E-Book, Italienisch, 605 Seiten
Lotz Post Network
1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-7521-877-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
La rivoluzione della tv
E-Book, Italienisch, 605 Seiten
ISBN: 978-88-7521-877-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Sono decenni ormai che si scrive e si parla di «fine della televisione», o che si ipotizza una sua scomparsa a seguito della di fusione di internet, dei dispositivi mobili, delle tecnologie digitali. Invece il piccolo schermo, sia pur profondamente modificato, resiste, e addirittura si moltiplica. Paradossalmente, proprio le innovazioni nelle piattaforme distributive e nelle tecnologie della visione hanno rafforzato il ruolo centrale occupato dal mezzo televisivo nel sistema dei media, negli Stati Uniti e in tutto il mondo. In quella che Amanda D. Lotz definisce l'«era post-network», quindi, si ridefiniscono gli strumenti tecnici della televisione, i suoi linguaggi e narrazioni, le modalita? di fruizione da parte degli spettatori, l'impatto degli immaginari mediali, i percorsi di circolazione dei contenuti. Se generi come il cinema o le serie televisive finiscono per essere disponibili ovunque, con estrema flessibilita?, da YouTube a Netflix, dagli smartphone ai social network, altri contenuti pregiati, come lo sport, i grandi eventi e le prime visioni mantengono forte la rilevanza di una temporalita? lineare e di una comunita? di spettatori che si ritrova contemporaneamente davanti al piccolo schermo. Post network e? una panoramica aggiornata del cambiamento in corso, ricca di suggestioni, che induce il lettore a riflettere sul presente e a disegnare in anticipo gli scenari del nostro futuro.
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INTRODUZIONE
Nel novembre del 2001, mentre attraversavo di corsa un aeroporto, mi cadde l’occhio su una copia di esposta in un’edicola. La storia di copertina si intitolava «Il futuro della tv», e l’articolo formulava ipotesi intelligenti sugli sviluppi futuri.1 Già alla fine del 2001, quando né gli spettatori né i produttori televisivi immaginavano davvero una realtà fatta di programmi tv scaricati su dispositivi tascabili e di streaming video, era evidente che quella scatola presente nelle case da mezzo secolo era sull’orlo di un cambiamento importante. L’autore dell’articolo, Mark Fischetti, descriveva in modo piuttosto preciso il mondo televisivo che sarebbe stato disponibile per gli , i precursori, a metà degli anni Duemila (con «anni Duemila» intendo il primo decennio del Ventunesimo secolo, non il secolo intero). Fischetti, tuttavia, si focalizzava sull’apparecchio tv in sé, e non arrivava a prevedere la portabilità informatica che alla fine del decennio avrebbe abbattuto la barriera tra schermo della tv e schermo del computer, né che i cellulari sarebbero diventati così rapidamente computer tascabili e tv portatili. Ma eccolo lì, al terzo paragrafo, il mantra della tv del futuro, onnipresente dal 2006 in poi sulla bocca dei dirigenti televisivi e dell’elettronica di consumo: «Tutti i programmi che vuoi, quando vuoi, su tutti gli schermi che vuoi».
Mentre la lungimiranza di Fischetti aveva predetto i cambiamenti sostanziali che sarebbero avvenuti nei modi e nei luoghi di fruizione della tv e nelle modalità di pagamento, nonché la perdurante vitalità del settore, negli anni successivi molti altri avrebbero paventato una situazione molto più tragica. Inchieste e articoli titolavano foschi: «La fine della tv come la conosciamo» (IBM Business Consulting Services), «La morte della televisione» (), «Perché la tv non sarà mai più la stessa» (), «Come possono sopravvivere i vecchi media in un nuovo mondo» ().2 Nel 2007 un titolo di coglieva meglio le complessità all’orizzonte: «La tv è morta. Viva la tv».3 Verso la metà degli anni Duemila le profezie sulla imminente dipartita della tv diventarono un nuovo passatempo per molti giornalisti di ambito tecnologico e culturale. Quando si vide che invece la tv teneva duro, i suoi oppositori si rivolsero al modello distributivo predominante, quello via cavo, e presero ad annunciare l’imminente scomparsa del settore, pronosticando cancellazioni di massa degli abbonamenti. Tra i rintocchi funebri per la tv via cavo, i veggenti profetizzavano che gli spettatori si sarebbero disfatti dei loro decoder via cavo per cercare i loro contenuti in ambito «over the top» (OTT), ovvero su piattaforme come Netflix, Hulu, iTunes o altre disparate risorse sempre online, legali o meno: un articolo di Max Fischer sull’ intitolato «Il cavo è spacciato» è indicativo dell’aria apocalittica che tirava.4 Ma nonostante questo clima, e nonostante l’adorazione tributata ogni volta alla novità elettronica di turno che avrebbe dovuto portare la tv via etere e via cavo alla tomba, entrambe le realtà tenevano duro. Al Cable Show del 2013 il CEO di Showtime, Matt Blank, ha scherzato sul fatto che l’argomento preferito dei giornalisti di settore erano le società senza ricavi né utili, seguite da quelle con un po’ di ricavi ma sempre senza utili; le «vecchie» società come la sua, che avevano abbondanza di entrambi, non erano di molto interesse.
I giornalisti non erano i soli a versare nell’incertezza sul futuro della tv, e persino sulla sua definizione, perché le nuove modalità di fruizione e le nuove tipologie di contenuti confondevano anche chi la tv la usava tutti i giorni. Nel 2004, molto prima dell’avvento dello streaming video legale o illegale, il dirigente televisivo di lungo corso Rich Frank raccontò a una sala piena di altri dirigenti televisivi un suo recente incontro con il nipotino. Aveva chiesto al ragazzino quale fosse il suo canale preferito, e si aspettava di sentire il nome di un network broadcast, o magari quello di Nickelodeon. Ma senza esitare un istante il nipote aveva risposto: «Il TiVo». Nel 2013 la risposta avrebbe potuto essere «PBS.org» o «i video sul telefono di papà». Se il periodo che va dal 2000 al 2010 ha portato gli spettatori a immaginare che la tv sarebbe diventata qualcosa di diverso da ciò che era stata nel mezzo secolo precedente, gli anni dal 2010 al 2014 hanno introdotto e normalizzato certi aspetti del suo futuro, come per esempio il fatto che la si possa guardare non solo su un apparecchio televisivo. Alla fine di quel periodo, l’industria aveva potenziato in modo lento ma significativo la capacità del telespettatore di guardare «tutti i programmi che voleva, quando voleva, su tutti gli schermi che voleva».
Continuiamo a vedere la televisione, ma le nuove tecnologie disponibili richiedono nuovi rituali di utilizzo. Fino a non molto tempo fa, guardare la tv significava entrare in una stanza, accendere l’apparecchio e sintonizzarsi su un certo canale oppure fare zapping. Oggi i telespettatori che possiedono un videoregistratore digitale (dvr, ) possono aggirare le limitazioni del palinsesto ed evitare la pubblicità, mentre altri scaricano o guardano in streaming gli episodi dei loro programmi preferiti, anche fuori dal contesto tradizionale del salotto. Per non parlare della vastità dei contenuti creati al difuori dell’industria televisiva, visibile sugli aggregatori video come YouTube o sui social network.
In conseguenza dei cambiamenti della tecnologia e delle modalità di visione, la tv è diventata sempre più complessa, intenzionale e personalizzata. La tv che conoscevamo – un mezzo di comunicazione di massa che offriva programmi rivolti a una platea ampia ed eterogenea e si rivolgeva alla società nella sua interezza – non è più la norma negli Stati Uniti, anche se non si sta certo trasferendo in toto su internet. Ma a differenza di quanto molti hanno pensato inizialmente, i cambiamenti nelle potenzialità della televisione, nelle nostre aspettative nei suoi confronti e nel modo di guardarla non ne hanno accelerato la dipartita: piuttosto, la stanno rivoluzionando.
Per esplorare questa rivoluzione, nelle pagine che seguono saranno analizzati nel dettaglio i mutamenti decisivi che hanno investito la televisione in fatto di tecnologie, creazione dei programmi, distribuzione ed economia; si vedrà perché queste pratiche siano cambiate e come questi cambiamenti stiano avendo un profondo impatto su tutti, dai telespettatori a chi lavora nel campo o lo studia. Il libro esaminerà una serie di pratiche industriali diffuse nella tv statunitense e ne analizzerà le recenti evoluzioni per spiegare come e perché le immagini e le storie che vediamo in tv arrivino a noi con modalità differenti. Sono cambiamenti così rivoluzionari che sembrano indicare la nascita di una nuova era della tv, i cui effetti abbiamo solo iniziato a percepire.
Che cos’è la televisione oggi?
La tv è qualcosa di più che un oggetto tecnologico o un elettrodomestico – un tostapane, poniamo – presente nelle case da più di sessant’anni: è sia una tecnologia sia uno strumento di narrazione culturale. La percepiamo come una sorta di «finestra sul mondo» o «focolare culturale» che riunisce le famiglie, racconta storie e consente di intravedere mondi estranei all’esperienza quotidiana individuale. Ci siamo ritrovati davanti alla tv per vedere le buffonate di Lucy (la protagonista di , in onda dal 1951 al 1957 su Cbs), per affrontare le incertezze dei mutamenti sociali per bocca di Archie e Meathead (rispettivamente il protagonista e il suo genero in , in onda dal 1971 al 1979 sempre su Cbs); la tv ha costituito un punto di raccolta in cui un paese geograficamente vastissimo ha potuto condividere trionfi e tragedie nazionali. Durante i primi anni di vita del mezzo si sviluppò una certa idea di cosa fosse la televisione e di cosa avrebbe potuto essere, un’idea che discendeva dalle specifiche pratiche industriali che ne hanno governato i processi produttivi per gran parte della sua storia. Le modifiche nei processi di produzione – le pratiche implicate nella creazione e nella circolazione del materiale televisivo – incluso il modo in cui i produttori realizzano i programmi, gli studios li finanziano e gli spettatori vi accedono, hanno creato nuovi modi di usare la tv che ora mettono alla prova la comprensione di base del medium. Negli ultimi vent’anni i mutamenti in questo mezzo hanno forzato l’evoluzione dei processi produttivi, e le svariate modalità di fruizione televisiva esistenti oggi sono rispecchiate e rese possibili dagli enormi cambiamenti nel modo in cui la tv viene realizzata, finanziata e distribuita.
Ci si sofferma di rado a pensare alla televisione come industria, eppure le pratiche produttive influenzano enormemente le storie, le immagini e le idee proiettate nelle case. La trasformazione dell’industria televisiva americana ha iniziato a trasformare ciò che quell’industria crea. In genere i processi industriali sono quasi inalterabili, e sostengono strutture di potere molto consolidate che determinano quali storie possono essere raccontate e quali spettatori contano di più. Ma a partire dalla metà degli anni Ottanta l’industria televisiva americana iniziò a reinventare se stessa e le proprie pratiche industriali per poter competere nell’era digitale, e lo fece infrangendo, nell’ambito dell’acquisizione,...




