E-Book, Italienisch, 165 Seiten
Reihe: narrativa.it
Lamberti La questione più che altro
1. Auflage 2015
ISBN: 978-88-7452-582-9
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 165 Seiten
Reihe: narrativa.it
ISBN: 978-88-7452-582-9
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Nella valle dove vive, la questione piú che altro è che Gaia si annoia di noia mortale. Nel suo presente immobile si affacciano nonno-di-giú, che racconta la sua storia di vedovo di successo in un programma tv del pomeriggio, nonna-di-su, che ha chiesto a santa Rita da Cascia di proteggerla, la madre, che ha divorziato per eccesso di traslochi e il padre, che ha tracce di polmoni nella nicotina e un'irrefrenabile voglia di ridere. Mancano diciannove giorni a Natale, ventiquattro a Capodanno, qualcosa di piú all'ultimo esame. Dato che Gaia si annoia e non ha abbastanza soldi per fare il giro del globo in orizzontale e tagliarlo in due, cosí magari si apre e dentro ci trova ciò che le manca, si trasferisce prima a Mestre e poi nella laguna piú bella del mondo. Solo che neanche lí c'è quello che cerca, il lavoro è sempre un 'lavoretto', il padre si ammala, i nonni invecchiano e Venezia non è che il fondale di cartone per i selfie dei turisti. Con un tono brillante e una lingua che richiama le favole e le filastrocche, nel suo romanzo di esordio Ginevra Lamberti racconta una generazione che cerca di inventarsi un futuro lontano (il piú possibile) dal presente e finisce per scoprirlo come il premio di una caccia al tesoro.
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1. La valle
Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di casa, sono uscita di casa, fuori di casa c’era la valle dove vivo. La valle dove vivo ha dei difetti oggettivi, tipo quello di essere permeata dalla morte civile, ma a parte questo è un posto esteticamente pregevole. Allora ho dato un bello sguardo panoramico, e pensato che ho bisogno di recuperare concentrazione, di studiare, di rivalutare piani e priorità e in ultima analisi di mettere il broncio arbitrario al mondo, confidando che il mondo accorrerà a comperarmi delle caramelle. Allo stato attuale delle cose, mancano diciannove giorni a Natale, venticinque a Capodanno, qualcosa di piú e di ancora imprecisato all’ultimo esame, quello che sta lí e mi guarda da due comodi anni e mezzo fuori corso. La questione che mi mette in difficoltà è piú che altro che stare parcheggiata nella valle dove vivo alla lunga annoia di noia mortale.
A conti fatti, comunque, volevo dire che sto bene, a parte che l’isolamento in un ipocondriaco è un generatore automatico di cartelle cliniche. Ieri ho scritto sul diario che quando muoio voglio essere cremata, e ho riportato username e password che, in caso di tragedia, potrebbero essere utili a cari e congiunti per sistemare le mie cose. Alcune altre volontà postume le metto anche qua, cosí non avrò piú bisogno di ripeterle:
Al mio funerale vestitevi colorati.
Niente tinte pastello.
Se pubblicate i miei diari (e del resto perché non dovreste volerlo fare) senza un sapiente lavoro di editing mirato a farmi sembrare piú intelligente di quello che sono, tornerò a fare scempio delle vostre carni.
A questo proposito, cioè a proposito della morte e dei funerali, volevo dire che l’altro giorno, guardando uno speciale in terza serata su Rai3, ho scoperto che esiste un sistema di sepoltura alternativo. Questo sistema di sepoltura alternativo è tale per cui ti mettono in posizione fetale dentro un uovo biodegradabile e intanto che ti biodegradi alimenti la crescita di un albero. E poi ho scoperto che c’è anche un altro sistema alternativo che ti trasforma in diamante. L’ho visto in uno speciale sempre in terza serata su Rai3, se non ricordo male immediatamente successivo a un documentario tedesco sui vulcani. In questo speciale in terza serata c’era un uomo che aveva un anello con sopra incastonata la nonna, la quale in vita era stata una signora molto elegante e quindi avrebbe apprezzato d’essere un gioiello. Poi quell’uomo ha anche detto che voleva lasciare in eredità alla figlia una collana con appesi tutti i parenti, di modo che se li portasse sempre appresso.
Ieri era una bella giornata, difatti mi sono alzata dal letto per mettermi a studiare, invece sono andata dalla Vanda. La Vanda è la donna che dà il pane secco ai cigni del lago (dei cigni e del lago ne parliamo diffusamente tra un attimo). La Vanda, la vado a trovare sempre volentieri, intanto perché usa indossare abiti sintetici leopardati, poi perché ha una Madonna di Lourdes incastrata nella pietra di cui va molto fiera, e in ultima analisi perché mi prepara il budino. Dopo il budino della Vanda, sono tornata a casa a fissare il muro, era già sera, allora mi sono attaccata all’Amaretto di Saronno e ho visto dodici puntate di Lost. Oggi anche è una bella giornata, però non mi ricordavo bene dov’ero. Ero nella valle dove vivo, allora mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di casa, sono uscita di casa, e ho dato un bello sguardo panoramico.
La valle dove vivo si trova a nord della provincia di Treviso. C’è un lago artificiale che serve per alimentare la centrale idroelettrica, c’è molto bosco e nel bosco ci sono molti alberi e tra gli alberi ci sono molti tralicci e sui tralicci ci sono molti rampicanti. Prima c’erano anche le persone che guardavano il lago e dicevano qua una volta era tutta campagna. Ora stanno morendo, se vuoi anche lentamente, ma con una certa costanza, e tutto fa pensare che presto o tardi verranno sostituite da nuovi vecchi che guarderanno la Statale e diranno qua una volta era tutto autostop. C’è un viadotto che hanno tirato in piedi nei primi anni novanta, e una torre medievale che con coerenza hanno tirato in piedi nel Medioevo. I morti dormono sulla collina, i suicidi hanno una discreta scelta, alcuni si buttano nel lago, altri piovono dal viadotto. Nel lago, oltre ai cadaveri occasionali, c’è una coppia di cigni. Coi cigni maschi le cose sono sempre state un po’ difficili. A uno gli hanno sparato, un altro lo hanno decapitato. Allora, ne hanno portato un terzo un po’ scimunito e con un’ala mezza rotta. È ancora là con il cigno femmina e hanno ampiamente figliato. In generale c’è molta atmosfera.
Prima stavo dicendo che oggi era una bella giornata, ed effettivamente era bella, anche se faceva freddo. Qua fa sempre freddo. Volevo dunque spiegare che in casa mia non c’è il riscaldamento, nessuno ce l’ha messo e nessuno pare averne mai sentito il bisogno. Oltretutto per volere di nonna è da tempo immemore che in cucina arriva solo acqua ghiacciata. E io magari sbaglio, ma credo che un giorno avere in corpo i geni di una che a un certo punto della sua vita ha chiamato l’idraulico per fargli tagliare il tubo dell’acqua calda, ché cosí nessuno la spreca e nessuno la sprecherà mai, mi creerà dei grossi problemi. Nonna, che per questioni di provenienza geografica chiameremo nonna-di-su, oltre che per la rigidità morale e il gelo cui ci ha relegati per sempre, la ricordiamo anche per le massime, che hanno contribuito a forgiare l’ottimismo proprio di una famiglia che, nei momenti di difficoltà, pensa subito: Forza e coraggio / che la vita è di passaggio / e dopo aprile viene maggio (cui segue la versione sintetica La vita è breve / morir si deve, e uno spazio giocoso dedicato ai piú piccini: Salto biralto / mi rompo il collo / mi rompo il viso / salto in Paradiso).
Dicono i vecchi qua intorno che la casa è stata fatta con sentimento. Se lo chiedi, ti raccontano che è stato il lavoro di tutto un paese, che però non è proprio un paese, diciamo di tutto un appezzamento di terra con delle abitazioni sparse sopra e alcune persone in esse contenute. È fatta di grosse pietre e sabbia, le mura sono spesse un metro per renderle inamovibili. Oltre che inamovibili, sono impermeabili al calore e condiscendenti con l’umidità che, a ogni stagione, si presenta in forma di roseto nero agli angoli delle stanze.
Nel villaggio ci sono dei rituali, incisi nelle vite degli abitanti, come sui piatti decorativi che troneggiano in ogni sala da pranzo sono incise le allegorie delle quattro stagioni. In primavera si va per campi a raccogliere zimoe e radici del mus, che sarebbero delle erbe buone da mangiare sia crude che cotte, in estate si falcia l’erba. Il nonno nella fattispecie (che per questioni di provenienza geografica chiameremo nonno-di-su), nonno-di-su, dicevo, la falciava con la falce ed era molto abile nel farlo. Aveva un merlo indiano che amava e da cui era amato. Pare che il merlo lo aspettasse ogni sera quando rientrava dal lavoro serbando dei vermetti in tasca per lui, avvertiva chissà come la sua presenza imminente e iniziava a cantare appena prima che spuntasse all’orizzonte. Pare che, quando il merlo è morto, nonno-di-su abbia sofferto tanto. Non l’ho visto fare nessuna di queste cose, non ci siamo incrociati, ma ho visto il merlo indiano impagliato troneggiare in salotto per anni. A occhio e croce ne è durati almeno una quarantina, a fissarci dall’alto con l’occhio sbarrato. Nessuno ha mai osato rimuoverlo, nasconderlo, fargli un torto. Finché un giorno con moto di sollievo collettivo si è sbriciolato.
In autunno si va per boschi a raccogliere funghi e ciclamini, e questa cosa nella monotonia del quotidiano si presta ad assumere i tratti della competizione feroce. Per quanto riguarda i funghi, è molto importante depistare i concorrenti nascondendo le colonie di piccole muffe in crescita con foglie e sterpaglie, sperando che nessuno le trovi fino alla raggiunta maturazione e al proprio ritorno. Per quanto riguarda i ciclamini, vince chi ha in casa piú e piú grossi mazzi stretti in piccoli vasi. L’autunno è una stagione in cui un dolcissimo odore di sottobosco umido e cimitero invade i tinelli. In inverno si sta dentro casa a caricare di legna la stufa e ad aspettare che passi. A un certo punto si esce e si va per campi a raccogliere bucaneve per i quali vale lo stesso principio dei ciclamini, ma senza odori, solo bianco e freddo. Nonno-di-su comunque è morto, nonna-di-su anche, nella casa ci viviamo io che fisso il muro, cioè che cerco di dare l’ultimo esame, la genitrice che di lavoro cura i vecchi, e Puccio (ma di Puccio e del nostro rapporto complicato parleremo diffusamente piú avanti). Si dice spesso che i vecchi sono troppi e dobbiamo pagare troppe pensioni e che questa è una delle cause della nostra rovina. Io non ci capisco niente, però a volte penso che, se una mattina i vecchi sparissero tutti lasciandosi alle spalle solo ultime lenzuola sfatte, dentiere solitarie, porzioni di purè e pannoloni sporchi, una buona metà delle donne che abitano nella valle si...




