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E-Book, Italienisch, 112 Seiten

Caligiuri Intelligence


1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-12-01297-8
Verlag: Treccani
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

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ISBN: 978-88-12-01297-8
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L'intelligence, intesa come raccolta, analisi e utilizzo delle informazioni essenziali per assumere decisioni, allarga gli orizzonti del pensiero e gli spazi del dibattito scientifico e culturale. Oggi può essere considerata una necessità sociale: aiuta le persone a difendersi dalla disinformazione dilagante, vera emergenza del nostro tempo; è utile alle aziende nella competizione sempre più sfrenata imposta dalla globalizzazione; è indispensabile agli Stati per garantire la democrazia, la sicurezza e il benessere dei cittadini. Può allora rappresentare uno strumento cognitivo ed educativo fondamentale per il xxi secolo, da studiare nelle scuole e nelle università, poiché è il terreno dove si vince o si perde la sfida del mondo che verrà.

Mario Caligiuri è professore ordinario di Pedagogia e direttore del Master in intelligence dell'Università della Calabria, fondato nel 2007 con Francesco Cossiga. Presidente della Società Italiana di Intelligence, è considerato uno dei massimi studiosi europei del settore a livello accademico. Insegna nelle Alte scuola della Repubblica e ha tenuto lezioni, corsi e seminari in oltre cinquanta atenei italiani e stranieri. Per la Treccani ha scritto la voce Intelligence nella X Appendice dell'Enciclopedia Italiana e ha redatto Le parole dell'intelligence nell'ambito del progetto 'Le parole valgono'. È autore di numerosi saggi, tra i più recenti: Intelligence e diritto. Il potere invisibile delle democrazie (Rubbettino, 2021), Geopolitica della mente. L'intelligence nel campo di battaglia definitivo (Mazzanti Libri, 2023), Maleducati. Educazione, disinformazione e democrazia in Italia (Luiss, 2024), Il fuoco di Prometeo. Intelligence e intelligenza artificiale (Rubbettino, 2025).
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Di cosa parliamo quando parliamo di intelligence? Parliamo della capacità di analizzare le informazioni necessarie per assumere decisioni, nel proprio interesse o in quello generale. Con tale termine si intendono tre ambiti diversi: un apparato (i Servizi, spesso impropriamente denominati “segreti”), un metodo (la trattazione delle informazioni) e una funzione (l’insieme delle attività svolte). La parola “intelligence” deriva dal latino , che significa “capire”, e da (tra) e (scegliere, raccogliere), e quindi può essere interpretato come “scegliere tra” o “raccogliere dentro” le informazioni.

Essa richiama il concetto di intelligenza e dunque facoltà come la memoria, la logica, la razionalità, il pensiero. In tal senso, si potrebbe considerare la forma più raffinata di intelligenza umana, perché aiuta ad andare al di là delle apparenze.

Una delle descrizioni più efficaci dell’intelligence si può ritrovare in una affermazione di Bill Gates (1999, p. 15) che recita: «Ho una certezza semplice ma incrollabile: il [modo] migliore per porre una qualche distanza tra sé e gli altri, è eccellere sul piano dell’informazione. Il successo o il fallimento di un’impresa dipendono dal modo in cui si raccolgono, gestiscono e utilizzano le informazioni».

Con queste parole vengono riepilogate le fasi principali del ciclo dell’intelligence - raccolta, analisi e utilizzo delle informazioni - che consentono di individuare l’informazione significativa, riducendola ai dati essenziali per supportare adeguatamente le decisioni.

Si tratta, peraltro, di un processo fondamentale per fronteggiare l’emergenza educativa e democratica della disinformazione, che ha come obiettivo finale la conquista della mente delle persone.

Se poniamo il tema della definizione, dobbiamo chiederci anche se l’intelligence possa essere considerata una scienza oppure un campo di studi.

La scienza non è altro che una probabilità il cui metodo si articola in tentativi ed errori. Secondo Murray J. Rossant, direttore del Twentieth Century Fund, «I metodi scientifici non possono risolvere i problemi dell’impiego di una conoscenza in espansione esplosiva, della riduzione degli errori nelle valutazioni […]. La radice del problema sta nel fatto che la valutazione dei dati informativi costituisce in realtà un’arte, non una scienza» (Laqueur, 1986, p. 6). Infatti, l’intelligence deve essere creativa e visionaria per comprendere le tendenze della società, tanto che Karl Kraus ricorda: «L’arte descrive non quello che il mondo è ma ciò che il mondo diventerà» (Sordi, 1992).

Per cercare di capire gli orientamenti del mondo può essere utile visitare, tra l’altro, la Biennale di Venezia. L’edizione del 2022 era distinta dal motto , titolo tratto da una fiaba di Leonora Carrington, scrittrice e artista surrealista che penetrava in profondità la realtà. In quel contesto si intravedeva una duplice ibridazione, tra uomo e macchina e tra uomo e natura, mettendo in risalto la dimensione del realismo magico come contraltare alla concretezza del materialismo senz’anima e del capitalismo sfrenato.

L’edizione del 2024, dal titolo , descrive la fluidità digitale, che riguarda pure il nostro corpo. Non a caso la manifestazione è stata curata da Adriano Pedrosa, un critico d’arte della comunità lgbt, brasiliano come Dom Hélder Câmara, il vescovo rosso di Recife, «la voce di chi non ha voce». Oltre a caratterizzare le esposizioni con il riconoscimento delle diverse comunità emarginate, venive delineata con grande potenza l’espressione artistica dei continenti con un passato coloniale e che oggi possono incendiare il mondo: l’Africa e l’America del Sud. Infatti i continenti che stanno attualmente indirizzando lo sviluppo dell’umanità, l’America del Nord, l’Europa e la parte asiatica della Cina, ci stanno portando, secondo Noam Chomsky, a due minuti dall’apocalisse. È un punto di vista che viene contestato tra gli altri da Jerry Kaplan e Hans Rosling, che invece si soffermano su tanti indicatori che dimostrano che l’umanità stia andando meglio del previsto (Caligiuri, 2024a, pp. 29-30).

L’intelligence, dunque, come arte? Come capacità di leggere nelle traiettorie del futuro? Certamente anche questo.

Di sicuro, l’intelligence non si può restringere a una definizione specialistica, poiché, essendo il punto di incontro della conoscenza, assume un valore universale, mettendo in discussione l’attuale organizzazione di saperi accademici ridotti a decrepiti recinti disciplinari sempre meno adeguati a comprendere quello che ci circonda.

La conoscenza va sempre saputa padroneggiare, poiché è l’unico frutto proibito del giardino dell’Eden e come tale richiede la consapevolezza delle proprie azioni.

Non a caso, ancora dopo la seconda guerra mondiale, Günther Anders (2007) mise in luce che l’uomo non era cosciente delle conseguenze dei propri comportamenti, facendo riferimento in particolare alla Shoah e alla bomba atomica. Questo oggi potrebbe valere anche per lo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale.


L’utilizzo delle informazioni si è rivelato fondamentale per la sopravvivenza della specie fin dagli albori dell’umanità. Per ogni essere vivente saper percepire e prevedere quanto accade nel mondo circostante rappresenta la differenza tra la vita e la morte. Nel xxi secolo, con quasi tutta la popolazione mondiale collegata a Internet, è più importante che mai possedere la lucidità di selezionare le informazioni rilevanti. Appunto per questo, l’intelligence diventa una necessità sociale per affrontare questioni essenziali come la sicurezza e la disinformazione.

La sicurezza è una questione endemica della società contemporanea che va equilibrata con la libertà, poiché include la dimensione dei rischi, provocati dalla velocità e dall’incertezza dei cambiamenti sociali, che superano la nostra capacità di comprenderli e quella di adattamento biologico del nostro organismo (Toffler, 1971).

La disinformazione, invece, potrebbe essere considerata l’emergenza democratica e educativa del nostro tempo, in quanto altera ulteriormente la percezione della realtà, riducendo le persone a condizionabili consumatori e manovrabili elettori.

L’intelligence può allora rappresentare uno strumento cognitivo fondamentale per il xxi secolo, da studiare scientificamente nelle scuole e nelle università, poiché potrebbe fornire una visione d’insieme della conoscenza oggi frammentata in saperi sempre più specializzati.

L’intelligence diventa una categoria educativa perché sviluppa il pensiero critico dell’intelligenza umana che consente di misurarsi con l’intelligenza artificiale sviluppando l’autostima ed evitando una dipendenza psicologica dalle tecnologie (Caligiuri, 2016).

La recente evoluzione culturale ha trasformato l’intelligence da cono d’ombra delle democrazie a strumento indispensabile per stabilizzarle.

Perciò, intesa nel suo significato di capacità di selezionare le informazioni, l’intelligence può essere considerata uno strumento universale, che serve alle persone per difendersi dalla società della disinformazione, dove tutto viene manipolato in funzione dell’aumento dei consumi; ma è utile anche alle aziende nella competizione sempre più sfrenata imposta dalla globalizzazione; è anche indispensabile agli Stati per garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini (Garofoli, Mattarella, 2025).

Lo strumento dell’intelligence, pertanto, diventa essenziale per individuare le informazioni rilevanti che possono essere utili a ogni persona; aiutare a contestualizzarle perché un semplice dato da solo non assume significato; unire i punti tra le varie informazioni che sembrano scollegati; cogliere i segnali deboli laddove quelli forti, che vedono tutti, spesso sono fuorvianti; esercitare il pensiero critico e quello laterale per cogliere in profondità i fenomeni; gestire gli inevitabili pregiudizi cognitivi che vanno riconosciuti e limitati. Si tratta, quindi, dell’utilizzo consapevole di un metodo che serve per indagare quello che c’è fuori e dentro di noi.

Si tratta di un compito molto gravoso, ma oggi ogni sforzo deve essere orientato a connettersi con la realtà per immaginare il futuro.

Passando all’organizzazione, c’è da dire che all’interno delle democrazie coesistono due tipi di intelligence: quella istituzionale, che riferisce alle istituzioni politiche, e quella di polizia, che dipende dall’autorità di pubblica sicurezza facendo riferimento alla magistratura (Mosca , 2008). In tutti questi ambiti, le informazioni servono per adottare decisioni e hanno bisogno di una cultura specifica che non disperda l’esperienza personale degli operatori: «La maggior parte di ciò che sappiamo scomparirà con noi. Una letteratura dell’intelligence è una ragionevole polizza assicurativa contro la smobilitazione della memoria» (Kent, 1955, p. 6).

Nella società digitale, dove si vanno perdendo forme di sapere che affidiamo alle...



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