E-Book, Italienisch, 176 Seiten
Reihe: Amazzoni
Durante Enne
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-6243-434-8
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 176 Seiten
Reihe: Amazzoni
ISBN: 978-88-6243-434-8
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Nata a Montebelluna nel 1975, è copywriter e consulente di comunicazione freelance. Fino al 2009 ha lavorato come ricercatrice di tendenze coordinando per la Camera di Commercio di Treviso un gruppo di stilisti, designer, artisti, progettisti e fotografi. Il suo primo romanzo - La proibizione - è uscito nel 2019 per l'editore Laurana. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle riviste 'Altri Animali', 'Leggendaria', 'L'ircocervo' e 'Vibrisse' e nella raccolta Polittico (Caffèorchidea, 2019). Dal 2019 collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi.
Autoren/Hrsg.
Weitere Infos & Material
UNO
Lunedì 11 gennaio 2016
Ore 9,25 e a seguire
Mio caro Enne.
Sono passati quasi tre anni da quando ci siamo salutati. M’avevi raccomandato di darti notizie e aggiornarti sui miei progressi. Non l’ho dimenticato, ma per vari motivi riesco a farlo solo ora: ci sono stati diversi accadimenti e ho dovuto applicarmi con tutte le mie forze per contrarre nuove abitudini. So che puoi capirmi.
Sarai felice di sapere che ho trovato di che mantenermi. Il lunedì, il martedì e il venerdì mattina sono impegnato all’ufficio postale di Montebelluna. Ci vengo per conto di altre persone: spedisco e ritiro pacchi e raccomandate, pago bollettini di conto corrente postale e qualche vaglia. Immagino sorriderai, sapendo che proprio uno come me trascorre le sue giornate in un ufficio pubblico mettendosi in coda al posto degli altri. Ma ti prego di accantonare ogni pensiero, idea o considerazione già formata su quel che faccio e quel che sono: nove volte su dieci, credimi, t’inganneresti. Per tutto questo vengo pagato otto euro netti all’ora, un compenso che una volta avrei considerato a metà fra l’insulto e lo scherzo, e che oggi accetto senza battere ciglio: vedi come si cambia? Quel che mi sembrava inconcepibile ora è il mio naturale modo d’essere, tanto che non riuscirei a pensarmi diversamente.
Va da sé che i miei clienti sono tutti soggetti privati: persone anziane, persone che lavorano tutto il giorno, oppure persone che detestano stare in coda. Non che non le capisca, ero così anch’io. Eppure oggi non porto con me nulla da leggere – né libri, né giornali – e nemmeno ascolto musica. Il mio telefono cellulare – un vecchio Nokia ricondizionato di tre anni fa – non ha la connessione internet. Detto altrimenti, non faccio niente per impiegare in modo proficuo il tempo che trascorro qui. Ritengo che controllare il tempo attraverso il suo uso, trasformando il tempo sprecato in tempo utilizzato, non sia altro che un autoinganno: ci sarà sempre del tempo non controllato, da qualche parte, del tempo vuoto, tempo che scivola dagli interstizi di tempo. Potrei dirti che ho scelto di vivere consapevolmente non solo il tempo sprecato da me, ma anche il tempo sprecato dagli altri, mettendomi in coda al posto loro; che ho trovato la maniera di controllare il tempo accettando l’intrinseca impossibilità di controllarlo. Ma la verità è che ho bisogno di soldi, e fare la coda all’ufficio postale è una delle attività che mi permettono di sopravvivere.
Nondimeno, aspettare all’interno di queste grandi stanze impersonali che ogni giorno si animano di volti, fiati, odori e ingombri di persone sempre diverse, mi appaga: mi trasmette un tranquillo, benefico, senso di comunione con l’intero genere umano. È una sorta di letizia se non di vera felicità, e se anche mi dispiace non potermi dichiarare senza dubbio felice, il sapermi lieto la considero comunque una fortuna. Una fortuna non disponibile a tutti, Enne, una fortuna che ho saputo conquistarmi con le unghie e i denti.
Come ti dicevo, i miei clienti sono soggetti privati. Non potrei farmi utilizzare (ecco: utilizzare è il termine che meglio descrive il rapporto che ho con loro) da aziende oppure da istituzioni. Dovrei aprire una partita Iva, emettere fattura, rientrare cioè in quel sistema di transazioni economiche che ho conosciuto fin troppo bene nella mia vita di prima e dal quale non voglio farmi riacciuffare. Ma no, non ce l’ho col nostro caro, vecchio, grasso capitalismo – se è a questo che stai pensando – è con la mia vita di prima in quanto tale che non voglio avere più niente a che fare – hai presente gli spettri orbi e muti che ti atterrivano quando ancora eri un bambino?
Il mercoledì e il giovedì sono impegnato al Centro Unico Prenotazioni dell’ospedale di Montebelluna: prenoto esami e visite mediche e ritiro referti. In questo caso i miei clienti sono solo persone molto anziane, le uniche che acconsentono a utilizzarmi per un’incombenza tanto delicata e personale. Del resto, non hanno alternative. Riesci a immaginare, Enne, quanto sia gravoso dover dipendere dagli altri per le proprie necessità pratiche e i bisogni del corpo? L’esperienza mi ha insegnato che è il costo più grande che la vecchiaia impone. È imbarazzante doversi mostrare nudi senza nessuna voglia o desiderio, è umiliante farsi imboccare, sistemare il cuscino sotto la nuca e lavare le parti intime, ma è altrettanto umiliante condividere informazioni che ci riguardano e che vorremmo tenere per noi. È come se qualcuno tirasse con forza la cerniera che tiene la nostra anima accostata al petto per farla cadere a terra, spogliata e inerme, visibile a chiunque. Un’anima esposta alla pietà ma anche a un segreto compiacimento, perché tutti ci sentiamo più forti quando possiamo constatare le debolezze nel nostro prossimo. Chi si serve di me, pagandomi, lo fa per non doversi appoggiare ad altri; pur nella riluttanza, io sono il male minore. Eppure noto che con me queste persone si sentono tutto sommato a loro agio. Il motivo è che non do loro la minima confidenza e mi pongo, a tutti gli effetti, come qualcosa di cui fare uso, una macchina da sfruttare per una specifica e circostanziata funzione, un utensile tecnicamente complesso e umanamente semplificato. Nessuno può sentirsi in imbarazzo di fronte a una macchina. Nessuno può sentirsene umiliato. E se anche dell’umiliazione dovesse prodursi, la macchina non la noterebbe, rendendola invisibile. Nel mio essere macchina, Enne, so di compiere verso queste persone il più grande atto di compassione possibile: quello di chi si vieta l’esercizio della compassione stessa.
Tra ufficio postale e CUP, riesco a guadagnare circa cinquecento euro netti al mese. Non sono molti. Se dovessi pagare un mutuo o un affitto, se avessi una moglie o una compagna che non lavora, dei figli a carico, genitori da accudire o da mantenere, oppure se avessi, banalmente, uno stile di vita dispendioso, cinquecento euro sarebbero una cifra trascurabile. Tuttavia non solo non rientro in nessuno di questi casi (neppure per stile di vita – e qui immagino la tua suprema meraviglia), ma i cinquecento euro non sono la mia unica entrata: da tre anni, e cioè da sette giorni esatti dopo l’incidente, svolgo per conto della fondazione che l’amministra l’attività di giardiniere e custode notturno di Villa Zuccareda Binetti. Si tratta di mansioni semplici, che non richiedono competenze o abilità particolari. Il parco della villa è grande, ma il bilancio della fondazione non permette di assumere un giardiniere specializzato. Io non ho alcuna conoscenza di giardinaggio, non ho un particolare interesse o predilezione per alberi e piante, potrei anzi dire che alberi e piante sono fra le cose che m’interessano meno. Tutto ciò che mi si chiede è falciare l’erba sui declivi, tosare il prato attorno alle pertinenze (villa padronale e casa colonica), e potare gli alberi quando i rami sporgono troppo, determinando un pericolo o un danno estetico.
L’attività di custode notturno m’impegna ancora meno. La villa, come sai, si trova in un luogo appartato. I cancelli vengono chiusi ogni sera (sono io a occuparmene), ma talvolta s’intrufolano, attraverso i punti smagliati della recinzione, coppiette che cercano un posto dove amoreggiare, semplici curiosi (dalla terrazza si gode di una vista molto bella) ma anche potenziali malintenzionati. Per scoraggiare le intrusioni, tengo sempre una luce accesa anche di notte nel piccolo appartamento dove dormo. Ogni sera, alle ventitré e trenta e per circa mezz’ora, prendo una torcia elettrica e faccio un giro di perlustrazione del parco. Di solito non trovo niente. Rare volte mi è capitato di spaventare qualche coppietta che passeggiava nel carpineto. In una sola occasione ho sorpreso tre ragazzi, sotto il castagno, mentre fumavano cannabis. Mi è successo, al mattino, di dover raccogliere mozziconi di sigaretta gettati a terra o qualche profilattico usato. Ma sono inconvenienti trascurabili. Ti prego di non considerare tutto ciò come mortificante, non lo è in alcun modo. Sarebbe così bello, Enne, se tu riuscissi a vedere le cose dal mio stesso punto di vista! So che ora siamo distanti più che mai, ma è forse arrivato per noi il momento di scoprire quanto riusciamo a essere indulgenti l’uno nei confronti dell’altro.
Con le attività di giardiniere e di guardia notturna guadagno trecento euro netti al mese; mi è inoltre concesso di occupare a costo zero l’appartamento di Villa Zuccareda Binetti. La mia disponibilità mensile è dunque di ottocento euro netti circa: mi occorrono per mangiare, per la benzina, per il telefono, per i pochi vestiti che acquisto, per le spese mediche. Riesco a mettere da parte qualche risparmio perché, pur con la più rigorosa programmazione, non mi è dato di prevedere gli imprevisti, che sono per natura imprevedibili. Se ci pensi, Enne, noi esseri umani viviamo sopra zolle di crosta terrestre che si spostano sopra un mare di magma ribollente, e la vita che pure prolifera su queste gigantesche zattere non può non contenere una certa dose di rischio. Si rischia sempre, Enne, rischiamo tutti. Eppure, per quanto è possibile... Sì, per quanto è possibile...
Ma in generale il mio reddito mi è più che sufficiente: non ho famiglia, non ho legami, nessuno si aspetta nulla da me e le mie abitudini sono morigerate. Non esco la sera (non potrei, data la mia attività di custode), non frequento locali, non vado a spettacoli o concerti, non viaggio. Prendo qualche libro in prestito dalla biblioteca, ma solo di tanto in tanto; non voglio ricadere nell’antico vizio e ripristinare il passato, per quanto in...




