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E-Book, Italienisch, 384 Seiten

Means Hystopia


1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-7521-894-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 384 Seiten

ISBN: 978-88-7521-894-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Siamo in una versione alternativa e distopica degli anni Settanta: John F. Kennedy non è stato assassinato ed è anzi sopravvissuto a diversi attentati fino a giungere a un terzo mandato, lo stato del Michigan è occupato da bande di motociclisti psicotici, la guerra del Vietnam non è mai finita e si trascina a oltranza, spogliata di ogni scopo e di tutti i significati geopolitici. Per contenere i disordini causati dal surplus di reduci traumatizzati, un'agenzia governativa ha sviluppato una tecnica che consente ai veterani di relegare i ricordi più orribili in un angolo inaccessibile della mente e un'intera parte del Michigan è stata dedicata alla riabilitazione e alla reintegrazione di questi soggetti. Quando la cura fallisce, però, i reduci diventano ancora più violenti... Hystopia si presenta con un artificio classico: un libro dentro un libro, romanzo postumo scritto da un reduce di ventidue anni, Eugene Allen, toltosi la vita a causa dello shock subito in combattimento e del suicidio della sorella con disturbi mentali. Con un'inventiva degna di Wallace o Vonnegut e una ferocia che ricorda McCarthy, Means ci accompagna in un viaggio tra Americhe concentriche sempre più ipertrofiche, danneggiate e deliranti, dove la guerra non ha inizio né fine: semplicemente è, e forse, come la vita, esiste solo per generare traumi.

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NOTA DELL’EDITOR

Alcuni fatti storici sono stati adattati all’universo immaginario di Eugene Allen. Gli incendi descritti nel testo hanno realmente distrutto quasi tutta Detroit e alcune zone di Flint, imperversando in tutto lo stato fino al nord ma, naturalmente, non lo hanno bruciato da cima a fondo. I dettagli del settimo tentativo di assassinare John F. Kennedy, oggi noto come l’Assassinio Autentico, nella narrazione di Allen sono stati leggermente modificati, e l’episodio viene ambientato a Galva, Illinois, in un pomeriggio di metà agosto. Come sappiamo, Kennedy fu ucciso un mese dopo, il 17 settembre, mentre attraversava la città di Springfield, Illinois, per uno dei suoi tour di saluto all’elettorato, in cui «affidava il suo destino ai capricci della nazione», come amava ripetere negli ultimi discorsi.

Che durante le sue apparizioni in pubblico Kennedy si esponesse intenzionalmente a dei rischi, un modo per non mostrarsi intimorito dai precedenti attentati alla sua vita, è un fatto storicamente comprovato, e gli storici discuteranno per anni chiedendosi se questa scelta sia servita a ridurre, o se non abbia invece aumentato, il numero di attentati alla sua vita (sei), e se abbia prolungato la sua vita fisica, oltre a quella politica. I grandi cumuli di cenere – ancora fumanti mentre Allen lavorava al romanzo – di certo erano visibili da un appartamento al 22 di Main Street, a Flint, dove Myron Singleton e Wendy Zapf consumarono il loro primo incontro amoroso clandestino. Ma il cumulo delle ceneri non si fermò – come sostiene Allen – a Bay City (che bruciò per tre anni) e prima di estinguersi raggiunse l’interno della penisola a est. Un altro scenario della narrazione di Allen, quello del secondo grande boom del legname da costruzione, è semplicemente una creazione della sua vivida fantasia. Quasi tutto il Michigan settentrionale era ancora coperto di boschi, grazie alla riforestazione, a parte poche zone afflitte dalla ruggine vescicolosa del pino strobo (anche qui, nella maggioranza dei casi, la ruggine non uccise gli alberi ma ne danneggiò i rami e fece diminuire il valore del legname). Il secondo grande boom del legname (1975) iniziò soltanto poco dopo che il romanzo venne terminato. È certo che ci fossero uomini come Hank (cognome sconosciuto) che si intrufolavano nelle foreste statali per rubare il legname: facevano dei sopralluoghi, individuavano gli alberi più grandi e poi tornavano di notte (di nascosto) a tagliare. È probabile che Allen si sia ispirato al vicino di casa Ralph Sutton, ex boscaiolo che lo prese sotto la sua ala e gli insegnò le complessità del taglio di frodo, arrivando al punto di portare con sé il ragazzino in un paio di spedizioni nei parchi locali.

NOTA DELL’EDITOR

Il 15 agosto 1974 venne condotto su Allen un profilo psicologico post mortem di routine, basandosi sul suo manoscritto e su colloqui con i familiari ancora in vita, nonché con amici e conoscenti. A capo della squadra investigativa della Michigan State Mental Facility c’era John Maudsley. Vale la pena citare uno stralcio della sua dettagliata relazione, già considerata un classico in questo campo:

Eugene Allen manifestava la tendenza a isolarsi ed era soggetto ad attacchi del disturbo di Stiller, patologia comune nel Midwest. Sebbene la diagnosi sia relativamente recente e ancora allo studio, i sintomi comprendono la voglia di stare per lunghi periodi alle finestre delle soffitte; il desiderio di vagabondare in zone fuorimano, luna park abbandonati, vicoli deserti, dove indugiare in prolungate fantasticherie; una propensione a trascinarsi sotto le verande e nelle intercapedini al fine di sbirciare in alto attraverso fenditure e altri pertugi per vedere il mondo da lontano restando all’interno di confini sicuri, dove un campo visivo ridotto offre paradossalmente una vista più ampia per via della sensazione di costrizione intorno ai bulbi oculari e alle palpebre. Secondo alcuni pazienti intervistati questi momenti di rêverie, che a volte durano anche un intero pomeriggio, spesso contengono ricordi storici deliranti. Il disturbo di Stiller negli adolescenti più grandi può portare a tendenze ribelli, ideazioni antisociali e profonde visioni spirituali che scatenano visioni indotte artificialmente. Nel caso di Allen il segno evidente era: passava gran parte del tempo nell’ampia soffitta di suo nonno, più spesso nell’angolo a nordovest che dà su Stewart Avenue (una fotografia lo mostra seduto su una vecchia sedia di legno, le ginocchia serrate, il mento leggermente alzato e uno sguardo remissivo).

Viene qui riportata integralmente un’intervista rilasciata da Harold B. Allen, anni novanta:

Era un bravo bambino, piuttosto taciturno, e naturalmente ha sofferto molto a causa dei problemi di sua sorella Meg. È stato un ottimo ragazzo fino all’età di sedici anni, poi crescendo si è molto immusonito. Un pomeriggio sentii dei passi su in soffitta. Il nostro giardiniere e tuttofare, Rodney, era di sotto a potare la siepe. Uscii in giardino per parlargli e quando alzai lo sguardo vidi Eugene alla finestra della soffitta, cosa non insolita perché gli piaceva salire lassù con un libro... quell’estate stava leggendo Dickens. Mi tornò in mente soltanto qualche ora dopo, quando rientrai in casa, e guardando di nuovo verso la finestra lo vidi ancora lì. Così salii in soffitta e dissi: Che cosa stai facendo? Lui non rispose. Lassù faceva un caldo soffocante. Si sentiva Rodney che tagliava l’erba, e dei bambini che giocavano in fondo alla strada, e allora dissi qualcosa tipo: Dovresti essere fuori a goderti questa bella giornata estiva. Eugene mi guardò e disse, in modo molto formale: Preferirei di no. Qualcosa nel suo tono mi turbò, la freddezza e la serietà con cui aveva pronunciato quelle parole, e allora dissi: Be’, comunque sarà meglio che tu venga giù a sederti in cucina mentre la nonna prepara la cena, o a guardare il notiziario con me, e lui ripeté: Preferirei di no, e io dissi qualcosa come: Be’, allora visto che sono tuo nonno te lo ordino e insisto perché tu scenda, e lui rimase zitto per un minuto, poi disse, con lo stesso tono formale: Be’ sai, nonno, siamo tutti sottomessi a qualcuno in un modo o nell’altro, e suppongo che in questo istante io debba sottomettermi a te; quindi si alzò, con uno scrocchio delle ginocchia, e si asciugò il sudore sugli occhi, e scendemmo in camera mia e gli diedi una camicia pulita, gli dissi di lavarsi, poi andai in cucina dove risi con Ethel delle assurdità adolescenziali di nostro nipote. In ogni caso il ragazzo non scese e quando tornai in soffitta lo trovai seduto, con la mia camicia già inzuppata di sudore, e dissi: Adesso vieni giù, figliolo, e sospetto – all’epoca non ne ero certo – che la sua propensione a comportarsi in modo strano fosse direttamente riconducibile alla sorella.

Non mi fraintenda. Avevo qualche sospetto, però allo stesso tempo mi dicevo che semplicemente al ragazzo piaceva starsene un po’ da solo. La vista dalla finestra era magnifica, si affacciava sulla strada... e posso aggiungere che era ed è tuttora una bella strada, anche se adesso mostra i segni del tempo, ed è stata definita zona storica (durante le sommosse venne protetta, si trova in uno degli isolati transennati e sopravvisse ai saccheggi e a tutto il resto). Davanti c’è una grande quercia scampata alla ruggine... comunque, non trovavo il comportamento del ragazzo così fuori dal comune, almeno all’inizio. Gli era sempre piaciuto starsene per conto suo. Mi capitava di trovarlo fra il nostro garage e quello del vicino, o nel piccolo prato dietro il porticato, seduto da solo. A quel tempo non ci vedevo niente di strano e forse neanche adesso.

La relazione di Maudsley si concludeva ipotizzando che molto probabilmente esisteva un nesso tra la sindrome della tana (disturbo di Stiller) e il suicidio di Allen, avvenuto anni dopo, benché i fattori precisi, ancora vaghi, lasciassero spazio alle speculazioni.

NOTA DELL’EDITOR

Il suicidio è un atto intorno a cui creiamo un’ampia gamma di potenziali condizioni causali, nessuna delle quali dimostrabile. Nei suoi taccuini Allen elencava diversi modi di suicidarsi. Ecco la trascrizione della lista così come appare nei primi appunti:

  • Salire in cima al nuovo autosilo di Howard Street e buttarmi di sotto. Ma prima passare un po’ di tempo camminando lungo il bordo come un funambolo; simulare il volo di un uccello e attirare l’attenzione di chi sta sotto fino a quando si raduna una folla. Salutare con la mano e stabilire un qualche tipo di rapporto fino a quando qualcuno urla: Dai, buttati.
  • Scavare una buca profonda nelle dune di sabbia di Sleeping Bear e trovare il modo di provocare uno smottamento che ti seppellisca se p... [scarabocchio a matita illeggibile].
  • Far arrabbiare Billy Thompson abbastanza perché mi uccida quando torna... se torna [scarabocchio a matita illeggibile].
  • Immolarsi nello stile dei monaci, versandosi addosso un accelerante e dandosi fuoco davanti alla biblioteca... o a Bronson Park; fare in modo che sembri un gesto impulsivo e restare seduto immobile mentre il fuoco infuria, nella posa più solenne e immobile possibile.
  • Buttarsi dritto in un foro di pesca nel ghiaccio del King Lake, con i piedi avanti – di giorno – e poi riaffiorare accanto al buco e guardare in su attraverso il ghiaccio fino al sopraggiungere della perdita di conoscenza e dell’asfissia.
  • Individuare e quindi unirsi al gruppo di coglioni della Tendenza Ribelle – con tutti i loro simboli, le motociclette Harley ecc. – e infilarsi in qualche scontro fra polizia e ribelli.
  • Scatenare...



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