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E-Book, Italienisch, 252 Seiten

Loe Naif.Super


1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7091-268-5
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 252 Seiten

ISBN: 978-88-7091-268-5
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Venticinque anni, un'infanzia serena e una famiglia normale, ma soprattutto un fratello a New York per lavoro e un breve viaggio per andarlo a trovare. Due amici, uno buono e uno cattivo, e un amore che ancora non c'è. Però ci sono l'università, il gioco, le chiacchere con Borre, il bambino dei vicini, una bicicletta per muoversi liberamente e un libro di fisica per cercare di definire il tempo. Ecco cosa riempe le giornate del protagonista. Eppure, intorno a questa quotidianità senza apparenti clamori, ruotano i sogni e le domande di un ragazzo sensibile e attento, che non smette di interrogare se stesso e la realtà che lo circonda.

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AL MURO

Ho due amici. Uno buono e uno cattivo. E poi ho mio fratello.

Magari non è simpatico come me, ma è OK.

Ho in prestito l’appartamento di mio fratello mentre lui è via. È un appartamento piacevole. Mio fratello ha un sacco di soldi. Sa Dio in cosa traffica. Non ci ho mai fatto molto caso. Vende o compra qualcosa. E adesso è via per lavoro. Mi ha detto dove andava. L’ho anche scritto da qualche parte. Potrebbe essere l’Africa.

Mi ha lasciato un numero di fax e l’incarico di mandargli posta e messaggi. È il mio lavoro provvisorio. Un lavoro semplice e fattibile.

In cambio ho il permesso di abitare qui.

Lo apprezzo molto.

È proprio quello di cui ho bisogno.

Un po’ di tempo per starmene in pace.

La mia vita è stata strana ultimamente. È arrivata a un punto in cui ho perso interesse per tutto.

Ho compiuto venticinque anni. Qualche settimana fa.

Mio fratello e io eravamo a cena dai nostri genitori. Cose buone. E dolci. Parlavamo del più e del meno. Improvvisamente mi sono sorpreso a rinfacciare ai miei genitori di non avermi mai spinto a fare sport a livello agonistico.

Era del tutto assurdo.

Ho detto delle idiozie. Che a quest’ora avrei potuto essere un professionista. Avere un fisico perfetto. E soldi. Sempre in viaggio. Sono arrivato all’infelice uscita che era tutta colpa loro se non avevo fatto strada e la mia vita era così monotona e noiosa.

Ho chiesto scusa, dopo.

Ma non è finita lì.

Quella stessa sera mio fratello e io abbiamo giocato a croquet. Non è una cosa che facciamo spesso. La vecchia attrezzatura da croquet era marcita nella legnaia. Abbiamo girato parecchie aree di servizio per riuscire a trovarne una nuova. Ha pagato mio fratello con una delle sue carte di credito.

Abbiamo misurato a passi le distanze e sistemato archetti e picchetto nel giardino dei nostri genitori. Io ho scelto il rosso e mio fratello il giallo. Non so se erano i colori che sceglievamo di solito quand’eravamo piccoli. Non me lo ricordo.

Abbiamo cominciato a giocare e tutto è andato liscio per un po’. Ho superato in fretta i primi due archetti. Mi sono guadagnato un colpo supplementare e ho proseguito. Ero in netto vantaggio. Sono diventato rover2 molto prima di mio fratello e ho piazzato la mia palla rossa dietro un albero e mi sono sdraiato ad aspettarlo ridendo e scherzando. Facevo l’insolente.

Quando mio fratello ha cominciato a guardare verso il cespuglio, aveva già smesso di essere divertente da vari minuti.

Ho intuito quello che aveva in mente.

Non ce n’è proprio bisogno, gli dico.

Ma sapevo che non mi avrebbe dato retta. Ha messo il piede destro sulla sua palla e ha aggiustato il tiro in modo da riuscire a nuocermi il più possibile. È rimasto a lungo a mirare verso il limite del giardino. Proprio in fondo al giardino. Dove l’erba smette di essere semplicemente erba e diventa più che altro muschio. Ha fatto un paio di cauti movimenti di prova. Per essere sicuro di riuscire a massimizzare la forza del tiro e per evitare di colpirsi il piede, la cosa più umiliante. Poi con la sua palla ha bocciato la mia spedendola dritta nella grande siepe. La mia palla rossa dritta dentro quella dannata siepe. Proprio in mezzo alla siepe.

Dove non splende mai il sole.

In effetti era stato un colpo fantastico. Niente da ridire. Avrei senza dubbio fatto lo stesso anch’io.

La mia reazione, invece. Quella sì che mi ha sorpreso.

Il mio piano era fin dall’inizio semplice e anche un po’ vigliacco. L’idea era di appostarmi nei dintorni del traguardo facendo finta di niente, e poi bocciare la sua pallina mandandola talmente lontano da non crederlo possibile neanche lui. E se sbagliavo, avrei comunque avuto le spalle coperte perché lui non aveva ancora finito il giro. Ma se il colpo mi riusciva, potevo sbatterlo contro il picchetto a mille all’ora e coronare il tutto con un no secco se mi proponeva una rivincita.

Ormai potevo scordarmelo.

Avevo sbagliato una volta di troppo. Adesso era mio fratello rover e la mia pallina rossa ficcata in mezzo a quella grande siepe.

Non mi sono dato per vinto. Sarei tornato in pista. Il mio nuovo piano era spedire la sua pallina sotto la macchina. Era l’unica cosa che mi ha fatto andare avanti. Fargliela pagare. Incastrargli la sua pallina in un modo o nell’altro sotto la macchina. Vederlo strisciare a quattro zampe, o sulla pancia, in modo che si sporcasse tutto e si mettesse a imprecare.

Ma prima dovevo tirar fuori la mia pallina dalla siepe. Ho sollevato le foglie e le ho scostate. Poi ho fatto luce con una torcia tascabile. Avanti e indietro in mezzo al grande cespuglio. Proprio nel fondo più fondo sono riuscito a vedere la pallina. Era impossibile distinguere se era rossa, ma non c’erano dubbi che fosse la mia pallina. Mio fratello ovviamente se la rideva.

Mi sono messo la pila in bocca e mi sono infilato strisciando nella siepe. Era umido e probabilmente solo una manciata di gradi sopra lo zero. A quanto ricordo, quella siepe l’ho sempre odiata. Finalmente eccomi pronto a tirare. Ho preso la mira. Questa volta sarebbe andata bene. Ero convinto che fosse solo una questione di secondi e sarei stato di nuovo in vantaggio.

L’avrei raggiunto, mio fratello, quel bastardo.

Mi ci sono voluti tre tiri per uscire dalla siepe.

E mentre io me ne stavo lì a togliermi di dosso foglie e fango, con la pila ancora in bocca, mio fratello ha bocciato di nuovo la mia pallina e mi ha rispedito nella siepe.

Questo è uno dei motivi per cui, in fondo, credo che lui sia meno simpatico di me. Io non ce l’avrei mandato due volte nella siepe. Una volta, sì. Ma due non credo.

Ho acceso la torcia e di nuovo sono uscito dalla siepe.

Quando mio fratello ha cercato di bocciarmi per la terza volta, mi ha mancato, e sono stato io invece a bocciare lui. Ma al momento di mandarlo sotto la macchina, non ho colpito bene la pallina e il tiro è fallito. Evidentemente avevo troppa smania.

Dopodiché lui ha concluso alla svelta. Ha mandato la mia pallina sul picchetto e il gioco è finito.

Siamo rimasti lì a litigare per un po’. Io l’ho accusato di baro e abbiamo letto il regolamento e continuato a litigare. Ho detto un paio di cose che erano del tutto fuori luogo.

Alla fine mio fratello mi ha chiesto se c’era qualcosa che non andava. Ma che cos’hai? mi ha detto.

Stavo per rispondergli che non avevo niente, ma improvvisamente ho sentito tutto rivoltarmisi dentro. Era orribile e sconvolgente. Non avevo mai provato niente di simile e non riuscivo a parlare. Mi sono seduto sull’erba scuotendo la testa. Mio fratello è venuto a sedersi vicino a me. Mi ha messo una mano sulla spalla. Non ci era mai capitato di stare seduti così. Mi sono messo a piangere. Erano anni che non piangevo. Mio fratello dev’essere rimasto molto sorpreso. Ha chiesto scusa per essere stato così brutale nel gioco.

Tutto mi pareva senza senso. Così, di colpo.

La mia vita, la vita degli altri, la vita di piante e animali, il mondo intero. Niente più quadrava.

L’ho detto a mio fratello. Lui non era in grado di capirlo. Si è alzato e mi ha detto, su, dai, shit happens, andrà tutto bene. Ha cercato tirarmi in piedi, mi ha fraternamente preso a pugni nello stomaco con qualche grido di incoraggiamento. Mio fratello giocava a hockey sul ghiaccio. E lì che ha imparato a gridare. Gli ho detto di starsene calmo. Che era una cosa seria. Mio fratello si è seduto e se ne è stato calmo.

Abbiamo parlato. Io ero totalmente incoerente. Nessuno dei due capiva gran che di quel che dicevo. Ma mio fratello mi ha preso sul serio. Questo lo devo riconoscere. Era chiaro che cominciava a preoccuparsi. Non mi aveva mai visto così.

Ha detto che probabilmente ci sono ...



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