E-Book, Italienisch, Band 70, 200 Seiten
Reihe: Rimmel
Chias Rocchesante
1. Auflage 2024
ISBN: 979-12-80845-77-1
Verlag: Laurana Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 70, 200 Seiten
Reihe: Rimmel
ISBN: 979-12-80845-77-1
Verlag: Laurana Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Irene Chias e? siciliana. Dopo aver lavorato come giornalista per diversi anni in Francia e a Milano, adesso vive a Malta. I suoi racconti sono apparsi su 'Nuovi Argomenti', su 'Granta Italia', sulle pagine siciliane di 'Repubblica', su 'Il primo amore' e in diverse antologie. Dopo l'esordio con Sono ateo e ti amo (Elliot, 2010 e Laurana, 2022), ha pubblicato Esercizi di sevizia e seduzione (Mondadori, 2013), vincitore del Premio Mondello Opera Italiana e del Premio Mondello Giovani, Non cercare l'uomo capra (Laurana, 2016) e Fiore d'agave, fiore di scimmia (Laurana, 2020).
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IL PITONE INNAMORATO
Tore Macaluso ha vissuto a Milano per una decina d’anni. Lavorava a Unicredit, anzi, come dicono a Milano, in Unicredit. È stato in sala trading da sempre, fino a quando ha divorziato da Silvia. Un divorzio civile, molto asettico, a seguito del quale ognuno s’è tenuto il suo, tranne la casa che era in comune e che Silvia ha ricomprato per la metà che le mancava.
Dopo il divorzio, Tore è tornato a Rocchesante. Il problema è che Unicredit non ha sale operative di acquisti e vendite azionarie o obbligazionarie presso la filiale di Rocchesante. Tore, che proprio voleva tornare, è stato quindi retrocesso allo sportello, in attesa che si liberi il posto del preposto, cioè quello che svolge le funzioni di direttore di una piccola filiale senza di fatto esserlo, dato che la figura del direttore in quella sede non è prevista.
Tore risente un po’ del ritorno al Sud, ma soprattutto risente del suo ritrovato stato di single. Non c’è nessuna che riesca a colmare il vuoto lasciato da Silvia, da Milano, dall’ebbrezza della sua vita precedente, quando in una sera di noia potevi svoltare con un aperitivo alla rotonda della Besana a base di pietanze cotte in azoto liquido, o con una festa di trampolieri chic in un capannone del “fuori salone” durante i giorni del salone del mobile, o ancora limare lo stress con una bella seduta di antigravity-yoga.
Il Sud è Sud. Il Sud è la provincia più provincia dell’impero. Solo che l’impero cui pensa Tore non è l’Impero romano, ma un impero della moda, del design, della pubblicità, le cui capitali sono Londra, New York e sì, anche Milano.
I vecchi compagni di scuola di Tore, suoi coetanei, sono per lo più tutti un po’ male in arnese. Tuttavia, hanno i giri giusti perché Tore possa ottenere quella compagnia che agogna da tempo, da quando stava con Silvia, in fondo una delle cause del fallimento del suo matrimonio: un pitone. Quella dei serpenti è una fantasia che Tore coltiva fin da adolescente, ma solo dopo un servizio sul sequestro di bestie esotiche visto al programma di approfondimento del TG3, Tore ha capito quanto il suo sogno fosse suscettibile di diventare realtà. E grazie a quel servizio ha anche identificato il serpente dei suoi sogni. Si tratta, nello specifico, del pitone delle rocce indiano, detto anche pitone moluro (). È Kaa, il serpentone ipnotico del libro della giungla. Non certo Sir Biss, serpentello di famiglia indefinita che più che altro sembra una povera viperetta qualunque, sebbene dotata anch’essa, come il pitone di Kipling, di certi poteri mesmerici di cui si apprende però soltanto per sentito dire.
E, parlando di Sir Biss, non si parla più di Kipling o di personaggi semileggendari dell’immaginario popolare inglese, bensì di Walt Disney, che nella storia di Robin Hood ha inserito il serpente di ignoto lignaggio. Walt Disney, il cosiddetto papà di Topolino che, pare, si sia fatto crioconservare raggiunta la morte cerebrale, nella speranza di poter tornare pienamente in vita una volta che la tecnologia lo avrebbe permesso. Ancora non ci siamo, ma forse gli organi del vecchio Walt sono espiantabili e trapiantabili. Chissà se gli eredi dell’impero di Topolino sono disposti a regalare un rene del nonno. Dovrebbero, anche perché, Walt, devi morire per fare spazio a un altro. E questo vale a prescindere dalla donazione degli organi. È il principio dell’, l’energia fondamentale del sé. Ne lessi in un libro di Arnaud Desjardins che la definisce un’energia unica infinita che si esprime attraverso tutte le morti e tutte le nascite, dato che ogni morte è l’altra faccia di una nascita e viceversa. Quindi, Walt, tu hai già dato e soprattutto hai già avuto. È arrivato il momento di togliersi di mezzo.
Il traffico di animali esotici, spesso in via di estinzione, è gestito dalla criminalità organizzata e in Italia vanta un giro d’affari di circa 500 milioni l’anno. A livello mondiale si parla di circa 130 miliardi di euro. Scimmie africane, pappagalli e rapaci sudamericani, tartarughe protette, pelli di rettile per le borse di prestigiose marche italiane. Ma anche gli scorpioni velenosissimi, le tigri per i giardini dei camorristi, le tarantole da rivendere, i piranhas per gli spettacolini paracircensi in cui costringere una povera ragazza dell’est europeo a immergersi con loro nella vasca. Acqua gelida, s’intende, per diminuire il rischio che i piranhas, pesci tropicali, storditi dal freddo, azzannino veramente la malcapitata. Da queste parti, poi, chi ci mettono i mafiosi a guardia dei panetti di droga? Proprio lui, il pitone moluro, Kaa, il sogno di Tore.
Quindi Tore da San Mattia, quartiere bene di Rocchesante, va nella zona di Roccanera a trovare Vinni Pastore, un suo compagno delle medie, un noto mezzo malacarne del paese. Non che le due zone abbiano confini nettissimi o siano lontane. Di fatto Tore va a piedi. Vinni, pur essendo stato un promettente teppistello, è uno che non è riuscito a scalare le vette della criminalità, ed è rimasto in basso nelle gerarchie dei tirapiedi. Lui però sa come e dove trovare per Tore l’animale che ha richiesto. Gli chiede solo ottomila euro, perché da ragazzini Tore gli faceva i compiti di algebra, materia in cui era fra i più bravi della scuola, qualità evidentemente ereditata da sua zia Rosanna, la nota professoressa di matematica, chiamata dai ragazzi del paese come tutte le professoresse, col cognome preceduto dall’articolo, ma temuta come poche altre. Al sentire nominare la Ruma – il cognome di zia Rosanna, nonché di sua madre e di sua zia Mariarosa – acceleravano i battiti cardiaci e aumentava la sudorazione di tutti gli studenti della scuola media del paese. Eppure, si ripete Tore, zia è sempre stata una brava persona e una brava professoressa. Sarà stata la matematica a fare paura, più che lei.
In ogni caso, Vinni è un malacarne con un senso di gratitudine e di lealtà. Forse per questo non ha fatto carriera. È questione di mesi, dice Vinni. E Vinni, alla fine, è uno di parola.
Il 7 agosto arriva a Tore il suo pitone delle rocce indiano. Il serpente è detto “indiano”, ma in realtà vive in un’area molto ampia, in pratica in mezza Asia. È un serpentone gigantesco, che può raggiungere e anche superare i sei, sette metri di lunghezza e il quintale di peso. Tore conosce già la dieta del suo cucciolo, che ha deciso di chiamare Thor, come il dio del tuono figlio di Odino e di Joro. Affinché possano essere Tore e Thor. Thor mangia topi, topi che Tore si procurerà regalando alcune trappole ai malandrini della Città Vicina, loro fra capannoni abbandonati e fogne a cielo aperto sapranno dove recuperare i ratti che verranno loro pagati con ben cinque euro a esemplare vivo, possibilmente adulto. Sulle tariffe per cucciolate o altre diversioni dal previsto, ci si accorderà di caso in caso. Ma Tore sa che non baderà a spese per il suo Thor.
Thor comunque è arrivato piccolino. Non è neanche un metro e mezzo. Dopo qualche giorno a Tore viene il dubbio che in realtà si tratti di qualche sottomarca di pitone, come ad esempio il pitone reale (), che è un pitone corto per natura e un po’ anche timido. Fa i capricci per mangiare e si appallottola quando è intimorito, cioè quasi sempre. Tore inizia a svolgere tutta una serie di ricerche su vari siti internet specializzati in rettili per capire se, nonostante il teorema di Pitagora, Vinni non gli abbia rifilato un bel bidone. È quasi convinto che si tratti proprio di un misero pitone reale, originario dell’Africa occidentale, invece che del potente pitone moluro, ma c’è un particolare che non quadra. Se fosse un pitone reale, secondo Wikipedia, Thor avrebbe la testa a forma di cuore, e per quanto si sforzi e cerchi di cambiare punto di vista, Tore ’sto cuore non lo vede. In ogni caso, tutti i pitoni possibili, moluro, reale o reticolato, sono piuttosto longevi. Ed è questo quello che Tore cerca, un compagno per la vita, anche se forse proprio il pitone reale, con i suoi venti-trent’anni, è quello che vive meno. Ma non può protestare con Vinni prima di essere sicuro del pacco. Quindi decide di aspettare. Così, giorno dopo giorno, ratto dopo ratto, capriccio dopo capriccio, Tore si affeziona a Thor. Inizia a sviluppare nei suoi confronti una concreta forma di amore, forse anche sensuale, come ogni amore vero.
Tore inizia a dormire con Thor, se lo mette proprio nel letto. Lui si acciambella come sua abitudine e si ritira nell’angolo inferiore destro del materasso. È un corpo freddo ma piacevole quello che Tore avverte quando nel sonno allunga il piede mettendosi a ics sul suo due piazze per troppo tempo solitario. Quando al mattino si sveglia, lo cerca con lo sguardo o col piede dove sa di trovarlo, nell’angolino abituale. Poi si alza e va in bagno, lasciandolo lì dov’è, ma chiudendo la porta della camera da letto. Solo dopo aver fatto colazione, lo cerca per la stanza per riporlo nella sua teca, oltre due metri quadrati che gli hanno bruciato mezzo soggiorno, ma per Thor questo e altro. Di solito, quando Tore esce dal bagno, Thor non è più sul letto. Ma è un serpente che ama gli angoli, quindi lo si trova sempre in un cantone della stanza. Solo un paio di volte Tore ha faticato a trovarlo. Una volta era sopra l’armadio, un’altra avvolto a spirale sullo scorritenda di ferro battuto che, grazie a dio, ha retto al peso.
Questo per Tore è un segnale: Thor lascia il letto soltanto dopo che lui è andato di là. È indice di rispetto, di riconoscimento, se non addirittura di affetto da parte del pitone. Di questo Tore inizia a convincersi.
Passano i giorni, Thor cresce e non si vede ancora nessun cuore sulla...




