E-Book, Italienisch, 312 Seiten
Reihe: Asia
Bo-young L'origine delle specie
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6783-467-9
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 312 Seiten
Reihe: Asia
ISBN: 978-88-6783-467-9
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Un principe ereditario subisce una drammatica trasformazione biologica che cambierà il suo destino; esseri umani ridotti a una condizione subalterna diventano gli animali domestici di enormi draghi; robot con sembianze antropomorfe, unici sopravvissuti in un mondo ormai ghiacciato, si chiedono se sia mai esistita una vita organica sulla Terra. Queste sono alcune delle storie raccolte in L'origine delle specie, popolate da esseri umani e non umani che cercano di sopravvivere alle minacce poste dall'evoluzione, siano esse biologiche, tecnologiche o sociali. Raccontano di fisica quantistica e viaggi nel tempo, di un futuro dominato da giochi in realtà virtuale, e di metamorfosi dei corpi. A cavallo tra fantascienza, fantasia e mito, gli scritti della pluripremiata autrice Kim Bo-young hanno un grande seguito in Corea del Sud, dove è ampiamente riconosciuta come pioniera e fonte d'ispirazione. In questo libro sono raccolte le sue storie più acclamate, che offrono delle riflessioni rigorose e toccanti sull'esistenza postumana.
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L’ORIGINE DELLE SPECIE
1
«Si chiama “creazionismo”, Kay!» esclamò Ivan ridendo per l’assurdità di ciò che aveva sentito. Il suo apparato fonatorio emetteva dei , mentre i suoi occhi, grandi come teleobiettivi, producevano rumori di scatti. «Se i nostri colleghi della celebre università di Prieston ti ascoltassero scoppierebbero a piangere! Quand’è che hai abbandonato la via della scienza per rivolgerti a quella della teologia? Neanche cinque secoli fa i preti facevano a pezzi gli scienziati ancora vivi.»
Ivan sbatté rumorosamente le punte delle pinze che aveva al posto delle mani, mentre Kay, imbarazzato, si strofinò la folta testa.
«Ivan, ormai non esistono più i preti che distruggono gli scienziati vivi.»
«Anche soltanto menzionare la parola creazionismo significa infangare la memoria di chi si è sacrificato nel nome della scienza, amico mio», dichiarò Ivan con tono piuttosto austero.
«Non dico di non credere più all’evoluzione delle specie», cercò di giustificarsi Kay. «E ovviamente non ho alcuna intenzione di disonorare l’operato dei grandi studiosi che ci hanno preceduto. Ma avere fede è nella natura dei robot e io credo che valga la pena di approfondire.»
Ivan emise altri .
«La fede è solo simbolismo e allegoria. Appartiene al dominio della letteratura e dell’arte, non ha nulla di scientifico. A meno che tu non stia cercando di dirmi che l’arte è anch’essa una scienza.»
La musica soffusa suonata da un pianista a cinque braccia riempiva la sala, dove uno striscione recitava: “Riunione studentesca del dipartimento di Biologia della Prieston”. Nel trambusto, robot laureati e studenti di ogni estrazione sociale si godevano l’evento rilassati, intenti a lubrificare le articolazioni con l’olio che era stato posizionato su ogni tavolo.
Fuori dalla finestra, davanti alla quale si trovavano Ivan e Kay, si vedeva una lunga schiera di edifici grigi. Una nuvola di polvere strisciava come fosse viva intorno ai lampioni, che illuminavano fiocamente la strada dall’alto. Il cielo tra gli edifici era coperto da nuvole plumbee e contorte. In lontananza si sentivano sfrecciare le ruote dei robot, i cui fari accesi illuminavano la via.
Ivan era un modello 21. Aveva due lunghe braccia terminanti con delle pinze, che potevano essere ripiegate e custodite all’interno del corpo cilindrico. La testa era dotata di due teleobiettivi, mentre la parte inferiore del corpo poggiava su tre ruote e nascondeva delle gambe per poter scendere e salire le scale, o per fermarsi.
Kay, essendo un 1029, aveva due cifre in più di Ivan. Essere designati con un numero a quattro cifre non voleva dire essere migliori di un modello a due o tre cifre. Anzi, era l’esatto opposto (una contraddizione che i filosofi non riuscivano a giustificare). La caratteristica dei robot a quattro cifre era il materiale morbido con cui parte del loro corpo era ricoperta. La serie 1000, come quella di Kay, presentava questa pelle sintetica soltanto sul viso, lasciando scoperto il resto del corpo metallico. I modelli 2000, invece, ne erano interamente rivestiti, ma il materiale era così delicato che, quando esposto a temperatura ambiente, si danneggiava con facilità. Questo comportava, per Kay e tutti i 1029, il bisogno di indossare una maschera protettiva per uscire all’esterno.
Per i 1029 era diventata una pratica comune sottoporsi a chirurgia plastica per farsi placcare il volto in oro, come quello dei 700. In effetti, anche in quella sala era presente un modello 2000. Oltre al suo aspetto peculiare, presentava un mix bizzarro di giallo, arancio, marrone e bianco che lo faceva risaltare tra la folla.
«Lascia che ti spieghi la scienza ancora una volta, Kay.»
«Guardate qui!»
Una fotocamera su quattro ruote era scivolata verso i due robot. Kay allungò una mano per abbracciare Ivan, il quale ricambiò il gesto, mentre con l’altra teneva una bottiglia di olio. Il flash lampeggiò.
«Buon divertimento!» disse la fotocamera prima di scivolare via di nuovo.
«Prendi quella macchina fotografica, per esempio», continuò Ivan, indicandola mentre si faceva strada tra i robot nella sala. «Un tempo, per scattare una foto il soggetto doveva rimanere immobile anche diverse ore. Per regolare l’esposizione e la messa a fuoco c’era bisogno di tutta una serie di apparecchiature. Adesso, invece, basta premere un pulsante. Le fotocamere moderne sono grandi quanto il palmo di una mano e oltre a essere in grado di intuire da sole il momento più adatto per scattare una foto, parlano e si muovono. Si sono evolute. All’inizio non erano che meri pezzi di pellicola fotosensibile, finché non si sono adattate all’ambiente diventando gradualmente organismi più complessi. Se a Dio fossero bastate le parole per creare le fotocamere, come affermato nelle sacre scritture, avrebbe impiegato tutti e sette i giorni della creazione soltanto per nominare ogni modello esistente.»
«Ivan, non sto cercando di riaccendere il dibattito su creazionismo ed evoluzionismo che si è portato avanti per secoli. Ciò che mi interessa è perché i robot hanno iniziato a credere di essere stati creati da un’entità superiore.»
«Per ignoranza.»
«Mi riferisco alla vera natura dei robot.»
«In che senso?»
«Pensaci. I robot nascono nelle fabbriche, dove i morti vengono scomposti pezzo dopo pezzo e purificati prima di essere utilizzati per realizzarne di nuovi. Questa è la “creazione” che noi conosciamo. Perciò non trovi sia alquanto strana l’idea che i primi robot siano stati modellati a partire dalle pietre?»
«Qual è il punto?» chiese Ivan, roteando le sue pinze.
«Provare solitudine è un comportamento innato per noi, perché viviamo meglio quando siamo in gruppo. La paura è essenziale per proteggere il corpo dai pericoli, mentre il dolore è necessario per prevenire danni al corpo. La nostra capacità di apprendimento ci consente di adattarci ai cambiamenti dell’ambiente, quella di dimenticare migliora la velocità di recupero e l’efficienza di elaborazione delle informazioni. Tutto questo basandoci sulla considerazione che l’istinto esista per assicurare la sopravvivenza e la preservazione di una specie. Quindi quale sarebbe il ruolo del “creazionismo” in tutto ciò?»
«Per renderci più tranquilli, forse.»
«È proprio questo il punto. Perché l’animo di un robot dovrebbe acquietarsi all’idea di essere stato creato? Desta così tanto sconforto sapere che nasciamo da noi stessi? Come può donarci felicità pensare che un essere inimmaginabile, onnisciente e onnipotente, ci osservi e vegli sui di noi, ci controlli e ci governi, mentre noi siamo i suoi umili servitori? Perché i robot sono disposti a offrire amore incondizionato e a sacrificare la propria vita per un presunto creatore che non hanno mai visto? Quale vantaggio apporterebbe, in termini di sopravvivenza? Che ruolo avrebbe questo servilismo, questa fantasia dell’ubbidienza verso un potere assoluto, nella conservazione della specie?»
Kay si zittì quando si accorse che Ivan lo fissava a braccia incrociate.
«Mi auguro che tu non abbia parlato di queste idiozie nella tua relazione», disse Ivan con il volume degli altoparlanti al minimo.
«Be’ no… però…», rispose Kay distogliendo lo sguardo.
«A me piace ascoltare le tue farneticazioni, ma non ti aspettare lo stesso dai professori. Il tuo punto di vista è interessante. Però sarai il solo a consegnare una tesi sul creazionismo per un corso di evoluzione.»
«Mi sono stancato di scrivere sempre degli stessi argomenti, ancora e ancora.»
Kay si sedette a terra, giù di morale. A differenza degli altri robot, i bipedi a quattro cifre avevano articolazioni che si sovraccaricavano facilmente, per cui...




