con indosso un elegante uniforme e un ampio mantello per andare a difendere la Confederazione. E, cosa più importante, negli anni successivi avrebbe ricordato il ritorno a casa del padre anche meglio della sua eroica partenza. Ciò che era più vivido nella sua memoria era l’immagine della mano che il padre accorato si passa sul viso e il lamento: «Non mi sarei mai aspettato di tornare a casa in questo modo».3 All’epoca lo scrittore è solo un ragazzino di dodici anni, ma da questi ricordi scolpiti nella sua memoria, dalla sua sensazione di traumatica discontinuità nei ricordi della vita prima e dopo la Guerra civile, Page avrebbe modellato per il Sud una versione definitiva del sogno di un’Arcadia, condizionato dall’educazione di due genitori conservatori che gli avevano insegnato a rispettare il vecchio e a diffidare con sospetto del nuovo.

Il resoconto romanzato di Page e delle sue avventure giovanili durante la Guerra civile, com’è riportato nel racconto Un Santa Claus catturato (qui a p. 45) e in modo più esteso nel breve romanzo Two Little Confederates (che ebbe un enorme successo), offre uno scorcio seducente dell’atmosfera che avrebbe plasmato le sue successive preoccupazioni come scrittore. La storia racconta le gesta di due ragazzini che, come lo scrittore e suo fratello minore Roseswell, vissero durante la Guerra civile in una piantagione di Tidewater. Dalle attività idilliache della pesca, della caccia agli opossum e agli scoiattoli, le energie dei ragazzi durante la guerra vengono rivolte alla ricerca di disertori, all’occultamento dei ricordi di famiglia e degli ufficiali confederati agli yankee e, infine, all’aiuto della madre in materia di pura sopravvivenza quotidiana mentre le scorte di cibo diminuiscono e la sconfitta della gloriosa Confederazione diventa inevitabile.

In questa nostalgica rivisitazione degli anni del conflitto, che cambiarono così drasticamente la sua esistenza, Page mostra l’accettazione romantica della guerra da parte dei due piccoli alleati come una sorta di grande gioco che offre avventura e fama. Tuttavia, gli effetti della sconfitta non vengono ignorati. Come abbiamo già detto, l’autore ricorda ancora benissimo il ritorno del padre dal servizio dopo la caduta di Richmond:

Sembrava un funerale. I ragazzi erano vicino ai gradini e la loro madre stava sulla veranda con la fronte appoggiata a un pilastro… Era un funerale: la Confederazione era morta.

Il gesto finale del padre dei due ragazzini nel romanzo merita d’essere qui ricordato. L’uomo si rivolge all’ultimo schiavo rimastogli, il servitore Ralph, gli dà il suo ultimo dollaro e gli dice che è libero e:

Ralph rimase dov’era per alcuni minuti senza muovere un muscolo. Sbatté le palpebre meccanicamente. Poi guardò la porta e le finestre tutt’intorno a lui. All’improvviso sembrò tornare in sé. Voltandosi lentamente, uscì con aria solenne dal cortile.4

D’altra parte, chi poteva cogliere meglio di Page l’impatto della distruzione del vecchio mondo e del violento avvento del nuovo? La sua immaginazione era intrisa di esperienze che aveva vissuto personalmente o aveva sentito raccontare da vecchi soldati e vecchi schiavi. La guerra e le sue conseguenze enfatizzarono, quindi, per Page i valori del vecchio mondo proprio nel momento in cui stavano scomparendo, lasciandogli la sensazione che il regime travolto dalla guerra avesse una tragica grandezza e i suoi ricordi d’infanzia un’importanza speciale che avrebbe dovuto essere tramandata ai posteri.

Il primo libro, In Ole Virginia, fu il suo vero capolavoro, un risultato mai eguagliato dalle opere successive, e tanto meno dai romanzi, anche se continuarono a conquistargli un pubblico vasto e alquanto fedele.

I tre aspetti del mondo prebellico che Page trasformò in elementi fondamentali della sua Arcadia erano dunque il luogo stesso della piantagione con la grande casa al centro; l’immagine del gentiluomo meridionale, che «he knew the Past and lived in it; the Present he did not...



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