Bozzo | ENIGMA RUSSIA | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 265 Seiten

Reihe: Archivio Storia

Bozzo ENIGMA RUSSIA

Comprendere l'anima dell'orso
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-185-8
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Comprendere l'anima dell'orso

E-Book, Italienisch, 265 Seiten

Reihe: Archivio Storia

ISBN: 979-12-5649-185-8
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Perché la Russia è da secoli ai margini dell'Occidente, non solo in termini geografici? Perché i russi, pur essendo inequivocabilmente europei per etnia, religione e civiltà, in quasi tutta la loro storia hanno subito (e spesso fatto subire) regimi autoritari di rara durezza? Perché i concetti di democrazia e libertà personali ancora oggi stentano a mettere radici nella mentalità dell'uomo della strada russo? Perché la Russia, per sopravvivere a sconvolgimenti storico-geopolitici che avrebbero portato alla scomparsa molte altre Nazioni e nazionalità, ha scelto di identificarsi nel concetto di Stato assoluto, uno Stato forte che ha sempre posto le proprie potenza e sicurezza al di sopra del benessere e della libertà? E quanto la religione cristiano ortodossa di origine bizantina, vera spiritualità 'nascosta' della Russia, ha contribuito a plasmare un carattere nazionale unico al mondo? Fabio Bozzo, laureato in Storia ed autore, tra gli altri, del saggio Ucraina in fiamme. Le radici di una crisi annunciata, in questo libro esplora l'identità nazionale russa e la mentalità statale del gigante orientale, fornendo una valida chiave di lettura per comprenderne gli enigmi del passato e le possibili evoluzioni del futuro.

Fabio Bozzo. Laureato in Storia, è collaboratore ed attuale Direttore Editoriale della Rivista trimestrale Storia Verità (www.storiaverita.org). Conoscitore di tematiche storiche, politiche ed internazionali, è il prefazionista del saggio 'I vichinghi in Nordamerica', di Alberto Rosselli, edizioni Mattioli, ed ha pubblicato su internet articoli riguardanti la storia militare e lo sviluppo della politica italiana contemporanea.
Bozzo ENIGMA RUSSIA jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


Capitolo I


La Rus’ di Kiev e la nascita dello Stato in Russia

Il primo Stato russo nacque per la necessità di fornire sicurezza ai commerci. Nel IX secolo d.C. si era sviluppata la via commerciale che sfruttando i fiumi della Russia europea collegava il Mar Nero al Mar Baltico. Tra i protagonisti di questi commerci vi erano i cosiddetti variaghi, ovvero dei vichinghi per lo più svedesi. Costoro, per ragioni di sicurezza e di rifornimento durante i lunghi viaggi, iniziarono a costruire piccole stazioni commerciali e magazzini fortificati per le merci nei punti strategici del percorso. Questo produsse una sempre maggior interazione, sia mercantile che guerresca, con le popolazioni slave ed ugro-finniche che abitavano le attuali Russia europea, Bielorussia ed Ucraina. Delle centinaia di capi scandinavi uno ebbe particolare fortuna ed abilità, Rjurik (798 circa-879). Si tratta di un personaggio di cui vorremmo sapere di più, ma al quale va attribuita la creazione della prima forma statuale russa. Quasi certamente la storia delle popolazioni slave che avrebbero chiamato Rjurik ed i suoi mercanti-pirati norreni per creare un’autorità stabile sulle loro terre è una trasposizione leggendaria. Tuttavia la fondazione da parte di Rjurik nell’anno 862 della città di Ladoga viene universalmente considerata come l’inizio del primo Stato russo, la Rus’. Tale nome era il modo con cui gli slavi orientali chiamavano i norreni, cosa che diede il nome al Paese esattamente come i Franchi mutarono il nome della Gallia in Francia o i Longobardi diedero il loro toponimo alla Lombardia. Questo però non deve trarre in inganno da un punto di vista etnografico poiché, se dal punto di vista qualitativo gli scandinavi portarono nella Rus’ la prima classe dirigente, dal punto di vista quantitativo il loro numero fu così ridotto che nel giro di tre generazioni vennero completamente assimilati dalla massa slava, assumendone sia i nomi propri che la lingua.

Presto la capitale venne spostata nella città di Novgorod, destinata ad un grande futuro. Da lì Rjurik ed i suoi successori allargarono progressivamente il loro dominio verso Sud, sempre seguendo i grandi fiumi della pianura russa. Nell’anno 882 il principe Oleg di Novgorod conquistò Kiev, scegliendola come nuova capitale. L’importanza di aver sottomesso contemporaneamente e sotto un solo sovrano le porte commerciali del Mar Baltico e del Mar Nero fu tale che alcuni storici scelgono proprio l’882 come data per la fondazione della Rus’ di Kiev.

Quali erano le caratteristiche del nuovo Stato? Si trattava essenzialmente di un’élite guerriera e mercantile scandinava che dominava su una massa slava ed in parte ugro-finnica. La religione era composta dai paganesimi delle varie popolazioni, sebbene non mancassero piccole comunità cristiane ed ebree. Come abbiamo già visto nel giro di tre generazioni l’elemento slavo avrebbe assorbito quello scandinavo, prova che la classe dirigente non attuò politiche discriminatorie o segregazioniste (come all’inizio fecero i Longobardi in Italia). Compito dell’autorità era mantenere la sicurezza delle lunghissime linee di comunicazione, proteggere gli insediamenti urbani dalle incursioni dei nomadi asiatici delle steppe (tale problema si rivelerà l’eterna maledizione della storia russa) e possibilmente espandere le terre sottomesse alla dinastia rjurikide. Per compiere queste operazioni si rese necessario un discreto sviluppo urbano (Novgorod, Pskov, Kiev, Smolensk, Polotsk e molte altre) ed un primitivo sistema di tassazione. Quest’ultimo, a sua volta, impose la creazione di una forza pubblica stipendiata dal Gran Principe.

Fino a qui sembrerebbe che la Rus’ di Kiev fosse un classico Stato nato dalla necessità di proteggere una linea strategica, una sorta di Lega Delio-Attica creata sulla terra e non sul mare, le cui particolarità erano l’immensità degli spazi e la minaccia costante dei nomadi delle steppe. Ma la neonata Russia si trovò ad essere anche un crocevia tra i due grandi poli della civiltà europea: l’Occidente incarnato dal Sacro Romano Impero Germanico e l’Oriente impersonato dall’Impero Romano d’Oriente, anche detto bizantino. Queste due entità politiche erano, in diversa forma, le eredi della civiltà romana ed entrambe avevano nel cristianesimo una delle loro colonne portanti. Non mancavano però le differenze. Mentre l’Occidente post carolingio stava sviluppando il feudalesimo che avrebbe caratterizzato il suo Medioevo, Bisanzio cercava con difficoltà di continuare la tradizione amministrativa del tardo Impero romano. Sulle divergenze religiose torneremo in seguito.

La prima a comprendere i vantaggi di una conversione al cristianesimo della Rus’ pagana fu Olga (920-969), moglie del figlio di Rjurik. Lei stessa si convertì, ma ebbe scarso successo nel convincere i suoi sudditi ad abbandonare l’antica religione politeista. Suo figlio Svyatoslav (tra il 920 ed il 942-972), una volta divenuto Gran Principe, confermò il paganesimo. Questioni religiose a parte Svyatoslav fu un grande sovrano, che ampliò i confini della Rus’, strappò a Bisanzio un vantaggioso trattato commerciale e distrusse per sempre il decadente Khanato dei Khazari (popolazione turca che trecento anni prima aveva adottato la fede ebraica e creato uno Stato che dominò gran parte della Russia meridionale). Tuttavia una delle caratteristiche delle steppe eurasiatiche, dall’età del bronzo fino agli albori dell’età moderna, fu che una volta distrutta la struttura politica di un popolo nomade un’altra ne prendeva il posto, lungo quel grande corridoio pianeggiante che va dalla Manciuria all’Ungheria. Uno dei molti a farne le spese fu Svyatoslav che, di ritorno da una campagna militare, cadde in un’imboscata presso l’attuale città ucraina di Zaporozhye per mano dei Peceneghi, un’altra popolazione turca che aveva occupato lo spazio lasciato vuoto dai Khazari.

Con la morte di Svyatoslav iniziò una guerra di successione fra i suoi tre figli, Yaropolk, Oleg e Vladimir. Fu Vladimir (956-1015) a spuntarla, divenendo Gran Principe nel 978. Il suo regno avrebbe cambiato la storia, sia russa che mondiale. Compreso che i grandi imperi cristiani dell’Europa occidentale e di Costantinopoli erano il faro della civiltà contemporanea, nel 988 Vladimir decise che fosse giunto il momento di abbandonare il paganesimo e, attraverso il cristianesimo, assimilare il retaggio di Roma antica. Tale retaggio consisteva in concetti in larga parte ancora estranei al sistema di potere della Rus’ di Kiev, quali il diritto di regnare concesso da Dio ai sovrani, l’alfabetizzazione di almeno una parte dell’apparato governativo, un codice di leggi scritte applicate da giudici professionisti e una burocrazia civile che affiancasse l’elemento guerriero. In breve il superamento della fase intermedia tra organizzazione tribale e Stato vero e proprio.

Ed è qui che, come preannunciato, dobbiamo fare un approfondimento religioso. Alla fine del X secolo d.C. la cristianità era ancora ufficialmente compatta ed allineata nella dottrina del Credo niceno-costantinopolitano, ovvero la formula di fede scaturita dai concili ecumenici di Nicea del 325 d.C. e Costantinopoli del 381. Tale Credo o Simbolo era ed è il fondamento dottrinale di tutte le varie Chiese e confessioni cristiane. Tuttavia, con la divisione dell’Impero romano e poi col crollo della sua parte occidentale e la sopravvivenza di quella orientale, inevitabilmente iniziarono a formarsi delle differenze anche tra la cristianità occidentale, di lingua latina, e quella orientale, di lingua greca. Le diatribe di natura prettamente religiosa all’epoca avevano un peso che oggi stentiamo a comprendere, tuttavia il loro sviluppo esula dal presente testo. Ad esse si andarono sommando sempre più i contrasti di tipo politico. Nel mondo latino si era sviluppato il concetto di “primato del vescovo di Roma”, in quanto il Papa era considerato il successore diretto dell’apostolo Pietro. Il cristianesimo greco-orientale invece rimaneva legato all’idea della Pentarchia, nella quale i cinque Patriarchi delle sedi episcopali (Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) avrebbero guidato la Chiesa in modo collegiale. Altrettanto importante era la diatriba sulla giurisdizione territoriale, che vedeva vaste aree contese tra Roma e Costantinopoli. Oggetto della disputa erano l’Italia meridionale, vicinissima a Roma ma dove vi erano minoranze di lingua greca e dove l’Impero bizantino mantenne a lungo il controllo di varie zone; i Balcani, l’enorme penisola la cui spaccatura tra Est ed Ovest risaliva alla divisione dell’Impero romano; ed infine le vaste terre slave tra i fiumi Oder e Volga, in quanto la conversione di una tale masse di persone avrebbe dato alla Chiesa vincitrice il primato demografico.

La rottura definitiva, detta Grande Scisma, si consumò nel 1054. Quell’anno Papa Leone IX (1002-1054) scomunicò il Patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario (1000-1059), il quale rispose a sua volta con una scomunica. Da quel momento la cristianità occidentale di obbedienza papale viene definita cattolica, mentre quella orientale è chiamata ortodossa. La frattura tra le due Chiese, che perdura tutt’oggi, ebbe enormi conseguenze storiche.

Quando Vladimir prese la decisione politica di convertire la...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.