Fountain | È il tuo giorno, Billy Lynn! | E-Book | www2.sack.de
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E-Book, Italienisch, 405 Seiten

Fountain È il tuo giorno, Billy Lynn!


1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-7521-534-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 405 Seiten

ISBN: 978-88-7521-534-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Vincitore del National Book Critics Circle Award Vincitore del Flaherty-Dunnan First Novel Prize Vincitore del Los Angeles Times Book Prize Finalista al National Book Award Fra i 100 'Notable Books of the Year' per il New York Times I dieci soldati della squadra Bravo hanno compiuto una coraggiosa azione di guerra in Iraq, immortalata per caso dalle telecamere di un tg; trasformati di colpo in eroi nazionali, vengono richiamati in patria per due settimane di Victory Tour (interviste in tv, visita alla Casa Bianca, comizi pubblici aperti dal sermone di un predicatore), che culminano nell'apparizione come ospiti d'onore alla tradizionale, popolarissima partita di football del Giorno del Ringraziamento. Durante questa fatidica giornata, fra le strette di mano ai petrolieri texani, le canne fumate di nascosto, il trauma ancora vivissimo della recente morte di un compagno, la sensualità delle cheerleader, le avances di Hollywood e una proposta di diserzione, il diciannovenne caporale Billy Lynn cerca di non impazzire: la mattina dopo, la squadra deve tornare al fronte. La spettacolarizzazione dello sport e della guerra, il conflitto di classe, lo strapotere dell'entertainment e del mercato, ma anche la forza dell'amicizia, la paura della morte, la scoperta dell'amore: c'è tutto questo, in un romanzo scatenato e brillante, osannato dalla critica, che ha consacrato il suo autore come una delle migliori voci della letteratura americana di oggi.

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LA COSA COMINCIA


Gli uomini della squadra Bravo non hanno freddo. È un Giorno del Ringraziamento gelido e spazzato dal vento, e le previsioni annunciano grandine e nevischio per il tardo pomeriggio, ma la Bravo è bella calda di whisky e Coca grazie all’epica lentezza del traffico prepartita e al minibar della limousine. Cinque bicchieri in quaranta minuti sono probabilmente una mossa azzardata, ma Billy ha bisogno di rilassarsi un po’ dopo la hall dell’albergo, dove svariati manipoli di compatrioti riconoscenti in overdose da caffeina si sono tuffati uno dopo l’altro contro il suo mal di testa da sbronza. C’è stato un tizio in particolare che gli si è appiccicato, un plum cake umano pallido e spugnoso ficcato dentro un paio di jeans inamidati e degli stivali fighetti da cowboy. «Io non sono mai stato nell’esercito», gli ha confidato quest’uomo, ondeggiando, gesticolando con il suo bicchierone gigante di Starbucks in mano, «ma mio nonno era a Pearl Harbor, mi ha raccontato tutto», e si è imbarcato in un discorso sconnesso sulla guerra, Dio e la patria mentre Billy si abbandonava, lasciava che le parole gli vorticassero e gli ruzzolassero dentro il cervello

terrorista

libertà

male

ndicisettembre

ndicisettembre

ndicisettembre

truppe

coraggio

sostegno

sacrificio

Bush

valori

Dio

La sfiga di merda ha deciso che sugli spalti del Texas Stadium Billy occuperà l’ultimo sedile della fila, quello più esterno, il che significa che dovrà accollarsi il peso di questi incontri per quasi tutto il pomeriggio. Gli fa male il collo. Stanotte ha dormito, ma male. Ognuno di quei cinque whisky e Coca lo fa sprofondare ancora di più nell’abisso, ma la vista della lunghissima limousine che accostava davanti all’albergo gli ha scatenato un fascio di desideri nervosi: un transatlantico di Hummer bianco come la neve, con sei finestrini per lato e i vetri neri per garantire la massima privacy. « cosa mi ci vuole!», ha gridato il sergente Dime fiondandosi sul minibar, mentre tutti salutavano con urla entusiastiche i vari fronzoli da pappone, ma dopo aver perso ogni speranza di riprendersi in tempi brevi Billy si lascia scivolare in un raggomitolato, segreto intontimento.

«Billy», dice Dime, «ti stiamo perdendo».

«No, sergente», risponde subito Billy. «Sto solo pensando alle cheerleader dei Dallas Cowboys».

«Ecco, bravo». Dime alza il bicchiere, poi dichiara con nonchalance, senza rivolgersi a nessuno in particolare: «Il maggiore Mac è gay».

Holliday strilla. «Che cazzo, Dime, sta qui con noi!»

E in effetti il maggiore McLaurin è seduto sul divanetto in fondo, a osservare Dime con tutta l’emozione di un pesce surgelato.

«Non sente un cazzo di quello che dico», ride Dime. Si volta verso il maggiore Mac e rallenta il discorso come se stesse parlando a un deficiente. «MAGGIOOO-RE MAC-LAAAUUURIN! IL SER-GEN-TE HOLLI-DAY, QUI, DICE, CHE LEI, È GAY».

«Oh, cazzo», geme Holliday, ma negli occhi del maggiore compare solo uno scintillio provocatorio, poi McLaurin protende il pugno per mostrare la fede nuziale. Tutti scoppiano a ridere.

Nel lussuoso abitacolo della limousine sono in dieci, gli otto soldati rimasti della squadra Bravo, il maggiore Mac, che li accompagna in qualità di addetto alle relazioni esterne, e il produttore cinematografico Albert Ratner, che al momento è rannicchiato in posizione BlackBerry. Contando la buonanima di Shroom e il povero Lake, gravemente ferito, tra loro ci sono due Stelle d’Argento e otto Stelle di Bronzo, per nessuna delle quali è facile dare una spiegazione sensata. «Che cosa pensavi durante la battaglia?», ha chiesto a Billy la giornalista televisiva carina a Tulsa, e lui ci si è sforzato. Lo sa Dio se ci si è sforzato, non smette di sforzarcisi, ma la della cosa, la vera e propria, quella cosa ineffabile, quale che sia, continua a sfuggirgli dalle mani, a sdrucciolare via, a divincolarsi.

«Non lo so bene», ha risposto. «Più che altro c’era una sensazione di rabbia cieca come quella che ci prende alle volte in macchina. Stava saltando tutto in aria, sparavano ai nostri, e io mi ci sono buttato in mezzo e basta, in realtà non stavo pensando proprio niente».

La sua principale paura, fino al momento in cui è cominciato lo scontro a fuoco, era stata quella di fare una stronzata. La vita nell’esercito è tremenda, in questo senso. Fai una stronzata, ti strillano, ne fai un’altra e ti strillano ancora, ma al disopra di tutte le stronzate piccole, insulse, sceme, fondamentalmente inevitabili, incombe la minaccia onnipresente della stronzata che ti può fottere la vita, una stronzata così profonda e globale da stroncare ogni speranza di redenzione. Un paio di giorni dopo la battaglia Billy stava camminando sul sentiero di ghiaia diretto alla mensa e di colpo eccolo lì, quel senso di tregua o di liberazione, l’alleggerirsi di un terribile fardello, e tutto ciò senza nessuno sforzo da parte sua se non l’emissione di un normalissimo respiro. Quel senso di , come se forse, chissà, ci fosse speranza per lui. Come se magari non fosse totalmente sacrificabile. A quel punto ormai il filmato di Fox News si stava diffondendo viralmente nella società e girava voce che la squadra Bravo stesse per tornare a casa, quel genere di discorsi forieri di speranza suicida a cui nessun soldato con la testa sulle spalle oserebbe mai dare credito, ma poi ecco, erano stati trasferiti a Baghdad con due ore di preavviso e da lì trasportati oltreoceano per il loro .

Una nazione, due settimane, otto eroi americani, anche se a rigore non esiste nessuna squadra Bravo. Sono la prima squadra del secondo plotone della compagnia Bravo, squadra composta a sua volta da due team, alfa e bravo, ma la Fox li ha ribattezzati squadra Bravo ed è così che sono stati presentati al mondo. Adesso che, alla fine del tour, si sente molle, satollo, cisposo, poco riposato e sovraesposto, Billy prova una certa triste nostalgia per l’inizio. Li hanno fatti salire in tutta fretta su un C-130 nel cuore della notte e sono decollati da Baghdad con una manovra a vite strettissima sopra l’aeroporto. Con loro c’era anche Shroom, in una bara coperta dalla bandiera, sul retro. Per tutto il volo fino a Ramstein un paio di membri della squadra sono sempre stati seduti al suo fianco, ma è agli altri che Billy sta pensando in questo momento, a quella ventina di civili di varie razze e accenti che hanno fatto il volo insieme a loro. Non certo spie: erano troppo paffuti, e avevano sorrisi troppo incuranti delle tragedie del mondo, e non appena l’aereo ha preso quota hanno messo su un festino. Whisky di prima qualità, musica a palla da una decina di stereo, una foresta di sigari cubani accesi: la fusoliera si è velocemente riempita di una mistura di fumo che pareva uscita dal pentolone di una strega. Si è scoperto che erano chef di alta classe. Al servizio di chi? Hanno semplicemente sorriso. «Della coalizione». Erano francesi, rumeni, svedesi, tedeschi, iraniani, greci, spagnoli, Billy non è riuscito a trovare una regola o un senso nelle loro nazionalità, ma tutti, fino all’ultimo, erano cordiali e generosissimi, pronti a spartire con i soldati quello che bevevano e fumavano. Era evidente che in Iraq avevano fatto un sacco di soldi. Uno degli svedesi ha aperto la sua valigetta di pelle di vitello e mostrato a Billy il bottino in oro che si era procurato a Baghdad, parecchi chili di collane, catene e monete, di metallo talmente puro che scintillavano di un colore più vicino all’arancio che all’oro. Lì, in mezzo al fumo di sigaro e al chiasso delle risate, Billy ha preso in mano una delle collane, per sentirne il peso. Aveva diciannove anni e non poteva immaginare che la guerra contenesse cose del genere, e che cazzo di peccato, per lui e il resto della Bravo, che la guerra non sia stata vinta nelle due settimane successive.

«Sì», sta dicendo Albert al cellulare, un modello particolare comprato in Giappone, dove sono due anni avanti a tutti nella corsa all’eccellenza della telefonia mobile. «Diglielo, davvero, glielo puoi dire, che questo film sarà un pugno allo stomaco. Ma darà anche delle belle soddisfazioni». Resta in silenzio per un attimo. «Carl, che ti posso dire? È un film di guerra: non tutti ne escono vivi». Nel frattempo, Crack legge ad alta voce le pagine sportive del , recitando le quotazioni di America’s Line in modo che Holliday e A-bort possano piazzare le loro scommesse. Esistono più di duemila modi di scommettere sulla partita, fra cui provando a indovinare l’esito del lancio iniziale della monetina, quale canzone aprirà lo show delle Destiny’s Child nell’intervallo, e in che quarto la telecronaca farà riferimento per la prima volta al presidente Bush.

Crack parla come se stesse leggendo una ricetta. «Il primo passaggio di Drew Henson durante la partita sarà: completo, meno duecento; incompleto, più centocinquanta; un intercetto, più mille».

«Incompleto», dice Holliday, prendendo un appunto sul suo taccuino.

«Incompleto», concorda A-bort, facendo un segno sul suo taccuino.

«E invece in che quarto me la farà leccare Beyoncé?», dice Sykes.

«Mai nella vita», risponde Holliday, senza scomporsi neanche per un istante.

«Fra un milione di anni», aggiunge A-bort, altrettanto impassibile. Mentre Sykes sta dicendo che sì cazzo, accetta la scommessa, Albert chiude di scatto il...



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