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E-Book, Italienisch, 314 Seiten

Conti Mogeen Blue


1. Auflage 2023
ISBN: 978-3-7578-3442-5
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 314 Seiten

ISBN: 978-3-7578-3442-5
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Chi è Mogeen Blue? Nel momento in cui Fabian è colto da una passione carnale, che lo trascina, assieme al suo collega Fred, in una spirale di intrecci amorosi con tre donne misteriose e affascinanti, ad Amburgo uomini scompaiono e restano vittime di una donna oscura, mascherata da gatto. Dal loro amore ricco di sfumature, scaturiscono anche dubbi e illusioni. Una coppia di poliziotti entra in contatto con il gruppo, mentre un'anziana signora sembra contagiare tutti con la sua aura di saggezza e vita vissuta.

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2
La sfilata di moda
Intanto che la sfilata stava per cominciare, Nadia controllò per la millesima volta che il suo aspetto, da capo a piedi, fosse perfetto per l’entrata in scena. L’abito sembrava fatto per lei, malgrado le scarpe le facessero un male atroce. «Perché mai le scarpe di una modella devono sempre essere un mezzo di tortura? Dannazione» pensò per un momento. Aveva appena cacciato tutto il personale di truccatrici, che del resto avevano finito, per poter rimanere da sola col suo specchio e per poter effettuare i suoi consueti rituali, che si basavano soprattutto su dialoghi con sé stessa e mirati principalmente al darsi la carica mentale, coccolando il suo ego. Il suo motto infatti richiamava un aforisma di Oscar Wilde: «Amare sé stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita» Dunque iniziò il suo dialogo. «Specchio, specchio delle mie brame. Chi è la più bella del reame? Mi spezzo dal ridere guardando il mio volto. Rido e rido ancora, perché sono ubriaca della mia bellezza. Sono bellissima! Naturalmente sono io la più bella del reame. Caro specchio, guarda questi capelli biondi lucenti, che calano giù come fili d’oro su magnifiche spalle, su una schiena scultorea da una postura esatta. Guarda il mio volto dai seducenti occhi blu cobalto, che è poi il colore dello spirito, dell’anima, dell’Essere. Il mio volto da labbra carnose, in una bocca vogliosa, dove agli angoli appaiono piccole pieghe viziose e dove ogni curvatura rivela un desiderio perverso, un gioco di sesso. Guarda come queste lussuriose pieghette vadano a formare fossette sulle guance. Impronte digitali di Dio. Oppure occhi di Venere. Seduzione pura. Fascino per eccellenza. Pensa mio caro specchio che, a proposito di fossette e a proposito di Venere, ho pure le fossette nel fondo schiena, quasi a voler incorniciare il mio magnifico culo. Fossette ideali, nella posizione inginocchiata, per lasciar piazzare i due pollici del mio amante, mentre le mani restano avvolte intorno alle maniglie dell’amore. Fossette che ho pure deciso di valorizzare ancor di più con due tatuaggi sottili e intriganti. Il mio magnifico culo, dicevo. Ma la vedi che perfezione? Ho un perfetto culo a “O”, ineccepibilmente circolare e geometricamente esatto, da dove partono due slanciate gambe feline, muscolose, ma non troppo. Guarda il mio seno, non certo per ultimo degno di nota. Sodo, alto, a goccia. Non troppo grande, non volgare, ma comunque grande abbastanza a riempire in abbondanza due mani adulte. Ma basta così…Adesso testa alla sfilata. Manca pochissimo.» Intanto, mentre gli addetti ai lavori si occupavano degli ultimi ritocchi, designer, stylist, fotografi, giornalisti iniziarono ad accalcarsi attorno ad un piccolo buffet dietro le quinte, composto perlopiù da fingerfood, salatini e soprattutto drinks. Iniziarono a chiacchierare, parlando in special modo delle precedenti edizioni. «Ma vi ricordate l’anno scorso, quando andò via la luce in mezzo alla sfilata?» chiese qualcuno, come per rompere il ghiaccio dopo troppi convenevoli. «Come no! Fu proprio un incubo. Seppur a lieto fine» rispose Stephanie, la giornalista, seduta leggermente in disparte su un gradino nello spazio antistante il buffet. «Questo fatto suscitò un grande scalpore. Tutto bene per chi, come me, deve scrivere per la stampa. In fin dei conti ne guadagnò anche la manifestazione. Credo di aver, in questa occasione, contribuito in modo positivo a fare pubblicità, in questo mondo che vive in gran parte anche di scandali, clamori, eccessi» Gina si avvicinò verso Stephanie con un’intera bottiglia di spumante sulla mano destra, un bicchiere vuoto sulla sinistra e una macchina fotografica da Street Photography a tracollo. Un gioiello. Una Fuji-film x100. «Il tuo bicchiere è quasi vuoto come il mio...» le disse avvicinandosi. «Quel giorno c’ero anch’io tra i fotografi. Ricordo benissimo quel giorno. Non fu un lavoro facile, ma anche per me ci furono momenti eccezionali per scatti che piacciono a me. Più a livello personale che per lavoro. O forse per entrambi le cose. Il mio occhio fotografico notò naturalmente anche te. Ti scattai alcune foto quel giorno. Io fotografo tutto. Del resto un buon fotografo non si deve concentrare solo sui “palcoscenici”, per così dire. Attorno a te ci possono essere sempre cose meravigliose che non tutti notano, perché concentrati in una sola direzione. Fra le cose meravigliose quel giorno c’eri anche tu. Ma non ti preoccupare. Non ho pubblicato niente di quegli scatti, che tuttavia tengo ancora conservati nella mia banca dati.» «Sono meravigliata e ti ringrazio per il complimento e le attenzioni su di me» le disse Stephanie, porgendole il bicchiere vuoto da riempire. «Senti Stephanie, perché ti chiami Stephanie, vero? Ti posso chiamare così? Io sono Gina e mi sono già permessa di darti del tu...» «Naturalmente Gina! E sì, mi chiamo Stephanie» «Senti Stephanie. Facciamo un brindisi al nostro incontro e, se sei d’accordo, vediamoci dopo la sfilata appena troviamo un attimo di respiro. Adesso devo scappare per finire di studiare i vari angoli della location, dove poter insomma scattare le immagini migliori possibili.» «A dopo, cara» Gina si allontanò con un sorriso sensuale un po’ indecifrabile, sventolando capelli viola, lunghissimi da un lato, rasati dall’altro. Aveva un completo nero. Una giacca “gothic-frac” leggera stile “vittoriano-vampiro” da “punk rave”. Un abito perfetto da “Steampunk”, con coprispalle bordeaux, maniche in pizzo ricamate a punta estrema, così come la parte calante, a pieghe, sia sul davanti che sul dietro. Proprio a ricordare un pipistrello. Sotto una gonna con rifiniture in pizzo con taglio diagonale, anch’essa a pieghe, con effetti stile bondage, con placche e borchie in metallo e un anello centrale a bloccare due cinture incrociate. Sfumature bordeaux. Poi calze a rete nere con motivi a ragnatela. Infine le classiche “Dr Martens” in bordeaux. Una bellissima strega gotica. Stephanie la fissò mentre si allontanava, chiedendosi come si possa lavorare come fotografi in un completo del genere. Ma in fin dei conti perché no. La gonna le permetteva di muoversi liberamente e quelle scarpe, che anch’essa aveva a casa, sapeva che quando non sono più nuove sono comodissime. Inoltre da libera professionista, come dice la parola era “libera” e quindi libera pure di vestirsi come le pareva. Tra l’altro, per chi piace il genere, un abito mozzafiato. Mentre Stephanie pensava a Gina alzandosi per iniziare anch’essa i suoi preparativi e per prendere gli ultimi contatti, nei loro atelier, laboratori e showroom, intanto, gli stilisti lavoravano a ritmi forsennati, muovendosi indaffarati, insieme ai loro team per rendere perfette le collezioni che stavano per scendere in passerella. Le modelle iniziarono le prove. Nadia pure. Poco dopo le ore 20, la direttrice dell’accademia emerse sorridente dal backstage e fece il suo ingresso in passerella accompagnata da ritmici scatti fotografici. Ferma al centro si mise in posa, una sorta di posa yoga, con stretto il microfono tra le mani, quasi sopra la testa e quasi avesse paura che le potesse scappare via, tenendo quindi i gomiti alti, quasi all’altezza delle spalle. Le mancava di appoggiare un piede sul ginocchio dell’altra gamba e socchiudere gli occhi, che sarebbe stata una perfetta posizione “vrksasana”, cioè la posizione dell’albero. In un primo momento sembrava timidamente imbarazzata, poi questa simpatica donnetta di mezza età e… di mezza statura, portò in avanti il microfono, nella stessa identica posizione, ma con le mani distese come in preghiera. Questa specie di meditazione o preghiera che si potesse vedere o interpretare, si trasformò poi in un grande e forse eccessivo ringraziamento. Cercò di non dimenticare nessuno e di essere professionale, anche se non era per lei la prima volta. L’elenco sembrava non finire. Citò un po’ tutti, dal pubblico alle modelle e stilisti, dagli studenti dell’accademia agli addetti ai lavori, senza dimenticare ovviamente gli sponsor. Per prendere confidenza col pubblico, concluse i ringraziamenti in modo scherzoso, citando sé stessa senza nascondere la propria gioia e soddisfazione di avercela fatta a mettere su per un altro anno un tale grosso evento cittadino e addirittura nazionale. Rendendosi conto che il tempo stringeva, passò repentinamente alle descrizioni coincise di ogni look di ogni stilista. Gli stilisti erano 3 e tutti, grazie alla loro disponibilità di collaborare con l’accademia, avevano permesso agli studenti di partecipare in modo attivo, chi in modo organizzativo, chi addirittura con interventi sugli abiti o chi invece sfilando. I meno fortunati potevano comunque muoversi liberamente con i professionisti e interagire all’occorrenza. Arrivò dunque il momento di concludere il discorso e la direttrice dell’accademia lo fece citando un aneddoto del passato a voler sottolineare...



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