Jensen | Il blues del rapinatore | E-Book | www2.sack.de
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E-Book, Italienisch, 161 Seiten

Jensen Il blues del rapinatore


1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7091-305-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 161 Seiten

ISBN: 978-88-7091-305-7
Verlag: Iperborea
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Per anni Max è stato il braccio destro dell'arrogante e incapace Primo ministro danese: il suo uomo nell'ombra in grado di cavarlo da ogni situazione scottante (o quasi) grazie a escamotage geniali, ben al di la del lecito. Un giorno, pero, il Primo ministro decide che non ha più bisogno dei suoi servigi, e Max per una volta perde completamente la testa fino a commettere una follia. È quindi dal carcere che adesso Max affida le sue rocambolesche memorie a un ammirato ex brillante studente di economia divenuto rapinatore di banca per 'praticantato'. Una professione per altro nemmeno troppo remunerativa e che non gode neppure di un riconoscimento sociale, se è vero che alle prime a teatro sono sempre invitati molti più direttori di banca che non rapinatori. E l'incontro tra i due fa scoccare la scintilla da cui si propaga con la rapidità incalzante di un incendio un giallo serrato, ironico e scanzonato che si prende beffe dei giochi del potere mentre ne svela i più beceri meccanismi.

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PRIMO CAPITOLO



Max aveva ammazzato il primo ministro.

Non potevano esserci dubbi – l’uomo giaceva sull’impiantito di legno della vecchia rimessa delle barche e non si muoveva più da tempo. E nemmeno respirava. Che già di per sé la dice lunga. Ci sono tanti modi per concludere l’amicizia di una vita, ma questo è in assoluto uno dei più drastici.

Ovviamente Max era un po’ sconvolto. Aveva lavorato ai più alti livelli della politica per anni, ma l’omicidio era pur sempre qualcosa che andava al di là. Non che dobbiamo impantanarci in una delle discussioni più trite per decidere se sia giusto o meno ammazzare la gente – queste cose le abbiamo superate. No, quello che lo turbava era che per la prima volta in più di quindici anni aveva fatto qualcosa che non aveva programmato. Se l’avesse programmato avrebbe senz’altro previsto anche cosa fare dopo – e non era il caso. È difficile trovarsi all’improvviso a dover pensare a un piano a posteriori… Lo so per esperienza, perché è quel che capita quando scatta il sistema d’allarme della banca.

Quando Max mi raccontò l’intera storia in realtà era ancora molto scosso, e all’inizio sembrava decisamente sconnesso. Tutto arrivava a spizzichi e bocconi e mi rendo conto che questa frammentarietà rischia di contaminare anche il mio racconto.

Max era un uomo dalla mente fredda, ma in quel momento, davanti a quello che era successo, era stato sul punto di scoppiare. E non c’era abituato. Raccontò di come avesse cercato di riprendere il controllo della respirazione e di vedere la cosa come una sfida invece che una sventura.

Non sapeva come altro avrebbe potuto agire. L’omicidio è ovviamente qualcosa che sarebbe meglio evitare, ma non era stato niente di personale, e per il paese in sé non faceva alcuna differenza. La situazione non sarebbe cambiata di una virgola: gli Stati Uniti erano nostri alleati, avrebbero costruito il radar a Thule – guerra stellare e compagnia bella. Tutto si sarebbe sistemato, assicurò Max! Aveva un ottimo rapporto con gli americani – in fondo erano dei bambinoni, nient’altro che dei gran bambinoni, e tutto si sarebbe sistemato.

L’unica differenza era che adesso sarebbe stato Max a occuparsene, non il primo ministro. Quindi, non era un gran cambiamento. L’unica differenza era che adesso non sarebbe più che fosse il primo ministro a condurre il gioco. Ovviamente era sempre stato Max – già, aveva pure fatto spedire una gallina morta stecchita in un sacco insieme alla posta diplomatica dal consolato danese di Phnom Penh! Con istruzione per i servizi segreti di protocollare la gallina come top secret!

Max scuoteva la testa sorridendo mentre raccontava. Cosa non bisogna fare per i cowboy!

Max non era un tipo impulsivo – altrimenti se la sarebbe data a gambe seduta stante. Ma così sarebbe andato tutto perduto! Visto quello che si sarebbe poi scoperto.

Le impronte digitali erano state ripulite dappertutto. Aveva un’idea molto chiara di quello che aveva toccato e di dove si era mosso. Tracce del genere si possono cancellare se si usa il cervello.

L’arma del delitto era ovviamente la cosa più importante, quindi c’era stato particolarmente attento. Era un’arma del delitto un po’ insolita – almeno, io non ne avevo mai sentito parlare. I rapinatori di banca non sono di quelli che vanno in giro ad ammazzare la gente – non fa parte del concetto – ma forse più di altri frequentiamo ambienti in cui l’arma del delitto è annoverata tra gli strumenti del lavoro. Comunque, in un’arma di quella forma non mi ero proprio mai imbattuto.

Era prodotta da una delle nove più antiche e migliori distillerie di Dufftown in Scozia – la più nota in tutto il mondo per la singolare forma della bottiglia. A triangolo come il Toblerone. Ma per il resto tutta diversa – pensa anche solo al sapore.

Ora, io non so quanto la gente in generale si intenda di whisky singolo malto, ma il Glenfiddich è nel complesso sottovalutato. Quello in questione aveva trent’anni – e adesso anche di più.

Già, e chi si sarebbe mai immaginato che avrebbe retto? C’era piuttosto da scommettere che la bottiglia sarebbe andata in pezzi. E se uno volesse ammazzare un primo ministro, non è certo quella l’arma che sceglierebbe di comprare in un negozio.

Giusto?

Provate a immaginarvi la scena: l’assassino entra tutto contento in un’armeria – ding dong – buongiorno, buongiorno, desidera?

Il commesso ovviamente non può sapere che l’assassino è un assassino – che poi di fatto non lo è ancora. Mica glielo leggi in faccia quello che uno ha intenzione di diventare.

Quindi quando il cliente dice: “Buongiorno, vorrei vedere un’arma da delitto!” il commesso non ha nessun sospetto e tira subito fuori quanto ha di meglio.

Forse un Kalashnikov – centoventi colpi al minuto, grande dispersione – dei proiettili come del bersaglio.

“No”, sbotta il cliente, non senza sgomento, “sono io che faccio le pulizie!” Forse gli provoca anche un piccolo sobbalzo, al cliente, non si sa mai in situazioni del genere. “Si tratta di un primo ministro. Mi sembra che si meriti qualcosa di più esclusivo.”

Via il Kalashnikov – il cliente ha sempre ragione.

Allora il commesso magari estrae dalla cintura una Smith & Wesson e gliela propone.

Il cliente reagisce ancora male. “Assolutamente no! Che poi non si creda che sono stati gli americani!”

Il venditore starebbe quasi per mettere sul bancone un arco con le frecce, ma si trattiene, perché non è proprio il caso.

Poi è come se tutt’a un tratto la luce penetrasse attraverso le piccole finestrelle polverose del negozio nel seminterrato, e il venditore mette su un cd con Vivaldi suonato da un ensemble di archi sottopagato di uno studio di Bratislava. Con aria altera tira fuori un mazzo di chiavi e ne infila una nella serratura di un luccicante armadio di alluminio; e mentre gira circospetto la chiave, dice non senza solennità nella voce: “Abbiamo un’offerta speciale per i nostri clienti più raffinati

“Eccomi qua!” esclama esaltato il cliente aggiustandosi il nodo della cravatta, perché sente che ora si avvicina il momento cruciale.

L’anta scivola di lato e la luce dell’armadio si accende lasciando vedere il contenuto. Su un cuscino rosso di velluto, eccola: l’arma del delitto.

“Una bottiglia di Glenfiddich puro malto invecchiato di trent’anni!” Il commesso ha abbassato la voce ed è con raccoglimento che prende la bottiglia dall’armadio. Si capisce guardandolo che non è roba da tutti i giorni.

“Da notare la sezione triangolare e la speciale fattura in vetro pesante. Un’arma contundente estremamente resistente!” mormora quasi con deferenza.

“Già, ha una buona presa, in mano!” dice il cliente annuendo, mentre stringe cauto la bottiglia.

Il commesso arrossisce con adeguata modestia: “Non vorrei si sapesse che sono io a dirlo, ma ha pienamente ragione. Anche dopo un colpo molto forte alla nuca, l’arma rimarrà intatta.”

“Ma non il cranio?” Ecco che si è destato l’interesse: l’affare è praticamente in tasca.

“Decisamente no!” risponde il commesso. “Quest’arma ha garantito il cambio generazionale nei migliori clan scozzesi!”

Può bastare. Ci siamo – e il cliente non ha nemmeno chiesto il prezzo!

A quel punto il commesso osa.

“Tre al prezzo di due?”

Ma non funziona.

“Ce n’è uno solo di primo ministro…”

No, eh? Non è così che vanno le cose. È del tutto irrealistico. Non è nemmeno il tipo d’arma da delitto che ci si scambia in un anonimo sacchetto di carta marrone sotto il tavolo di un losco locale di Istedgade.

No – torniamo nel mondo reale. L’incredibile era proprio questo: la vittima stessa aveva portato con sé l’arma del delitto! Il primo ministro aveva preso la bottiglia da una vetrinetta a Marienborg, se l’era messa nella tasca del cappotto, era uscito in punta di piedi dal cancello del giardino passando quatto quatto da un cespuglio all’altro, ed era saltato oltre il muro del parco – e da lì c’erano solo ottocento metri di sentiero fino alla vecchia rimessa delle barche, esattamente dove il Mølleå sfocia nel lago Furesø. La rimessa è giusto dietro il noleggio delle canoe, e non è quindi visibile dalla strada.

E perché l’ha fatto, il primo ministro? Questo non sono mai riuscito bene a capirlo. Perché la vittima stessa ha portato all’assassino l’arma del delitto?

Ovviamente lo chiesi a Max, ma a quel punto della nostra conversazione l’eccitazione era ormai svaporata da tempo. Quell’iniziativa spontanea nell’ora fatale era stata una chiara eccezione – una falla nell’armatura di quegli uomini altrimenti freddi e controllati al cento per cento.

Lui comunque non aveva dubbi sul motivo.

Voleva arruffianarselo!

Era ovvio che il primo ministro aveva portato la bottiglia di whisky all’incontro con Max nel tentativo di usare la nostalgia come mezzo per fare breccia e arrivare a un punto debole, sentimentale. I due si conoscevano da più tempo di quanto potessero ricordare. All’epoca il primo ministro non era ancora primo ministro e si chiamava semplicemente Tom.

...



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