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E-Book

E-Book, Italienisch, 431 Seiten

Forte Due


1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-7304-132-0
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: Adobe DRM (»Systemvoraussetzungen)

E-Book, Italienisch, 431 Seiten

ISBN: 978-88-7304-132-0
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: Adobe DRM (»Systemvoraussetzungen)



Due vite che si incrociano ogni mattina al bar. Due sguardi che dicono molto di più delle parole e che iniziano insieme una 'non relazione' fatta di giochi e seduzione, al di là delle normali vie del corteggiamento. Due protagonisti che ci faranno entrare nelle loro vite attraverso il passato e i cinque sensi nel presente.

PUBLISHER: TEKTIME

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Due
CAPITOLO 15 Fine dei messaggi
Nel silenzio della riunione sento vibrare il telefono e sgranando gli occhi perché preso di sorpresa da questo suono sordo e così fisico, prendo in mano il telefono che ha lo schermo accesso e mi segnala l'arrivo di un nuovo messaggio. Così curioso di leggere cosa vorrà dirmi, non riesco neanche subito a togliere il salva schermo per poter accedere alla risposta. Dopo un paio di tentativi con le mani che sono più emozionate di me, arrivo a leggere il suo messaggio. Ci scambiamo così i primi SMS con una naturalezza tale che mi sembra di conoscerla da sempre. Poco dopo il capo mi riprende indirettamente, chiedendo la cortesia di spegnere i propri cellulari fino alla fine della riunione, fissando tutti la propria attenzione sullo schermo. Comincia così un filmato sulla Giordania ed ecco svelato almeno in parte il grande mistero che aleggiava nell'ultimo periodo. Alla nostra redazione è stato assegnato uno speciale su Petra e suoi dintorni, sui luoghi, i vissuti, i colori di una terra lontana. Così alcuni di noi dovranno trasferirsi lì per un intero mese, così da riuscire a conoscere a fondo tutte le caratteristiche del posto e poter fotografare la vita reale dei suoi abitanti e dei posti di maggiore importanza. Gli inviati prescelti saranno in due e ancora non sono stati decisi i nomi, mentre le foto verranno assegnate…a me.
Quando il direttore mi nomina, rimango impassibile, come se quello non fosse il mio nome. In redazione ci sono molti fotografi decisamente migliori di me, eppure mi hanno scelto. Ci vogliono alcuni secondi prima che io mi renda conto della grande possibilità che mi stanno affidando e dopo aver preso coscienza che tutti mi stanno guardando, riesco solo ad alzarmi in piedi e ad esclamare: “Io?”. Devo averlo fatto in modo così buffo che tutti scoppiano a ridere, tutti tranne il mio peggiore antagonista che deluso per aver perso questo servizio, si alza ed esce dalla stanza senza farsi troppi problemi. Comincio a ridere anche io, per poi risedermi e continuare ad ascoltare i dettagli del nostro viaggio. Cominceremo dal deserto, fino ad arrivare al Mar Morto, per poi finire a Petra dove sosteremo per più giorni. Infine ci spingeremo fino al Mar Rosso, rimanendo gli ultimi giorni ad Aqaba. Finita la riunione rimaniamo tutti a scambiare due parole nella sala dove ormai è tornata la luce, bevendo qualche bibita offerta per l'occasione dalla redazione. Appena verranno scelti i due giornalisti che verranno con me in Giordania, ci comunicheranno con più precisione il giorno di partenza. Non sto più nella pelle e il mio primo pensiero va proprio ad A. e al doverle mandare un messaggio per avvisarla della mia partenza. Con la stessa euforia con cui vorrei annunciarle della grande opportunità che mi si è presentata, ho all'opposto uno strano senso di smarrimento nel pensare che non la vedrò per un lungo mese e così decido di non dirle ancora nulla, prima voglio continuare il nostro gioco senza mettere nessuna pressione data da una partenza imminente.
Appena esco dall'ufficio chiamo però mia madre, e con lei torna l'eccitazione del viaggio e del mio primo servizio fotografico commissionato all'estero. Aspetto come sempre svariati squilli prima di sentire la sua voce, camuffata da un forte raffreddore che la sta attanagliando ormai da diversi giorni. Fortunatamente ora le è tornata la voce e così non devo fare un monologo come è avvenuto la settimana scorsa. Dopo un primo saluto frettoloso comincio a raccontarle tutto, lei sapeva di questa riunione e stava proprio aspettando per sapere di cosa si sarebbe trattato e ora mi ascolta, senza aggiungere altro, e capisco che è li al telefono solo per qualche colpo di tosse che rompe il silenzio dall'altra parte della comunicazione. Quando ho finito di parlare, cominciano a fioccare le sue congratulazioni, miste però a un po' di sana preoccupazione per tutto quel tempo in cui starò lontano. Fortunatamente con i cellulari difficilmente rimarrò senza poter comunicare e questo sembra rassicurarla almeno in parte. “Quando è fissata la partenza? Voglio vederti prima, capito?”. Fin dal mio primo viaggio da solo, la sera prima della partenza era di rito passarla insieme a cena con una bella pizza davanti e allo stesso modo si festeggiava il mio rientro. Così sia che andavo via per un giorno, sia che si fosse trattato di una vacanza lunga. La sera prima era un continuo chiacchierare su cosa avrei fatto e visto e al ritorno le conferme e i racconti di quanto passato, rimanendo svegli fino a tardi per vedere insieme tutte le foto fatte. Mia madre è sempre stata una appassionata dei miei lavori, fin da quando erano solo le fotografie di un ragazzo armato di macchina fotografica a livello amatoriale. Mi ha insegnato a guardare dentro ogni scatto, a catturare non solo le immagini ma anche le emozioni e a saperle trasmettere anche a chi avrebbe visto le foto senza essere stato sul posto dello scatto. Così il nostro gioco preferito era quello di vederle insieme, foto per foto e sentire prima cosa raffiguravano anche a livello di sensazioni i miei scatti attraverso i suoi occhi, e poi avere la mia versione e la storia di ogni oggetto o posto immortalato nei miei lavori. Quasi sempre lei riusciva a leggere esattamente quello che avevo vissuto o quello che volevo comunicare attraverso le mie immagini e la cosa mi riempiva di orgoglio e soddisfazione.
Passa una manciata di secondi dopo aver attaccato con mia madre, che sento arrivare un nuovo messaggio. Tutto felice prendo il suo cellulare pensando sia la mia A., ma mentre faccio per accenderlo mi accorgo che l'SMS è arrivato sul mio telefono e così, un po' deluso, leggo cosa c'è di nuovo. Il messaggio arriva dalla redazione, hanno scelto i due giornalisti incaricati e domani mattina alle 8 dobbiamo stare in aeroporto. La notizia mi prende veramente alla sprovvista, pensavo sarebbe passato qualche giorno prima che tutto avesse trovato una dimensione concreta e invece mi ritrovo con poche ore per fare tutto e preparare la valigia per un lungo mese da passare tra deserto e luoghi lontani.
Richiamo al volo mia madre, per avvisare che da li a poco sarei tornato da lei, per la nostra cena rituale di pre-partenza e poi di corsa a casa a preparare quel poco di necessario per questo genere di viaggio. A questo punto non so se avvisare la mia amica di gioco, ma penso che sarà meglio farlo domani mattina magari scattando una foto direttamente dall'aeroporto, così avrò tutto il tempo per trovare le parole giuste e inventarmi anche qualcosa per non interrompere il nostro gioco in queste lunghe settimane.
Dovendoci spostare in diversi posti lì in Giordania, opto per una valigia trolley di dimensioni ridotte, portando veramente il minimo indispensabile. Più ricca invece la borsa della mia macchina fotografica, non potendo lasciare nessun accessorio che potrà servirmi durante tutto il soggiorno. Metto tutto davanti alla porta, pronto per il giorno dopo ed esco per andare al paese di mia madre. Porto con me il suo cellulare per poterle mandare un messaggio della buona notte e così in macchina ne approfitto per collegare la playlist allo stereo e ascoltare le canzoni a tutto volume durante il viaggio. Quando arrivo davanti casa di mia madre, vedo il fumo uscire dal comignolo e non vedo l'ora di potermi scaldare davanti al caminetto acceso. Entro dentro la cucina e la vedo armeggiare con il forno, mentre prepara lei stessa le pizze per la cena. “Ti ho comprato la mozzarella di bufala, sei fortunato che l'abbia trovata nonostante il pochissimo preavviso”. Così mi saluta, senza distogliere lo sguardo dalle sue teglie piene di colori e profumi. Respiro la normale tensione che ha sempre prima di ogni mio viaggio, mascherata dal suo gran da fare per preparare tutto alla perfezione. Una volta seduti con la cena pronta e fumante davanti a noi, comincia a rasserenarsi e così iniziamo a parlare della Giordania e di quello che sono riuscito a sapere documentandomi poco prima di uscire di casa per venire qui. Ho anche stampato il programma del viaggio, con tutti gli alberghi dove alloggeremo e le date di ogni spostamento, così per qualsiasi cosa saprà come contattarmi.
Finita la cena con i cannoli alla ricotta comprati strada facendo, in una pasticceria che li prepara espressi, mia madre comincia a rassettare la cucina e così ne approfitto per scrivere ad A. Vado a cercare il telefono nel cappotto e mi risiedo davanti al caminetto che mi brucia le gote e accendo il telefono. Nonostante però ci stia provando, il cellulare non ne vuole sapere, a quanto pare si deve essere completamente scaricato in macchina. Non ho con me il carica batterie, rimasto dentro al sacchetto verde già pronto dentro la valigia e così faccio per andare via, vista anche l'ora tarda. Mia madre però mi ferma, chiedendomi di rimanere qualche altro minuto mentre finalmente anche lei si riposa davanti alla legna che arde. Cominciamo a parlare dei viaggi che abbiamo fatto insieme quando c'era ancora mio padre e i ricordi si susseguono come una valanga che riempie il cuore. Seduto davanti al caminetto, con mia madre al mio fianco, rilassati dentro i nostri ricordi. Nulla sembra poter rompere questo incantesimo fino a quando l'orologio della chiesa batte le undici e risvegliato da questo sogno ad occhi aperti, decido che è proprio ora di andare e così, salutata mia madre, mi rimetto in macchina e torno a Roma.
La prima cosa che faccio entrando in casa e aprire la valigia per prendere il carica batterie. Non c'è niente da fare, nelle...



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