Dickens | Nicholas Nickleby | E-Book | www2.sack.de
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E-Book, Italienisch, 1294 Seiten

Reihe: Classici

Dickens Nicholas Nickleby


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-173-5
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 1294 Seiten

Reihe: Classici

ISBN: 979-12-5649-173-5
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Dickens scrisse Nicholas Nickleby tra il marzo del 1838 e il settembre del 1839. Traendo vantaggio dalla fama ottenuta con Il Circolo Pickwick, ma continuando allo stesso tempo la crociata di critica sociale iniziata con Oliver Twist, Dickens crea un romanzo unico, nel quale lo schema dei grandi romanzi d'avventura del xviii secolo si unisce a quello dei romanzi di formazione, anticipando alcune delle opere più importanti dello stesso autore, come David Copperfield e Grandi Speranze. Con un abile uso di umorismo e pathos, attraverso le avventure dell'onesto e fiducioso Nicholas, Dickens critica le istituzioni scolastiche, rivela il suo amore per il teatro, e analizza l'importanza dello status sociale nella Londra vittoriana, in una carrellata di personaggi dalla caratterizzazione così vivida, completa e memorabile, da superare tutte quelle mai create nelle sue opere.

Charles Dickens nacque a Portsmouth nel 1812 ma si trasferì ben presto a Londra dove visse fino alla sua morte, nel 1870. Autore di bestseller come Oliver Twist, David Copperfield o il Canto di Natale, Dickens fu anche filantropo, editore di due periodici, giornalista e opinion maker. La prosa di Dickens ci sorprende oggi per la sua straordinaria modernità e per la capacità di evocare scene e personaggi che pochi altri contemporanei hanno descritto.
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Introduzione

di Livio Crescenzi e Chiara Voltini

Uscito in un momento in cui la fama di Dickens stava crescendo in modo vertiginoso in tutta l’Inghilterra, Nicholas Nickleby – o meglio La vita e le avventure di Nicholas Nickleby (The Life and Adventures of Nicholas Nickleby)1 – è oggi, dopo quasi due secoli dalla sua prima pubblicazione, un’opera piena di vitalità.

Dickens scrisse Nicholas Nickleby in un periodo in cui le sue energie creative sembravano essere inesauribili. Si trattava del suo terzo romanzo, eppure quando firmò il contratto, il 24 novembre del 1837, aveva da pochi giorni terminato il primo – Il Circolo Pickwick (Mattioli 1885, 2022) – e quattro mesi dopo, quando iniziò effettivamente la stesura di questo libro, doveva ancora scrivere più della metà del secondo, Oliver Twist (Mattioli 1885, 2023). Con questo accordo infatti Dickens si impegnava a completare contemporaneamente due lunghi romanzi (un’impresa nella quale non si cimentò mai più in seguito).

Nicholas Nickleby venne pubblicato in diciannove puntate mensili dall’aprile 1838 all’ottobre 1839 sul settimanale di Chapman & Hall, per poi uscire in volume nel 1839, sempre per la casa editrice britannica Chapman & Hall. La nuova iniziativa editoriale ricalca la formula del racconto a episodi, sulla base dell’esperienza e del successo inaugurato con Il Circolo Pickwick, che arrivò a vendere cinquantamila copie al mese per ogni puntata, al costo di uno scellino a numero e due scellini per la doppia emissione finale: cifre, dunque, di tutto rispetto.

È interessante notare che sulla copertina non appare il nome di Charles Dickens, ma solo il suo pseudonimo ‘Boz’: per giunta non in quanto autore ma semplicemente in qualità di editor di queste avventure narrate da altri – come se la loro paternità fosse da ascrivere a qualche fonte estranea. Ogni puntata della serie era illustrata: in questo caso dal suo artista preferito, Hablot Knight Browne, noto anche con lo pseudonimo di ‘Phiz’.

Il turbinio della frenetica attività letteraria alla base della creazione dell’opera si riflette in tutta la narrazione, e l’enfasi sul divertimento, sull’allegria, sull’ilarità e sull’importanza degli affetti, sottolinea come Dickens avesse intenzione di creare un’opera simile al Circolo Pickwick.

Del resto da una parte l’affinità con il primo romanzo è dichiarata esplicitamente nel contratto firmato da Dickens,2 dall’altra questa corrispondenza è ulteriormente evidente nella lunghezza, nella struttura e nello stile del testo: due lunghi romanzi dai toni umoristici, ambientati in un periodo più o meno contemporaneo a quello in cui visse l’autore, che si distinguono per la creazione di una grande varietà di scene, per la precisione nell’osservazione dei dettagli, ma soprattutto per la vivacità dei personaggi e delle loro avventure.

Definito il più teatrale di tutti i romanzi di Dickens, Nicholas Nickleby narra le avventure e le disavventure di un giovane e coraggioso protagonista nell’Inghilterra del xix secolo, Nicholas per l’appunto, figlio di un gentiluomo che ha fatto un cattivo investimento (su sollecitazione della sua dolce moglie, tanto sventata quanto vanitosa) e poi convenientemente è morto, lasciando moglie, figlio e figlia ad affrontare le conseguenze. Dato che questa è l’Inghilterra vittoriana, dove le ‘reti di sicurezza’ sociali erano ancora un concetto vagamente futuristico, la loro unica possibilità è fare affidamento sulla bontà dello zio Ralph, fratello del padre scomparso. Sfortunatamente, Ralph Nickleby dimostrerà tutto il meschino egoismo di Scrooge, ed essendo il cattivissimo della storia, per il quale non esiste alcun orizzonte di redenzione o di ravvedimento, disprezzerà a prima vista il figlio del suo defunto fratello e costringerà la cognata e la nipote a vivere in condizioni di quasi totale miseria.

Nicholas, un giovanotto generalmente allegro e di buon cuore – anche se un po’ fumantino – cercerà di farsi strada nella vita in vari modi, aiutato e ostacolato da un insieme di personaggi di contorno tipicamente dickensiani.

Dickens ammirava molto i romanzieri del xviii secolo – Henry Fielding, Laurence Sterne e Tobias Smollett, per esempio – i quali avevano tutti ereditato la precedente tradizione del romanzo come genere picaresco, che vedeva al centro della narrazione un personaggio di umili condizioni che cerca di farsi strada nella società, imbarcandosi in una serie di avventure. Tra tutti i romanzi di Dickens, Nicholas Nickleby è senza dubbio quello che segue maggiormente lo schema dei romanzi di questi autori: come Tom Jones, Tristram Shandy e Roderick Random, anche Nicholas Nickleby prende forma dalle avventure di un eroe, e l’alternarsi di scene, talvolta in forte contrasto tra loro, gli conferisce una struttura unica. In questo caso il tema centrale viene ulteriormente arricchito da Dickens, che in questa vicenda esistenziale inserisce anche un pendant femminile, ovvero Kate, la sorella di Nicholas: entrambi giovani e vulnerabili, per di più con una madre che, come si è detto, è peggio che inutile come guida morale e spirituale, e circondati da personaggi malvagi che desiderano far loro del male.

Nicholas, quindi deve dibattersi lui tra mille difficoltà, alle quali si aggiungono quelle causate dallo zio, che invece di proteggere l’onore della nipote Kate, la espone a ogni rischio, mettendola al centro di una rete corrotta di libertini dell’alta borghesia e della nobiltà, persino sotto gli occhi della madre tanto sciocca quanto irresponsabile e che di nulla s’accorge.

Gli elementi del romanzo picaresco sono di norma il movimento – in senso simbolico ma anche letterale, nel senso del viaggio – e l’incontro con individui sconosciuti che possono essere furfanti disperati o personaggi comici. Regola che in questo romanzo Dickens rispetta in pieno, dilatando questo schema fino all’inverosimile, inserendo episodi di violenza fisica e di morte, e introducendo, con grande maestria, interessanti dettagli misteriosi e drammatici, che connettono fra di loro gli episodi della storia.

Tuttavia, sebbene Dickens fosse indubbiamente influenzato dalla frizzante vitalità del romanzo picaresco, era anche interessato a continuare la sua crociata di critica sociale iniziata con Oliver Twist.

A questo proposito è interessante ricordare qui il breve viaggio che Charles Dickens e il suo illustratore Hablot ‘Phiz’ Browne fecero di persona nel 1838 a Greta Bridge. I due avevano in tasca un ritaglio di giornale dal titolo The Cruelty of a Headmaster (La crudeltà di un preside). Dickens era in missione, interessato a scoprire come andavano le cose nelle prison schools (scuole carcerarie) dello Yorkshire e del Teesside: voleva incontrare personalmente un certo William Shaw che era stato processato nel 1823 per aver reso ciechi alcuni dei suoi alunni. Shaw era stato multato per l’enorme somma di seicento sterline, ma a quanto pare la condanna non era servita a nulla, perché poi era tornato a dirigere la sua scuola.

Fingendo di rappresentare una vedova che aveva intenzione di mandare suo figlio proprio in quella scuola, Dickens tentò di visitare l’istituto di William Shaw, ma l’accesso gli venne rifiutato, poiché Shaw era stato avvertito del sotterfugio dello scrittore. Nel corso di un breve incontro, tuttavia, Dickens notò che Shaw aveva perso un occhio, e usò questo tratto distintivo nella caratterizzazione di Wackford Squeers, il proprietario corrotto e ignorante del collegio di Dotheboys Hall, dove, per un certo tempo, Nicholas presta servizio come insegnante. Nella vicende legate a Dotheboys Hall, Dickens tratteggia una vera e propria discesa agli inferi, dipingendo un intero sistema scolastico di norma riservato a bambini ritenuti scomodi per i genitori, di solito perché illegittimi o menomati dal punto di vista fisico o mentale. Cadevano però nella rete anche molti genitori ben intenzionati ma in povertà, magari soli o con un gran numero di figli, che affidavano le loro creature a quelle che furono chiamate le Yorkshire Schools. Dopotutto, con i suoi annunci rutilanti, la pubblicità prometteva grandi cose, e il costo era in genere relativamente basso: ogni bambino poteva essere ospitato in modo permanente per circa venti sterline all’anno, spesso per tutto l’anno. Dickens stesso, nella sua pubblicità immaginaria per Dotheboys Hall, riprende l’annuncio di una certa Bowes Academy stampato sul Times nel 1817, e ancor più quello di una certa Atkinson’s Academy, che nel 1814 fu al centro di un caso giudiziario di una certa notorietà per le gravi accuse rivolte ai gestori della scuola dal padre di due bambini, di sette e sei anni.

Si è già osservato come nei romanzi di Dickens si denunci «una modernità industriale che uccide le speranze e distrugge ogni bellezza, e in cui i figli sono costretti a misurarsi con l’irresponsabilità dei padri, e fare da padre ai loro genitori».3 Un traumatico capovolgimento di ruoli, cioè, che in Nicholas...



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