E-Book, Italienisch, 558 Seiten
Hansen Le isole degli schiavi
1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7091-307-1
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 558 Seiten
ISBN: 978-88-7091-307-1
Verlag: Iperborea
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Le Isole Vergini, il sole e il mare dei Caraibi: nei paradisi della terra la natura sembra voler far dimenticare quello che è stato a volte l'inferno della storia. Saint Thomas, Saint Croix e Saint John, gli antichi possedimenti danesi, erano la punta del triangolo della tratta umana cui Thorkild Hansen dedica la sua 'Trilogia degli schiavi': è qui che si consuma l'ultimo cruento atto di quel commercio cominciato sulle Coste dell'Africa e proseguito nelle lunghe traversate dell'oceano sulle navi negriere. Ed è qui che si conclude la sua denuncia contro la falsa buona coscienza della Danimarca, convinta di essere stato il primo paese europeo ad abolire la schiavitù. È la storia di due secoli, la ricostruzione del cinico sfruttamento che si nascondeva dietro le ricchezze che affluivano con lo zucchero nell'aristocratica Copenhagen dell'Età d'Oro e nello sviluppo della sua società borghese. Con passione etica, Hansen riporta alla luce un passato rimosso, non solo per scuotere le coscienze e per restituire un po' di giustizia ai dannati della terra, ma anche per la sua costante fascinazione per quelle grandi personalità che la vita sconfigge, ma che la storia è costretta a rivalutare.
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Sulla carta l’offerta era allettante: veste gratuita e ottanta talleri l’anno, un alloggio dignitoso con piantagione annessa, il diritto di riscuotere imposte per opere ecclesiastiche particolari e dieci libbre l’anno di zucchero puro per ogni individuo al di sopra dei dodici anni.
La realtà portò burrasca e vele strappate, un pericoloso incagliamento, un incendio a bordo che i viaggiatori riuscirono a domare sulla soglia della santabarbara. Quando infine arrivarono a Saint Thomas si era nel pieno della stagione degli uragani e dovettero penare giorno e notte per salvare la nave. Poi morì. Nel lasso di tempo seguente fu a tenere unita la piccola comunità di coloni, che a poco a poco si allargò includendo qualche piantatore inglese e olandese proveniente dalle isole vicine. Il pastore promise loro libertà di culto, ma con l’obbligo di rispettare le festività della chiesa danese. Dopo di che mise mano al disboscamento. Riuscì a inviare un carico di tabacco a Copenaghen, ma un gruppo di corsari inglesi sbarcò e demolì le navi dei danesi, rubò loro munizioni e polvere da sparo e assalì il loro pastore “con colpi e percosse”. Una nuova burrasca investì la casa di , che restò per un giorno intero nell’acqua e nel fango prima di riuscire a liberarsi scavando a mani nude. Sull’isola comparve poi un domenicano che cominciò a diffondere le sue eresie, e con lunghe discussioni notturne tentò di distogliere il pastore dall’autentica confessione augustana. Il cattolico sottovalutava la parlantina del danese, così come i corsari inglesi avevano sottovalutato il vigore del suo braccio. da Slagelse tenne testa ai corsari e alle burrasche, agli attacchi di febbre e al cattolicesimo. La foresta pluviale cedette alla sua scure come il domenicano ai suoi argomenti: non si sarebbe arreso, avrebbe conquistato Saint Thomas come a suo tempo s’era impossessato del pulpito di . Un resoconto inviato a Copenaghen non fa mistero della gravità della situazione: al pastore rimangono provviste per nove mesi al massimo, e ha bisogno di rifornimenti. Occorre mettere in conto ingenti spese e molti rischi, ma è risaputo che nelle grandi imprese un rischio limitato raramente porta profitto. E il paese è grande e fecondo, se gli inviassero anche una sola nave potrebbe procurare un nuovo carico di tabacco. L’isola è coperta di vegetazione e abbatterla richiede molto tempo e un duro lavoro, ma lo affronterebbero con tutte le forze, se solo potessero contare su una nave.
tenne duro. Per molti mesi oltre i nove promessi. Con la sua scure nei giorni feriali e la confessione augustana la domenica. Ma non venne nessuna nave. Alla fine le provviste si esaurirono, i sopravvissuti furono costretti a lasciare l’isola e a cercare un imbarco su una nave straniera per far ritorno a Copenaghen. Nel suo profondo sconforto promise al Signore che se gli avesse concesso di arrivare sano e salvo avrebbe scritto un libro per la Sua maggior gloria.
Il Signore ascoltò le sue preghiere. Nel 1669 ricomparve a Copenaghen, e lo stesso anno rivide quell’uomo singolare che attraverso le opere delle tenebre aveva a sua volta imparato ad apprezzare la luce della Grazia. L’amico di aveva trascorso la sua prima giovinezza su un’isola delle Indie Occidentali, Saint Christopher, dove era passato attraverso difficoltà non minori di quelle che il pastore aveva affrontato a Saint Thomas. l’aveva incontrato per la prima volta durante i preparativi della sfortunata spedizione di : quell’uomo freddo e schivo aveva svolto allora attività di consigliere, ma si era rifiutato di partecipare al viaggio. All’inizio l’aveva trovato misterioso: non parlava molto e mai di se stesso, ma era capace di farsi ascoltare. Possedeva un’esperienza illimitata e le sue informazioni erano precise quanto sintetiche, comunicava un’impressione di tranquillità, decisione e sicurezza: un capo, un vincitore. Altrettanto non si poteva dire di : parlava troppo. Al tempo stesso il pastore aveva imparato ad apprezzare nello straniero un’indole cristiana piena d’umiltà. Di lui diceva che si era molto addestrato nella preghiera e nel timor di Dio. Quando, rivedendolo quattro anni dopo, costui gli raccontò le sue vicende a Saint Thomas e la promessa che aveva fatto al Signore, il pastore non fu quindi stupito di apprendere che quell’uomo severo aveva coltivato quel genere di riflessioni, e che fin dai tempi di Saint Christopher andava compilando un libro di preghiere. I due amici avevano avuto quasi lo stesso destino, entrambi avevano motivo di dimostrare al Signore la loro gratitudine e ognuno di loro finì così per pubblicare il suo libro a proprie spese.
arrivò per primo. Il privilegio reale è firmato il 29 novembre 1669 e l’avvertenza al lettore devoto a Dio è datata il giorno di Capodanno 1670. Il libro s’intitola Porto divino e reca il sottotitolo: “Una guida alla salvezza per tutti coloro che viaggiano per mare, con due sicuri piloti: il Verbo e la preghiera”. Si tratta di un libro di preghiere pensato per i marinai, ma si può credere che più di un abile pilota avrà le sue difficoltà a navigare tra quelle frasi elaborate e quelle espressioni fiorite. Mai era stato altrettanto eloquente. Con la sua “misera opera di carta” non intendeva solo mantenere il voto fatto a Saint Thomas: voleva anche dimostrare al mondo intero che lo sfortunato predicatore di si era preso la sua rivincita. Il privilegio del libro è corredato dalla firma autografa del re, e nell’introduzione si lascia elogiare in versi rimati. Era costume del tempo, certo, ciò non toglie che il pastore abbia stampato ben quattro lunghe poesie in sua lode. La dedicatoria all’autore riempie quattordici pagine del libro.
“Poiché sono io stesso semplice scrivo con semplicità e solo per i semplici, e non per i grandi e illuminati ai quali il mio stile e il mio discorso ingenuo non sono di alcuna utilità”, dice il pastore di Saint Thomas.
La sua misera opera di carta è tuttavia dedicata ai due astri immensi che ardevano in cielo e illuminavano la terra, al nobilissimo padre, potente signore e monarca assoluto, re Federico iii, quale sole che illumina il giorno, e all’illustre suo figlio, il principe della corona Cristiano, quale luna che risplende nella notte. Il duplice omaggio aveva uno scopo ben preciso. Nel momento in cui fu redatto, Federico iii era in punto di morte e , a , aveva messo in vendita da pochi giorni il libro di quando Cristiano v gli succedette al trono.
Poi anche il libro dell’amico andò in stampa. Visto accanto a quello di doveva sembrare molto modesto. Non c’era privilegio reale, l’autore non citava neppure il proprio nome, il libro fu pubblicato in forma anonima, e invece della dedica di al re e al Principe ereditario, lo sconosciuto aveva destinato il suo libro “Alla mia cara madre”. Soltanto una poesia encomiastica non aveva potuto evitare: era stata scritta da , che aveva potuto così veder stampate almeno le sue iniziali. Come poesia onorifica non valeva poi molto: il pastore si rendeva ben conto che l’amico non aveva lo stesso potere sulle parole che lui stesso poteva vantare:
È vero, l’intento è sincero, e per di più è espresso con la...




