E-Book, Italienisch, 204 Seiten
Reihe: Saggi
De Martin Contro lo smartphone
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6783-458-7
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Per una tecnologia più democratica
E-Book, Italienisch, 204 Seiten
Reihe: Saggi
ISBN: 978-88-6783-458-7
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Lo usiamo tutti. Ogni anno ne vengono venduti circa un miliardo e mezzo. Se in questi anni c'è stata una rivoluzione - che ha coinvolto tecnologia, economia, abitudini e costume - il suo simbolo è sicuramente l'oggetto più quotidiano che esista, tanto da passare inosservato: lo smartphone. Juan Carlos De Martin ne analizza storia, forme e conseguenze partendo da un dato di cui sinora non si è colta la singolare straordinarietà: per la prima volta nella storia dell'uomo siamo di fronte a un oggetto necessario, di cui non si può fare a meno. Affetti, transazioni bancarie, mobilità, lavoro, la nostra storia e la Storia del mondo passano attraverso quello schermo seducente e, soprattutto, attraverso chi ne gestisce i sistemi operativi, chi ne controlla le app, chi le infrastrutture tecnologiche. 'Contro lo smartphone' si chiude con un manifesto che ci richiama alla necessaria attenzione perché si possa immaginare un mondo in cui l'uomo sia davvero padrone della macchina, usandola con fiducia.
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PREFAZIONE
1.
Abbiamo in mano il nostro smartphone, lo usiamo di continuo per fare cose varie, utili, divertenti, intelligenti per l’appunto, così tante e importanti che non ce ne stacchiamo facilmente. È diventato in pochi anni un complemento della nostra vita, quasi una parte di noi stessi, un nostro prolungamento digitale e, forse, siamo diventati noi stessi un suo prolungamento umano. Ha meno di vent’anni di vita, ha invaso l’esistenza di oltre 4 miliardi di persone e promette di diffondersi ancora di più. Ci sono distanze tra le popolazioni dei Paesi più ricchi e quelli più poveri che, presumibilmente andranno attenuandosi sotto la forza della necessità. Anche i migranti sono armati del loro strumento da cui traggono notizie che riguardano spostamenti, rotte, il loro futuro. È una straordinaria diffusione capillare che caratterizza la condizione umana in questo inizio del XXI secolo, tanto più se si considera il numero delle ore passate davanti al piccolo display, numero calcolato non in termini di milioni ma di miliardi.
Certo, possiamo decidere di prendere e buttare via o spegnere il nostro smartphone (sebbene certe funzioni restino attive, senza che lo sappiamo). Non c’è legge che ce lo vieti. Ma, davvero “possiamo”? Sì, se decidessimo di trasformarci in anacoreti, di sottrarci alle relazioni sociali e di isolarci in un metaforico deserto, soli con noi stessi. A meno di ciò, non possiamo. O, meglio, “non possiamo più”, tante sono le azioni nei più diversi campi dell’esistenza quotidiana che ormai si compiono e non possono altrimenti compiersi che attraverso questo comodo, elegante e allettante oggetto che sembra solo benevolo, innocente e divertente e, soprattutto, completamente sottoposto alla nostra signoria. Tuttavia, a meno di essere esperti capaci di muoversi (ma quanti lo sono?) nel vasto mondo dell’informatica, mille miglia lontano dalle ordinarie esperienze di ciascuno di noi, non abbiamo alcun’idea di quel che succede in quel mondo e a quali servitù accettiamo di sottoporci quando vi entriamo.
Ogni innovazione tecnologica che prende piede nella vita collettiva è il passaggio da una condizione a un’altra. È, letteralmente, uno “spaesamento”. Questo libro avrebbe potuto intitolarsi così. Juan Carlos De Martin aiuta a muoversi in un “paese” molto complicato, ricco di magnifiche possibilità e di orribili pericoli. La rivoluzione telematica non è paragonabile ad altri spaesamenti tecnologici. L’invenzione della ruota ha cambiato l’esistenza dell’umanità, forse al pari di nessun’altra, ma chiunque poteva osservarne il funzionamento e comprenderlo, e anche prefigurarsene le applicazioni che avrebbero, in tutti i sensi, portato molto lontano. E così per molti altri progressi tecnologici. Per la tecnologia informatica, il cui piccolo prodotto teniamo ora in mano, non è invece così. C’è un abisso fatto di vuoti di conoscenze e consapevolezze che separa il mondo in cui muoviamo i passi, anzi le dita, noi poveri miliardi di profani e il mondo dell’informatica digitale mosso da poche migliaia di tecnici spesso geniali, spinto da colossali investimenti, accumulazione di ricchezze, talora da tentazioni autoritarie e perfino da interessi geopolitici.
Leggiamo anche solo i primi capitoli di questo libro: sarebbe facile sfidare chiunque non appartenga al novero degli “iniziati”, a ripetere con parole sue ciò che ha letto. A scuola, ci si sottoponeva alla prova, per l’appunto, di dire con parole proprie ciò che si fosse appreso da qualche fonte esterna, scritta o orale. Sembrava uno spreco inutile di energia: se una cosa era già stata detta, e detta bene, perché ripeterla in altro modo? Invece, era un’esperienza piena di significato: si trattava di dimostrare d’essere in grado di entrare nel mondo dal quale il testo proveniva. Era, insomma, un esercizio di condivisione, di con-prensione. Nel mondo della comunicazione digitale è facile entrare con l’uso, difficile rendersi consapevoli di ciò che sta prima e starà dopo l’uso.
Juan Carlos De Martin ci aiuta a fare questi passi – acquisire un linguaggio per parlare di cose di cui dobbiamo saper e poter parlare, per uscire dalla minorità e dall’ignoranza o, almeno, per accrescere le nostre conoscenze e la nostra consapevolezza in un campo nel quale sono in gioco molte cose nostre. Cose che vanno al di là del piacere di maneggiare il piccolo aggeggio che ci collega a un mondo di illimitate possibilità che vanno estendendosi senza lasciare intatti i modi, formatisi nei secoli, di forgiare la personalità umana: altri modi di vivere, apprendere, intrattenere rapporti, creare comunità; non per ultimi, altri modi di organizzarsi e confrontarsi con i poteri sociali e politici, sostenendoli, partecipando, limitandoli e difendendosene ove occorra.
Chi è nato nell’evo analogico, cioè della realtà come composizione, fa fatica a muoversi in quello digitale, cioè in quello della scomposizione. Si sente un sopravvissuto, antiquato. Chi, invece, è nato nel nuovo tempo digitale ci si muove agevolmente, e questo fa una grande differenza non solo tecnica ma anche morale. Ma, non è detto che l’, pur essendo abilissimo utente, sia anche “avvertito” di ciò che fa e dei rischi di sopraffazione cui è esposto. Non avendo sperimentato un “prima”, è esposto al pericolo di pensare che il “dopo”, che è il proprio presente e il proprio futuro, sia “l’unico” possibile. Ciò comporta una perdita che non può lasciare indifferenti: la perdita di senso critico e, quindi, l’abdicazione senza difese a favore dello sviluppo incontrollato d’una tecnologia alimentata da interessi economici, a loro volta difficilmente distinguibili da altri, ideologici e politici. Dunque, l’approfondimento dei temi di questo libro è innanzitutto nell’interesse di coloro che si sentono superati e che vorrebbero recuperare un poco di svantaggio; ma non solo di loro, anche di coloro che, pur a loro agio nell’uso, avvertono un certo disagio immaginando o sospettando d’essere semplici pixel d’un gioco che li sovrasta di gran lunga.
2.
In origine c’era il telefono cellulare, il “portatile” che funzionava come una piccola radio trasmittente e ricevente, con tanto di antenna estraibile: piccolo, ma fino a un certo punto perché non stava in tasca e pendeva agganciato alla cintura dei pantaloni oppure faceva mostra di sé, applicato al cruscotto o al bracciolo delle auto delle persone importanti, simboli del loro status. Archeologia. Oggi sono pezzi da collezione per gli amanti del . Non servono più a niente, da quando le loro prestazioni sono state assorbite, tra le tante, dagli attuali piccoli computer digitali che, se li chiamiamo ancora smartphone, è solo per omaggio a un antenato. Sono strumenti di altissima tecnologia delle piccole e piccolissime dimensioni. Sottoposti a un esame anatomico, risultano composti da uno schermo tattile, una batteria ricaricabile, un “cervello”, cioè un sistema operativo con propria memoria, per mezzo del quale il piccolo strumento è a tutti gli effetti un computer, una macchina video-fotografica a colori altamente sensibile, i microfoni e il riproduttore di suoni collegabili a dispositivi esterni come cuffie e altoparlanti, sensori vari (di prossimità, di misurazione della luminosità, di radionavigazione, eccetera). Soprattutto, essenziale è la connettività dello smartphone a Internet, che immette l’utente nelle innumerevoli possibilità attive (navigazione) e passive (registrazione degli accessi, localizzazione degli utilizzatori) che la Rete consente agli operatori che se ne avvalgono per “profilare” gli utenti, mettendoli in riga in sofisticati algoritmi che permettono di controllare le preferenze in ogni campo in cui questi ultimi si avventurano, negli acquisti, nel tempo libero, nella diagnostica sanitaria eccetera, con i gravi e ovvi problemi di tutela della privacy che si possono immaginare.
Ma la pressoché infinita capacità operativa dello smart-phone è data dalle app, alcune delle quali, quelle di base, sono installate nell’apparecchio come sue dotazioni, altre, in numero elevatissimo e in progressivo aumento e del più vario genere, sono installabili gratuitamente o a pagamento, in gestione da parte degli app store. Ciò che possiamo fare con il nostro apparecchio è dato dalle applicazioni, cioè da coloro che le inventano e le forniscono in uso o che, quando è il caso per varie ragioni, le sottraggono. I “negozianti” di app dispongono di capacità conformative dei comportamenti dei clienti imparagonabile a quella di qualsiasi altro operatore economico. L’immagine dell’inventore solitario di app che, grazie al suo solo ingegno, diventa ricco e famoso, è un forte richiamo, ma è fonte di disillusione: anche le app sono prodotti industriali.
La costruzione di questo apparecchietto di altissima tecnologia racchiude in piccolissime dimensioni decine di materiali pregiati (sconosciuti ai più: scandio, ittrio, tellurio, gallio, tantalio), tra i quali le cosiddette “terre rare” che rappresentano, nel mondo delle tecnologie informatiche, vere e proprie preziosità per...




