Fiorillo | Berlino verso sud | E-Book | www2.sack.de
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E-Book, Spanisch, 304 Seiten

Fiorillo Berlino verso sud

Solo al buio ci vediamo davvero.
2. Auflage 2025
ISBN: 978-3-8192-0404-3
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Solo al buio ci vediamo davvero.

E-Book, Spanisch, 304 Seiten

ISBN: 978-3-8192-0404-3
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Questo libro è interamente scritto in lingua italiana. A causa di una limitazione tecnica della piattaforma, la lingua potrebbe risultare "spagnolo" nei dati di sistema, ma il testo è italiano al 100%. Prima edizione pubblicata in Germania. In un Europa scossa da una catastrofe improvvisa, tre giovani si ritrovano a lottare per la sopravvivenza in una Berlino spettrale, sospesa tra silenzi irreali e minacce invisibili. Ogni passo fuori dal rifugio può essere fatale, ma anche restare fermi significa arrendersi. Tra paesaggi devastati, legami profondi e scelte che lasciano il segno, si snoda un viaggio emotivo e fisico che mette alla prova ogni certezza. Un romanzo intenso, realistico, lontano dai cliché del genere: qui non ci sono eroi, solo esseri umani spinti oltre i limiti, in cerca di un nuovo senso. Una storia che parla di ciò che resta, quando tutto il resto è crollato.

Andrea Fiorillo è un autore italo tedesco che scrive romanzi intensi e profondi. Cresciuto tra due culture, ha lavorato per anni nel settore sociale e sanitario, a stretto contatto con la fragilità umana. Berlino verso sud è il suo esordio letterario, ispirato a una realtà purtroppo sempre più concreta: la guerra. Il romanzo immagina uno scenario estremo, ma tristemente plausibile. In mezzo alla distruzione, resta ciò che conta davvero: l amore, la solidarietà, il coraggio di restare umani. Quando la normalità svanisce, emerge ciò che siamo davvero. Ed è lì che nasce la speranza.
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1 L'ALBA OSCURA


Martedì, 01 giugno, 2027

Matthias si riscosse di colpo, rendendosi improvvisamente conto di trovarsi ancora nel luogo che era diventato la sua casa nelle ultime due settimane – da quel momento in cui tutto era iniziato. Eppure, era completamente disorientato e aveva la sensazione di cadere nel vuoto. Voleva alzarsi dal materasso per cercare una fonte di luce che potesse aiutarlo a orientarsi. Il cuore gli batteva forte nel petto, il polso gli rimbombava nelle orecchie.

«Ancora un attacco di panico?», si chiese, sperando che non fosse così.

Finalmente riuscì a scorgere un raggio di luce nell’oscurità totale della stanza – probabilmente luce lunare – che filtrava da una piccola fessura nella finestra del seminterrato. Per la prima volta in quelle due lunghe settimane la luna si mostrava e illuminava la notte.

Appena riuscì a ritrovare l’orientamento e a capire dove si trovava, strisciò fuori dal sacco a pelo, che era stretto e stranamente umido. Aveva sudato molto.

«Strano», pensò. «Non faceva poi così caldo... Sarà stato lo stress? O un incubo?», sussurrò a mezza voce.

Sentì improvvisamente il bisogno urgente di urinare. La «toilette» era costituita da un vecchio secchio di vernice, su cui era stato posato una vecchia Tavoletta da WC. Il secchio veniva svuotato solo una volta al giorno: la sera, a turno, da lui o da Lukas. Da quando qualcuno aveva tentato di forzare la porta del seminterrato, non osavano più salire di sopra durante il giorno.

Due giorni prima, il suo migliore amico e coinquilino Lukas era uscito come sempre per svuotare il secchio. Qualcuno lo aveva visto. Era riuscito a rientrare appena in tempo, e poco dopo qualcuno aveva iniziato a colpire violentemente la porta, cercando di aprirla, gridando dall’esterno. Per fortuna la porta era ben chiusa dall’interno, e lo sconosciuto non era riuscito a entrare. Ma se ci fosse riuscito? Avrebbero rubato il poco cibo che avevano? O peggio – li avrebbero feriti o uccisi?

Questi pensieri cupi li accompagnavano ormai ogni giorno. Anche per questo non avevano quasi dormito nelle ultime due notti. Non avevano più osato svuotare il secchio.

Lo stimolo divenne insopportabile e Matthias decise di andare in un angolo e fare la pipi nel secchio, che ormai era quasi pieno. Cercò di fare il meno rumore possibile per non svegliare Lukas. Nonostante la sua cautela, era difficile non fare rumore in un seminterrato di appena sette metri quadrati. Mentre si rialzava, distratto dall’odore pungente dell’urina, urtò con il ginocchio sinistro una piccola mensola in legno di ciliegio appoggiata al muro.

Non era fissata, e sopra vi erano appoggiati oggetti alla rinfusa. Mentre cercava di tirarsi su i pantaloni da tuta con una mano, tentò con l’altra di sorreggere la mensola. Questa vacillò. Chiuse gli occhi, fece una smorfia e digrignò i denti – ma era troppo tardi.

Un piccolo vaso rosso di terracotta, ancora coperto di terra secca, cadde sul pavimento sporco di piastrelle. Nulla poté attutirne la caduta – si frantumò con un tonfo sordo.

«Merda...», sussurrò Matthias stringendo le spalle. Guardò verso Lukas e aggiunse piano: «Scusa.»

Lukas aprì gli occhi e si mise a sedere di scatto nel sacco a pelo, come una marionetta che salta fuori dal suo guscio. Rimase seduto sul materasso, le gambe ancora distese, cercando di capire cosa fosse successo. Per un momento gli girò la testa, poi riconobbe la figura goffa di Matthias, che si stava tirando su i pantaloni. Sospirò, quasi sollevato, ma comunque infastidito.

«Spero che il secchio non sia pieno... È già sorto il sole?», chiese con la sua voce profonda.

«Non ne ho idea, ma credo che manchi poco. Prima di fare pipì ho guardato fuori dalla finestra. Si riesce a vedere il cielo, sai?», rispose Matthias. Dopo una breve pausa aggiunse: «Sembra che finalmente la cappa di fumo e polvere si sia diradata. Ho quasi visto la luna...»

Non fece in tempo a finire la frase, che Lukas si liberò di colpo dal sacco a pelo, come se fosse stato trattenuto da fili invisibili. In un attimo si trovò in piedi, in mutande, e si avvicinò alla finestra del seminterrato parzialmente barrata. Due assi impedivano la vista completa. Alzò le sopracciglia, sorpreso, e guardò Matthias con un sorriso vero. Era commosso. Rivedere la luna lo toccava profondamente. Pensò a quanto gli era mancata.

Viveva a Berlino, una città piena di inquinamento luminoso, e non ricordava l’ultima volta in cui l’aveva vista così chiaramente. Lavorava come Barista e cameriere, per lo più di sera, spesso era in giro di notte - eppure non aveva mai visto la luna così.

Di giorno suonava la chitarra, andava in palestra, nuotava per restare in forma. Aveva poco più di vent’anni, era attraente, capelli biondi corti, un bel sorriso e una risata contagiosa – forse anche perché fumava spesso erba.

Ma era un enigma. Quando si trattava di sentimenti, si chiudeva in sé. Parlava poco, quasi nulla. Forse per questo si nascondeva dietro al suo sorriso. Quando sorridi, nessuno ti chiede se stai bene.

Continuò a fissare la luna, con i suoi occhi azzurro chiaro. E con un impulso spontaneo abbracciò Matthias. Matthias ricambiò calorosamente l’abbraccio, sorrise e scherzò: «Non mi sono lavato le mani...»

Lukas sorrise: «Come sempre.» E risero entrambi.

Poi Matthias pensò a quanto desiderasse non solo lavarsi le mani – ma farsi una vera doccia. Un lavaggio rapido, un bagno caldo... qualsiasi cosa. Da due settimane non avevano più a disposizione acqua corrente. Qualsiasi alternativa – un fiume, un ruscello, persino un idrante – sarebbe stata meglio delle salviette umide per bambini che usavano per «rinfrescarsi». Da quando si erano barricati nel seminterrato con le provviste, non lo avevano ancora lasciato. Entrambi sentivano la mancanza dell’acqua sulla pelle, sul corpo.

Dopo qualche secondo, i due tornarono seri. La luna scomparve dietro una nuvola di passaggio, e l’oscurità tornò.

Con un leggero sospiro si sdraiarono di nuovo sui loro letto, che consisteva in un paio di pallet di legno ed un vecchio Materasso che avevano portato nel seminterrato mesi prima.

Speravano di riuscire a dormire un’ora in più. Era quasi mattina, pensò Matthias.

Circa un’ora dopo, un debole bagliore cominciò a filtrare dalla piccola fessura della finestra del seminterrato. Da giorni non succedeva che la luce diretta riuscisse a penetrare il cielo, che dal 16 maggio sembrava una coltre soffocante di polvere e fumo su Berlino. Matthias fissava con nostalgia quella luce. Voleva più luce. Non sopportava più il buio. Probabilmente stava sorgendo il sole, pensò.

Balzò dal letto senza fatica, non essendosi più infilato nel sacco a pelo fradicio di sudore. Si chinò, prese un vecchio martello che avevano trovato da qualche parte, e si avvicinò alla finestra del seminterrato. Era chiaro cosa volesse fare: cercava di estrarre i due chiodi dal telaio che tenevano una delle assi – sperando di far entrare un po’ di luce e forse anche aria fresca. Lukas era ancora nel sacco a pelo, mezzo addormentato, e lo osservava con gli occhi socchiusi. Anche lui aveva capito cosa stesse facendo Matthias.

«Non fare rumore», disse con voce profonda e seria, quasi preoccupata.

«Non preoccuparti... Sto attento», rispose Matthias deciso. «Fidati un po’: un po’ d’aria e di luce ci farà bene. Altrimenti impazzisco in questo buio.»

Cominciò a fare leva tra l’asse e il telaio con il retro del martello. I chiodi arrugginiti cedettero con un piccolo «crack!», saltarono fuori e lasciarono due fori nel legno. Matthias riuscì ad abbassare l’asse, e un timido raggio di luce entrò nel seminterrato. Per un momento riuscirono di nuovo a vedere chiaramente i propri volti. Per la prima volta dopo due settimane, la luce naturale illuminava i loro lineamenti.

Il seminterrato si trovava nel piano interrato di un vecchio edificio che aveva resistito sia ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che agli anni della DDR1. L’edificio si trovava in Winsstraße, nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg. Un tempo quartiere operaio, era diventato negli anni 2000 un Kiez2 molto amato da studenti, artisti e giovani famiglie.

Lukas e Matthias amavano le strade alberate, le cui chiome brillavano di un verde intenso in primavera. Il profumo di caffè appena fatto e di dolci caldi si mescolava al brusio delle voci e al tintinnio delle tazze. Nei piccoli café biologici la gente sedeva all’aperto, leggeva, rideva, si lasciava accarezzare il viso dal sole. I mercatini dell’usato si susseguivano, pieni di oggetti con storie da raccontare, e nei cortili interni amorevolmente ristrutturati fiorivano lillà e crescevano pomodori nei vasi.

Era un quartiere pieno di vita – con vecchie case affascinanti, l’asfalto sollevato dalle radici degli alberi e scene domenicali che sembravano uscite da un libro illustrato sulla pace: bambini che giocavano a rincorrersi nei parchi, mentre...



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