Lécu | Creature tutte, benedite il Signore | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 120 Seiten

Reihe: Scintille

Lécu Creature tutte, benedite il Signore

Animali e piante nella Bibbia
1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-8227-860-1
Verlag: Edizioni Qiqajon
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Animali e piante nella Bibbia

E-Book, Italienisch, 120 Seiten

Reihe: Scintille

ISBN: 978-88-8227-860-1
Verlag: Edizioni Qiqajon
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Fermarsi, ascoltare gli alberi e osservare gli animali, farsi attenti ai loro segreti, imparare dai loro istinti, fino a intenderne un'insospettata preghiera. Queste brevi meditazioni ci conducono per mano lungo percorsi boschivi dai quali non si fa ritorno immutati. Man mano che scorrono le pagine, è possibile fare una sosta e respirare, pregare. La lettura diviene contemplazione colma di meraviglia e, a poco a poco, ridisegna i nostri percorsi interiori, perché è anche così che Dio ci parla e traccia in noi la sua strada.

Anne Lécu (1967), domenicana, dal 1997 lavora come medico nel carcere di massima sicurezza di Fleury-Mérogis, a sud di Parigi, dove si prende cura del corpo, ma anche delle ferite dell'anima dei detenuti. I suoi scritti testimoniano un'intensa ricerca spirituale strettamente intrecciata con l'esperienza quotidiana vissuta nel suo lavoro.
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PREFAZIONE


Gli alberi parlano fra di loro, condividono i ricchi doni del suolo, si portano reciprocamente aiuto, apprendono gli uni dagli altri. È quanto scoprono oggi, stupiti, alcuni ricercatori che si lasciano sempre più appassionare dalla ricchezza di questo linguaggio. Con tutta evidenza, gli alberi, persino quelli centenari, sono degli esseri viventi, e muoiono rivelando semplicemente, ancora una volta, il tesoro della loro linfa e della loro memoria.

Anne Lécu, domenicana, percorre amorevolmente i sentieri della Bibbia. Durante il cammino, parla agli alberi e li ascolta. Così, il mandorlo, il cedro, l’ulivo, il sicomoro o il ricino, la palma e persino la canna rivelano i loro segreti. Prestando appena l’orecchio, ci spiega la religiosa, li si ode cantare. Con il loro fogliame, in cielo tracciano delle figure e sulla terra disegnano dei percorsi per gli uomini. Parlano di Dio. Anche i loro frutti sono preziosi, e suor Anne Lécu ci permette di gustarne il sapore, di sentirne gli aromi o il profumo. Come nei quadri più belli, essi delineano insieme il progetto di Dio, aprendo gli uomini ad atteggiamenti adatti e adeguati per quanti vogliono assaporarlo.

Seguendo i percorsi in mezzo alle selve descritte nella Bibbia, Anne Lécu osserva anche gli animali. Li segue o li scova mentre, stupita, ne ascolta i gridi, ne osserva le corse o le tracce, conosce le loro tane e i loro nidi. La Fontaine, nelle sue favole, li dotava del dono della parola; l’autrice li ascolta parlare di Dio, dall’ape all’agnello, passando per l’asino e il bue, il leone, l’aquila e persino il pesce! Ispirandosi al Cantico delle creature di san Francesco, e prima di lui, a quello dei tre giovani della Bibbia (cf. Dn 3), Anne Lécu li convoca tutti con un gesto di ampio respiro affinché insieme, alberi e animali – e forse noi con loro! –, benedicano il Signore.

È a questo magnifico itinerario boschivo, in senso figurato e in senso quasi proprio, che invita questo libro. È sufficiente seguire Anne Lécu, che qui raccoglie alcune rubriche pubblicate sulla rivista Prions en Église, come alla scuola di una preghiera semplice e accessibile a tutti. Lei conosce la foresta, il nome degli animali e la Bibbia come le sue tasche. Man mano che scorrono le pagine, è possibile fare una sosta e respirare, pregare. La lettura diviene contemplazione colma di meraviglia e, a poco a poco, riconfigura i nostri percorsi interiori. L’invito rivolto dall’autrice diventa l’indicazione di un cammino, di percorsi boschivi dai quali non si fa ritorno immutati, bensì profondamente cambiati. È forse così che Dio ci parla e traccia in noi la sua strada.

Jacques Nieuviarts

PREGHIERE DEGLI ALBERI


In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le genti.

Apocalisse 22,2

PREGHIERA DEL MANDORLO


“Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle genti”. Risposi: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Ma il Signore mi disse: “Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti”. Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: “Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”. Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia?”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per realizzarla” (Ger 1,5-12).

Con la sua fioritura precoce, tra febbraio e marzo a seconda della latitudine, il mandorlo annuncia l’arrivo della primavera. Affidiamoci al Signore perché faccia di noi uomini e donne che vigilano, che proclamano la buona novella persino quando nessuno sembra attenderla.

*

Facciamo insieme una passeggiata per andare a conoscere gli alberi della Bibbia. Spesso vengono paragonati agli uomini e ci insegnano con discrezione un modo di vivere l’esistenza con Dio. Ricordiamo il salmo 1: “Beato è l’uomo che ... si compiace della legge del Signore e la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo” (Sal 1,1-3).

L’albero che fiorisce per primo, alla fine dell’inverno, è il mandorlo. La parola ebraica usata per indicarlo, šaqed, deriva da un verbo che significa “essere attento, vigilare”. È questa l’etimologia che si riscontra nel libro di Geremia. La parola di Dio viene rivolta al giovane Geremia (cf. Ger 1,5-12): “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle genti”. Ma Geremia è spaventato: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Allora Dio gli tocca la bocca e gli dice: “Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca”, poi lo istruisce mediante delle visioni, la prima delle quali è un ramo di mandorlo. Il Signore rassicura nuovamente Geremia: “Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”.

La preghiera del mandorlo non consiste, in primo luogo, nel vegliare con tutte le nostre forze (cosa che costituisce il modo più certo di addormentarsi), bensì nell’entrare nella veglia di Dio. È lui il primo a vegliare. È lui che, ancora oggi, vigila sulla sua parola per adempierla. È lui che sceglie i suoi profeti senza avere chiesto nulla, non potendo parlare. È lui che mette loro in bocca le sue parole. Quanti, fra noi, sono stati battezzati e plasmati secondo Cristo sono divenuti membri di un popolo di sacerdoti, di profeti e di re. Tutti noi possiamo, un giorno, essere spinti a pronunciare questa parola che Dio ha deposto in noi.

Entrare nella veglia di Dio, significa offrirgli la nostra bocca affinché egli vi deponga la sua parola. Significa divenire strumenti della sua veglia. Significa diventare con lui persone che vegliano, radicate nella sua veglia. Significa fiorire d’inverno, quando fa ancora freddo. Significa annunciare una primavera a cui nessuno crede. Significa offrire il nostro corpo a Dio perché faccia della nostra vita un presepe, per lasciare che nasca in noi e fra di noi, come un bambino piccolo completamente nudo e privo di difese, e vegliare su questa nascita, affascinati come giovani genitori. Ma significa vigilare senza timore, perché questo neonato porta il nome della grande veglia di Dio, il compimento della sua Parola, “Dio con noi”.

PREGHIERA DEL CEDRO


Se i malvagi spuntano come l’erba e fioriscono tutti i malfattori, è solo per la loro eterna rovina, ma tu, o Signore, sei l’eccelso per sempre. Ecco, i tuoi nemici, o Signore, i tuoi nemici, ecco, periranno, saranno dispersi tutti i malfattori. Tu mi doni la forza di un bufalo, mi hai cosparso di olio splendente. I miei occhi disprezzeranno i miei nemici e, contro quelli che mi assalgono, i miei orecchi udranno sventure. Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano; piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio. Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi, per annunciare quanto è retto il Signore, mia roccia: in lui non c’è malvagità (Sal 92,8-16).

Il cedro è indubbiamente l’albero più maestoso. Menzionato a più riprese nell’Antico Testamento, esso simboleggia l’immortalità. Ma la preghiera del cedro rappresenta anche l’umiltà.

*

È il re degli alberi. Per dimensioni e maestosità, domina tutta la foresta. Il suo legno aromatico e che non si deteriora allontana i vermi e gli insetti, ed è per questo motivo che è divenuto un simbolo di immortalità. Il legno del cedro ha permesso di costruire l’armatura delle imbarcazioni e la struttura di edifici solidi. Il tempio di Salomone, la grande “nave” che viaggia nel tempo con il suo popolo, è stato eretto in legno di cedro. Quest’albero ha donato il suo legno agli uomini perché ne facessero la casa di Dio. Una casa solida e immortale per un Dio immortale, una casa che non marcisce per un Dio che è interamente donato al suo popolo, agli uomini, e non trattiene nulla per sé. Il salmista paragona il giusto a un cedro del Libano, poiché la vita del giusto è una casa che accoglie Dio. Più di altri alberi, il cedro mette in luce l’analogia biblica fra il corpo e il tempio. Come il cedro, neanche la vita del giusto si deteriora. Essa non ha nulla da temere in quanto è sorretta dalla presenza di Dio, il quale dimora in essa.

Il Cantico dei cantici paragona la casa degli amanti a un’abitazione di cedro, perché ogni amore è un tempio in cui è presente Dio: “Come sei bello, amato mio, quanto grazioso! Erba verde è il nostro letto, di cedro sono le travi della nostra casa, di cipresso il nostro soffitto” (Ct 1,16-17). Gesù, falegname, ha probabilmente lavorato questo legno con suo padre. Eppure nel Nuovo Testamento non si fa più menzione del cedro.

Chissà che il legno della croce non fosse proprio di quest’albero. Nessuno è in grado di dirlo. Il cedro può rappresentare anche un personaggio orgoglioso. Ezechiele paragona il faraone a un magnifico...



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