E-Book, Italienisch, 191 Seiten
Reihe: Nichel
Galletta Nina sull'argine
1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-3389-318-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 191 Seiten
Reihe: Nichel
ISBN: 978-88-3389-318-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
È nata a Siracusa e vive a Livorno. Da ingegnere ha lavorato quasi vent'anni per un'ente pubblico. Con il romanzo Le isole di Norman (Italo Svevo Edizioni 2020) ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.
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Primo giorno
Buongiorno, signora.
Ingegnere.
Signora mi sembrava più gentile.
Non siamo qui per scambiarci gentilezze.
Ha ragione sa? È giusto tenere al proprio titolo.
Non è un titolo nobiliare. È il lavoro che faccio. Ingegnere.
Sapete che noi qui abbiamo un castello? Guardate là, sulla collina.
A parte che i titoli nobiliari sono stati aboliti.
Preferisce ingegnera? Sapete che quando è venuto il Soprintendente, per il nostro castello, è sceso dalla macchina, era una donna!
Addirittura.
E io l’ho chiamata signora, proprio come il geometra adesso con lei!
E se ne vanta?
E lei mi ha risposto: Architetta, mi deve chiamare architetta!
Ingegnere e basta mi va bene, non pretendo tanto. Cominciamo?
Il primo approccio non è stato un granché, pensa Caterina, possiamo solo migliorare. Il geometra dell’Impresa, dopo il passo falso su signora e ingegnere, sta zitto, rigido. Non ama essere ripreso, a quanto pare. L’assessore invece prosegue giulivo a illustrare le meraviglie del loro castello.
Caterina si fa forza. Tocca a lei mediare. È la rappresentante dello Stato, la Committenza. E poi è solo il primo giorno. Il giorno della consegna dei lavori, il momento in cui tutte le parti interessate si riuniscono per definire : con quali lavorazioni cominciare, come interromperle, quando terminare. Una sorta di fioretto in forma di elenco, da disattendere al primo inciampo.
È scesa dalla macchina e se li è ritrovati davanti, nel baluginio di una cappa umida e opprimente: il geometra dell’Impresa, l’assessore, il funzionario della Provincia, il rappresentante del Comitato locale. In fila sul ciglio dell’anonima strada provinciale, il traffico ridotto dal mese di ferie che si prepara, gli uomini aspettano, fino a che lei si decide, tira fuori dalla cartellina il verbale, e comincia a leggere:
Verbale di consegna dei lavori di realizzazione nuovo argine e opere idrauliche connesse, comune di Fulchré [...] La sottoscritta, ingegner Caterina Formica, in qualità di Direttore dei lavori, addivenuta in data odierna, 2 agosto 2005 in località Spina frazione di Fulchré, luogo dove si svolgeranno i lavori, alla presenza del geometra Bernini Car...
Non diamo un’occhiata prima?, la interrompe il geometra.
Non vuole firmare, pensa Caterina, ma preferisce assecondarlo. Meglio un atto firmato con qualche giorno di ritardo ma senza riserve che un verbale firmato subito e una lunga lista di rimostranze per iscritto il giorno dopo. Del resto Bernini, così si chiama il geometra, la prima nota gliel’ha già fatta recapitare qualche mese prima, appena saputo della sua nomina a nuovo incarico di direttore dei lavori. Un lungo elenco querulo, redatto di certo con l’auto di un avvocato amante delle incidentali e con una buona dose di ironia. Adesso è il momento di trattare, per evitare che quell’elenco venga ribadito, o peggio, che si allunghi ulteriormente.
Va bene, facciamo un giro di sopralluogo, dice Caterina grattandosi un braccio.
In fondo questi primi incontri sono dei rituali, momenti in cui ci si annusa a vicenda, come zanzare. Si sarebbe dovuta spruzzare un repellente, o portare una maglia a maniche lunghe. L’estate precedente, durante un rilievo in campagna, era stata costretta a lasciare la palina a un suo collega, e rifugiarsi in macchina. La sera Pietro le aveva contato addosso più di quaranta punture. Per ognuna aveva spalmato un po’ di cortisone, studiandone il percorso, costruendo una mappa. Il pensiero di Pietro la attraversa come un lampo, ed è costretta a chiudere gli occhi. Li riapre, ricomincia.
I picchetti sono stati posizionati?
Sì, stamattina.
L’area per i mezzi e i materiali?
L’assessore ha trovato una piazzola, qui a Spina.
Accanto a casa mia, così se qualcuno si avvicina io , dice l’assessore facendo il gesto del fucile.
Le baracche per gli operai?, lo ignora Caterina.
Arrivano nel pomeriggio.
Spogliatoi separati dallo spazio mensa, mi raccomando, che non voglio storie con l’ASL.
Come facciamo sempre, ingegnere.
Bernini, lo so. Siete la migliore impresa del mondo, come tutte al primo giorno... Assessore, che dicono in paese? I picchetti vanno bene? Coincidono con gli espropri?
Tutto a posto, ingegnere. Giusto ieri sera sono andato al bar per verificare.
Al bar?
Dal bar parte tutto, ingegnere. Lamentele poche... Anche perché nessuno crede che il cantiere cominci veramente.
Bene. Altro da segnalare?
Nulla, a parte la signora Bola, che vuole vederla.
Sì, ci passo più tardi.
Marco Piazza, il collega che si occupa degli espropri, le ha confermato che per i terreni è tutto a posto. In pochi mesi è riuscito in un miracolo. Centinaia di particelle, in un territorio segnato da liti di confine e da passaggi di catasto nel tempo, da un comune all’altro. Tutto firmato. Teoricamente i mezzi di cantiere possono entrare oggi stesso. A parte la signora Bola e Oreste Parini, ovviamente. Sarebbe bastato forse un po’ più di tempo, per convincerli, ma la consegna è diventata di colpo urgente, e ora eccoli qui, in piena estate, a ridosso delle ferie. Ma tanto a lei le ferie non servono più. Il volo prenotato da mesi, la caparra per l’alloggio. È rimasto tutto compresso dentro la sacca che Pietro ha riempito poche ore prima, l’alba ancora da arrivare, prima di chiudersi la porta di casa alle spalle. La detesto la tua gatta, solo questo le ha detto. Ora ha solo un cantiere da avviare, l’argine di Spina, e nessuno più a casa a spalmarle la pomata sulle punture di zanzara.
In ogni caso è grata a Piazza per il lavoro svolto, così non tocca a lei occuparsi di esseri umani, ma solo di tracciamenti, materiali, mezzi. Si volta verso il fiume: la presenza dell’alveo si intuisce dal canneto. In mezzo ai campi, dove sorgerà l’argine, ecco Pietro spuntare in mezzo al granturco. La sua testa di capelli corti e fitti, le sue tempie abbronzate. Solleva il borsone con cui è andato via di casa poche ore prima e lo lancia verso di lei. La cerniera si apre, sfuggono mutande e calzini, e con loro Nerina, che miagola di terrore. Caterina alza un braccio a proteggersi gli occhi, mentre il bell’ovale di Pietro si deforma, allungandosi verso l’alto, fino a svanire.
Tutto bene, ingegnere?
L’assessore la guarda serio.
Sì. Ho solo molto caldo.
Ingegnere! Si deve forgiare ai caldi della pianura!
D’estate a volte le capita di svenire. Nonostante gli anni non si è abituata a questo caldo che serra il fiato, così diverso da quello ventoso della Sicilia.
Le pannocchie sono ancora verdi, dice.
Con Piazza siamo d’accordo di aspettare ancora qualche giorno, per permettere ai proprietari di tagliare l’ultimo raccolto.
Lo so, me lo ha detto. Non vorrei dovessimo però aspettare troppo.
A me però i tempi me li contate a partire da oggi. Se poi sono in ritardo non è colpa mia, interviene Bernini.
Caterina sa che Bernini ha ragione. La consegna si poteva rimandare di qualche settimana, almeno fino ai primi di settembre. Non si inizia un cantiere ai primi di agosto. Fino al taglio del raccolto saranno solo operazioni preliminari, ma lei ha avuto ordine di consegnare oggi.
Ne terrò conto, non si preoccupi, dice Caterina voltandosi di nuovo verso i campi, a cercare le paline del tracciamento, nascoste dalle cime delle piante. Sono una persona corretta, aggiunge. Al primo giorno il committente è sempre il committente migliore del mondo, pensa facendosi il verso.
Su, andiamo a prendere una cosa fresca, si intromette l’assessore, e il piccolo corteo si avvia verso il bar.
Agosto è il mese peggiore per avviare un cantiere. Chiudono i fornitori, va in ferie il personale, scarseggiano materiali e manodopera. Ma le vie della politica sono sinuose e incoercibili, si annodano avanti e indietro fino a formare un groviglio. Non c’è neanche bisogno di una scadenza elettorale. Basta un malumore, una parola fuori posto, una cena andata storta ed ecco che un accordo salta, partono le telefonate, le lamentele, le pressioni. Caterina non sa quale sia stato l’innesco per oggi. Sa solo che è qui, a consegnare il cantiere dell’argine di Spina, nel peggiore dei giorni possibili. Forse basta appena una brutta nottata, come la sua, passata china sulla vasca, le ginocchia sulle piastrelle fredde, lo sguardo al mulinello ipnotico dello scarico, a cercare la forza per rialzarsi, una ricomposizione adeguata per il suo volto, un incastro in cui tutto torni funzionale, di gesso.
Il bar è deserto. Il proprietario pulisce il bancone con un movimento stanco. Dietro la vetrina due paste alla crema dall’aspetto poco invitante. Caterina le osserva senza decidersi, le impronte unte di tante colazioni disegnano delle ombre sul riflesso del volto di Pietro, i suoi occhi scuri e allungati, le labbra dalla linea marcata, rosse. Si volta, lo cerca, guarda fuori. Due vecchi stanno seduti davanti all’uscio, senza parlarsi. Solo, osservano le poche macchine che passano. Girano il collo da una parte, e poi dall’altra, in sincrono. Poche ore di sonno fanno brutti scherzi. Deve dormire. E cercare di rispettare gli appuntamenti.
Mi spiace per il ritardo, dice stringendo una limonata fredda.
Si figuri, in fondo siamo stati sotto al sole solo un’ora e mezza.
È un gioco di pesi e contrappesi, quello...




