Carney | John Cassavetes. Un'autobiografia postuma | E-Book | www2.sack.de
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E-Book, Italienisch, 879 Seiten

Carney John Cassavetes. Un'autobiografia postuma


1. Auflage 2014
ISBN: 978-88-7521-581-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 879 Seiten

ISBN: 978-88-7521-581-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



John Cassavetes (1929-1989), attore poliedrico e regista di film quali Ombre, Volti, Mariti e Gloria (Leone d'Oro a Venezia), è considerato il padre del cinema americano indipendente. I suoi film, realizzati con budget minimi e la collaborazione, sia dietro le quinte che sulla scena, di amici e parenti - tra cui gli «attori feticcio» Seymour Cassel, Ben Gazzara, Peter Falk e Gena Rowlands - hanno inaugurato un nuovo modo di fare cinema lontano dall'egemonia degli studios hollywoodiani, libero da sceneggiature rigide e incentrato sulla massima improvvisazione degli attori. In questo libro, l'autore raccoglie e raccorda fra loro una quantità imponente di citazioni da interviste edite e inedite con il regista e i suoi amici e i collaboratori più stretti: dalle vicende personali ai dietro le quinte della realizzazione dei film, fino alle battaglie per la loro diffusione, quello che ne emerge è il ritratto completo, onesto e appassionato di uno dei cineasti più geniali e coraggiosi di sempre.

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UNA VITA NELL’ARTE


Questa è l’autobiografia che John Cassavetes non visse abbastanza per scrivere. Con parole sue, il regista racconta la storia della propria vita, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Comincia con l’infanzia e la famiglia, parla degli anni del liceo, di quando fu buttato fuori dall’università e si iscrisse all’accademia d’arte drammatica. Descrive il periodo in cui cercava lavoro a New York, giovane attore disoccupato che non riusciva a trovarsi una scrittura e nemmeno un agente. Poi ci porta dietro le quinte e ci fa assistere alla preparazione, alle prove, alle riprese e al montaggio di tutti i suoi film, da . Descrive le aspre battaglie per riuscire a farli produrre e quelle ancora più aspre per portarli nelle sale cinematografiche. Parla delle reazioni del pubblico e dei recensori alle sue opere e risponde alle critiche.

È una storia personale e appassionata: parla di sogni, lotte, trionfi, sconfitte e frustrazioni; di scommesse economiche da brivido, di rischi artistici pazzeschi e di visioni notturne di gloria. Ma è anche la storia di un movimento artistico che ha trasceso Cassavetes e ha definito un’era nella storia del cinema. Tra le righe, queste pagine tracciano l’evoluzione di uno dei più importanti movimenti artistici degli ultimi cinquant’anni: la nascita e lo sviluppo del cinema americano indipendente e la reazione di critici e recensori.

Cassavetes fu il pioniere di una nuova concezione di ciò che il cinema può essere e può fare. Vedeva il film come un’esplorazione personale del significato della propria vita e di quella delle persone che lo circondavano. Era un modo di porre domande profonde e indagatrici sul mondo in cui viveva e di chiedere agli altri di interrogare ed esplorare le proprie esperienze. Le pagine che seguono tracciano la traiettoria culturale di quell’idea e le reazioni estremamente polarizzate che suscitò: l’incredibile energia ed entusiasmo che generò in alcuni artisti, critici e spettatori; e la feroce resistenza che incontrò presso dirigenti, produttori, distributori, recensori e spettatori sconcertati, che si aggrappavano a una concezione di cinema come «narrazione» o «intrattenimento». In realtà la battaglia non si è certo conclusa, ma continua ancora oggi.

Poiché questa è la prima volta in cui la vita di Cassavetes viene raccontata con parole sue, finora pochissimi dei fatti che seguono erano noti fuori dalla cerchia dei suoi familiari e amici intimi. Numerosi dettagli (dalle prove giovanili di coraggio sui pendii sabbiosi di Port Washington ai sentimenti di oppressione di fronte alla ristrettezza e al conformismo della cultura americana quando era al liceo, fino alla scrittura drammaturgica e al lavoro nel teatro di repertorio nell’ultimo decennio della sua vita) risulteranno nuovi anche per chi abbia letto tutte le biografie giornalistiche standard. Molti degli eventi descritti erano finora inediti.

Per verificare i fatti ho rintracciato di persona i protagonisti tutte le volte che è stato possibile. Ho fatto centinaia di interviste: con Cassavetes nell’ultimo periodo della sua vita e con decine di attori, tecnici e amici che hanno lavorato con lui nel corso degli anni, tra cui Peter Falk, Ben Gazzara, Seymour Cassel, Elaine May, Lelia Goldoni, Sam Shaw, Larry Shaw, Hugh Hurd, George O’Halloran, Al Ruban, Maurice McEndree, Ted Allan, Lynn Carlin, Tim Carey, Erich Kollmar, Michael Ferris, Meta Shaw, Jonas Mekas, Amos Vogel e molti altri. (Spesso le interviste sono avvenute in forma di tavola rotonda o di sessioni di domande e risposte che organizzavo e moderavo durante dei festival cinematografici.) Nel completare il progetto ho integrato le interviste originali con centinaia di ore di conversazioni telefoniche, email e note manoscritte, memorie e ricordi forniti da queste e altre persone.

La mia speranza è che questo sia un libro ricco di sorprese quasi a ogni pagina, anche per chi è già un fan accanito di Cassavetes. Ho scritto su di lui quattro libri e decine di articoli più o meno lunghi, eppure ogni singolo giorno in cui ho lavorato a questo progetto ho scoperto con stupore qualcosa di nuovo sulla sua vita o la sua opera. Molte di queste rivelazioni hanno completamente ribaltato le opinioni comuni sulla sua biografia e le verità consolidate sulla realizzazione dei suoi film.

Una delle cose che più mi hanno colpito è stato il rendermi conto di quanto profondamente quei film derivassero dalle sue emozioni ed esperienze più intime, ben al di là di quanto immaginassi all’inizio. Cassavetes è dentro i suoi film, e i suoi sentimenti verso la vita sono racchiusi in personaggi come Ben di , Richard di , Seymour di , Mabel di , Cosmo di e Robert di , con un’intensità che mi ha sbalordito quando sono riuscito a comprenderla appieno. Spero che una delle funzioni di questo libro sarà quella di contribuire a una concezione nuova dell’opera di Cassavetes, e della creazione artistica in generale. Dobbiamo ripensare i film di Cassavetes alla luce dei segreti che lui stesso rivela in queste pagine.

Cassavetes era famoso per la sua parlantina. Parlava del suo lavoro a chiunque fosse disposto ad ascoltarlo: agli attori e ai tecnici sul set dei film, durante le presentazioni che precedevano le proiezioni e le sessioni di domande e risposte che le seguivano, agli amici e a me, in interviste ufficiali con i giornalisti. E del suo lavoro scriveva anche: nelle introduzioni alle due raccolte di sceneggiature che pubblicò, in dichiarazioni personali incluse nelle cartelle stampa che preparava lui stesso per molti film e in centinaia di lettere a giornalisti, agenti, dirigenti degli studios e amici, me compreso. I materiali tra cui scegliere non scarseggiavano. Quando misi insieme una prima raccolta, c’era solo l’imbarazzo della scelta: era molto più di quanto si potesse includere in un unico libro. Il presente testo rappresenta una selezione di meno di un quinto della quantità di materiale da cui sono partito.

Ho già detto che molto di questo materiale non è mai stato pubblicato prima d’ora, ma vorrei anche sottolineare che, nelle pagine che seguono, le sezioni basate su interviste comparse sulla stampa nel corso della vita di Cassavetes in molti casi appaiono per la prima volta con le parole che il regista ha effettivamente pronunciato. Non è un segreto che, a causa dei limiti di spazio, l’intervista che viene pubblicata è sempre una versione molto riveduta di ciò che l’intervistato ha detto. Ogni volta che è stato possibile sono andato a recuperare l’audio originale o la trascrizione integrale dell’intervista e li ho usati come fonte al posto dei testi tagliati andati in stampa.

Negli stadi iniziali della stesura del volume si è deciso di organizzare i materiali in una narrazione sequenziale e cronologica, per fornire un’esperienza di lettura il più significativa possibile. Questo ha reso necessario un mio sostanzioso intervento editoriale nel riorganizzare le centinaia di paragrafi costituiti dalle citazioni delle parole di Cassavetes. Il regista si ritrovava spesso a rispondere più volte alle stesse domande, di fronte a un pubblico o a un intervistatore diversi. Condensare più risposte brevi in un’unica risposta lunga era l’unico modo per permettergli di esporre il suo pensiero completo in maniera coerente, nonché di consentire alla narrazione di procedere organicamente di anno in anno e di argomento in argomento, senza continui incisi, digressioni e interruzioni.

Vorrei anche menzionare alcuni cambiamenti editoriali minori che ho apportato nel testo. Ho silenziosamente «corretto» errori fattuali nelle affermazioni di Cassavetes. Nel rapido flusso del discorso (e talvolta anche per iscritto) il regista a volte ricordava male o confondeva date e nomi. Ho ritenuto che non sarebbe stato utile in nessun modo, e anzi avrebbe solo disorientato il lettore, includere nelle sue affermazioni inesattezze evidenti che sembravano attribuibili solo a un lapsus o a un momentaneo errore di memoria.

Un altro tipo di travisamento è stato invece mantenuto nel testo finale. In molti casi Cassavetes sfumava, nascondeva o abbelliva la verità in modo conscio e deliberato. A volte, come quando mentiva sulla propria altezza o diceva di essersi laureato in letteratura inglese a Colgate, tradiva un’insicurezza. A volte, come quando diceva agli intervistatori che la versione finale di era stata improvvisata, lo faceva per motivi pubblicitari. A volte, come quando sosteneva che la Paramount l’avesse chiamato per chiedergli di andare a Hollywood a girare , e di avere scritto l’intera sceneggiatura da sbronzo in un solo weekend, mentre in realtà aveva preso contatti e lottato per ottenere il lavoro già mesi prima, cercava di riscrivere la storia per nascondere un errore o un evento imbarazzante che lo riguardava. A volte, come quando negava di avere avuto problemi lavorando con certi attori, erano omissioni dovute al tatto, per evitare di ferire o irritare qualcuno. A volte il travisamento era piuttosto innocente: abbelliva il racconto per motivi di comprensibilissima vanità, o cambiava i fatti semplicemente per «migliorare» una storia rendendola più divertente o d’impatto. Questo tipo di falsità e omissioni ricade in una categoria diversa rispetto ai lapsus e agli errori di memoria. Rivela informazioni importanti sui sentimenti e gli atteggiamenti di Cassavetes, e quindi non solo li ho...



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