E-Book, Italienisch, 137 Seiten
Nodier Racconti fantastici
1. Auflage 2024
ISBN: 979-12-5593-054-9
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Con un discorso intorno al fantastico in letteratura
E-Book, Italienisch, 137 Seiten
ISBN: 979-12-5593-054-9
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Charles Nodier fu uno scrittore ed accademico francese che ebbe una notevole importanza per la nascita del Romantico. Nel saggio Il fantastico in letteratura, pubblicato nella Revue de Paris nel 1830, Nodier traccia una storia della narrativa fantastica, genere letterario scarsamente considerato all'epoca, cercando di mostrarne la genesi e l'evoluzione da Esiodo, Apuleio, Luciano a Dante, Perrault...e il ruolo fondamentale di questo genere in tutte le epoche. Se indaghiamo in qual modo l'immaginazione umana dovette procedere nella scelta de' suoi primi godimenti, si giungerà naturalmente a credere che la letteratura primitiva, estetica per necessita più che per elezione, per lungo tempo si racchiuse nella espressione ingenua delle impressioni. Un po' più tardi raffrontò le impressioni tra loro o si dilettò nello sviluppare le descrizioni, nel raccogliere i tratti caratteristici delle cose, nel supplire alla frase colle figure. Tal è l'obbietto della poesia primitiva; e quando questa sorta di impressioni fu modificata o quasi logora pel lungo uso, il pensiero si elevò dal noto all'ignoto. Il saggio è seguito dai racconti: Tesoro delle fave e fiore de' piselli Il sogno d'oro Smarra o il demonio della notte Il genio buonuomo
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DEL FANTASTICO IN LETTERATURA
Se indaghiamo in qual modo l’immaginazione umana dovette procedere nella scelta de’ suoi primi godimenti, si giungerà naturalmente a credere che la letteratura primitiva, estetica per necessita più che per elezione, per lungo tempo si racchiuse nella espressione ingenua delle impressioni. Un po’ più tardi raffrontò le impressioni tra loro o si dilettò nello sviluppare le descrizioni, nel raccogliere i tratti caratteristici delle cose, nel supplire alla frase colle figure. Tal è l’obbietto della poesia primitiva; e quando questa sorta di impressioni fu modificata o quasi logora pel lungo uso, il pensiero si elevò dal noto all’ignoto. La letteratura investigò profondamente le leggi occulte della società, studiò le molle segrete dell’organismo universale, ascoltò nel silenzio delle notti l’armonia meravigliosa delle sfere, creò le scienze contemplative e le religioni. Questo ministero imponente fu l’inizio del poeta nella grand’opera della legislazione. Egli si trovò, per questa potenza rivelatasi in lui, magistrato e pontefice, e si istituì un santuario inviolabile, da cui non comunicò colla terra che mediante istruzioni solenni dal fondo del roveto ardente, dalla cima del Sinai, dall’alto dell’Olimpo o del Parnaso, dalle profondità dell’antro della Sibilla, attraverso l’ombra delle profetiche quercie di Dodona o dei boschetti di Egeria. La letteratura puramente umana si trovò ridotta alle cose più comuni della vita positiva, senza però aver perduto l’elemento ispiratore che la divinizzò nella prima età. Ma, siccome le sue creazioni essenziali erano fatte, e il genere umano le aveva già accettate in nome della verità, così essa si smarrì di proposito in una regione ideale, meno imponente, ma non meno ricca di seduzioni, in una parola essa inventò la menzogna. Fu questa una splendida e incommensurabile carriera, in cui abbandonata a tutte le illusioni d’una credulità docile, perché volontaria, ai prestigi ardenti dell’entusiasmo tanto naturale ai popoli giovani, alle allucinazioni appassionate di sentimenti che l’esperienza non ha ancora sfatati, alle percezioni vaghe de’ terrori notturni, della febbre e dei sogni, alle visioni mistiche d’uno spiritualismo devoto fino all’abnegazione e ardente fino al fanatismo, essa allarga rapidamente il suo dominio con immense e meravigliose scoperte, ben più sorprendenti e ben più molteplici di quelle fornitele dal mondo plastico. Presto tutte queste fantasie presero corpo, tutti questi corpi fittizi, carattere spiccato e speciale, tutti questi caratteri, un’armonia; e il mondo intermediario fu trovato. Di queste tre operazioni successive, quella dell’intelligenza inesplicabile, che aveva fondato il mondo materiale, quella del genio, divinamente ispirato che aveva indovinato il mondo spirituale, quella dell’immaginazione che aveva creato il mondo fantastico, si compose il vasto impero del pensiero umano.
E le lingue han conservato fedelmente le traccie di questa generazione progressiva. Il punto culminante del suo gran volo si perde nel seno di Dio, che è la scienza sublime. Noi chiamiamo ancora superstizioni o scienza delle cose sublimi, queste conquiste secondarie dello studio su cui s’appoggia in tutte le religioni la scienza di Dio stesso e il nome della quale indica ne’ suoi elementi che esse sono anche al disopra delle intelligenze volgari. L’uomo puramente speculativo è all’ultimo grado; ed è al secondo, cioè alla regione mediana del fantastico e dell’ideale, che bisognerebbe collocare il poeta in una classificazione esatta del genere umano.
Ho detto che la scienza stessa di Dio s’era appoggiata al mondo fantastico o soprastante; ed è questa una di quelle cose che quasi non abbisognano spiegazioni. Qui io non considero che i prestiti fatti da essa all’invenzione fantastica presso tutte le nazioni; ed i limiti angusti che mi son prescritti non mi permettono di moltiplicare gli esempi che d’altronde si presentano facilmente a tutti gli intelletti. Chi non ricorda in primo luogo gli amori così misteriosi degli angeli, appena menzionati nella Scrittura, colle figlie degli uomini, l’evocazione dell’ombra di Samuele fatta dalla vecchia pitonessa di Endor, quest’altra visione senza forma e senza nome che si manifestava appena come un vapore confuso, e la cui voce assomigliava a un piccolo soffio; questa mano gigantesca e minacciante, che scrisse una profezia di morte in mezzo ai festini sulle pareti del palazzo di Baldassare e sopratutto la incomparabile epopea dell’Apocalisse, concezione grave, terribile, opprimente per l’anima come il suo soggetto, quale ultima sentenza delle razze umane, gettata sotto gli occhi delle giovini Chiese da un genio di previsione che sembra aver anticipato su tutti i secoli avvenire, ed essersi ispirato nell’esperienza dell’eternità!
Il fantastico religioso, se così è permesso esprimerci, fu necessariamente solenne e cupo, perché non doveva agire sulla vita positiva che mediante impressioni severe. La fantasia puramente poetica si rivestì al contrario di tutte le grazie dell’immaginazione; perocché essa non ebbe altro oggetto che di rappresentare sotto una luce iperbolica tutte le seduzioni del mondo positivo. Madre dei genii e delle fate, seppe ella stessa prestar alle fate gli attributi della loro potenza e i miracoli della loro bacchetta. Sotto il suo prisma prodigioso la terra non sembrò aprirsi che per iscoprire dei rubini dai riflessi ondeggianti, dei zaffiri più puri dell’azzurro del cielo: il mare non gettò sulla terra che corallo, ambra, perle; tutti i fiori divennero rose nel giardino di Sadi, tutte le vergini delle Uri nel paradiso di Maometto. È così che nacquero nei paesi più favoriti dalla natura, que’ racconti orientali, risplendente galleria de’ prodigi più rari della creazione e dei sogni più deliziosi del pensiero, tesoro inesauribile di gioielli e di profumi che affascina i sensi e divinizza la vita. L’uomo che ancor cerca invano un compenso passaggero alla noia amara della sua realtà non ha probabilmente letto per anco le Mille ed una notti.
Dall’India, questa Musa capricciosa, dalla ridente acconciatura, dai veli imbalsamati, dai canti magici, dalle abbaglianti apparizioni, fermò il suo primo volo sulla Grecia nascente. La prima età della poesia finiva colle sue invenzioni mistiche. Il cielo mitologico era popolato da Orfeo, da Lino, da Esiodo. L’Iliade aveva completato questa catena meravigliosa del mondo sublime rattaccando al suo ultimo anello gli eroi e i semidei in una storia fino allora senza modelli, nella quale l’Olimpo comunicava per la prima volta colla terra mediante sentimenti, passioni, alleanze e battaglie. L’Odissea, seconda parte di questa grande bilogia poetica, e non mi occorrono molto prove per crederla concepita dal genio senza rivale che aveva concepito la prima, ci mostrò l’uomo in relazione col mondo immaginario e il mondo positivo nei viaggi avventurosi e fantastici di Ulisse. Là tutto risente del sistema inventivo degli Orientali; tutto manifesta l’esuberanza di quel principio creatore che aveva prodotto le teogonie e che spargeva abbondantemente il superfluo della sua poligenesi feconda sul vasto campo della poesia, come l’abile scultore che, dai resti d’argilla con cui ha formata la statua di un Giove o d’un Apollo, si diverte a plasmare sotto le dita le forme bizzarre ma ingenue e caratteristiche del grottesco, e che improvvisa sotto i tratti deformi di Polifemo la caricatura classica di Ercole, Qual prosopopea più naturale e insieme più ardita della storia di Cariddi e Scilla?
Non è così che gli antichi navigatori hanno dovuto rappresentarsi questi due mostri del mare e lo spaventoso tributo che questi imposero alla nave inesperta che osa tentare i loro scogli, e il latrare dei marosi che urlano balzando tra le loro roccie?
Se non avete ancora udito parlare delle melodie insidiose della sirena, degli incanti più seducenti di una strega amorosa che v’incatena con ghirlande di fiori, della metamorfosi del temerario curioso che in un’isola ignota ai viaggiatori si trova a un tratto preso dalle forme e dagli istinti d’una bestia selvaggia, domandatene notizie al popolo o ad Omero. La discesa del re di Itaca agli Inferni ricorda sotto proporzioni gigantesche ed ammirabilmente idealizzate i lamia e i vampiri delle favole levantine che la critica sapiente dei moderni rimprovera alla nostra scuola nuova; tanto i pietosi settari dell’antichità omerica, ai quali presso di noi son così risibilmente date in guardia le buone dottrine, sono lontani dal comprendere Omero, o mal si sovvengono d’averlo letto!
Il fantastico chiede al vero una verginità d’immaginazione e di credenze che manca alle letterature secondarie e che in esse non si riproducono che per mezzo di quelle rivoluzioni, il cui passaggio tutto rinnovella! ma allora e quando le religioni stesse scosse fin dalle fondamenta non parlano più all’immaginazione, o non le portano che nozioni confuse, rese oscure sempre più da uno scetticismo inquieto, è ben d’uopo che la facoltà di produrre il meraviglioso di cui la natura l’ha dotata, si eserciti in un genere di creazione più volgare o meglio appropriato ai bisogni di una intelligenza materializzata. L’apparizione delle favole incomincia dal momento in cui finisce l’impero di queste verità reali o convenzionali che infondono un resto di vita al logoro congegno della civiltà. Ecco ciò che ha reso da qualche anno il fantastico tanto popolare in Europa e ne fa la sola letteratura essenziale dell’età di decadenza o di transizione cui siamo pervenuti. E in ciò dobbiamo anche riconoscere un beneficio spontaneo della...




