E-Book, Italienisch, 488 Seiten
Bianchi La Gente
1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-7521-896-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Viaggio nell'Italia del risentimento
E-Book, Italienisch, 488 Seiten
ISBN: 978-88-7521-896-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Dieci anni fa usciva La casta, un libro che ridefiniva il discorso politico italiano: la fine dei partiti tradizionali, l'odio per le élite in generale, l'indignazione di chi si sentiva escluso e defraudato. Oggi quel risentimento si è rovesciato in orgoglio: la fine della politica come la conoscevamo non ha generato un vuoto, ma una galassia esplosa di esperienze tra il grottesco, il tragico e l'apocalittico. Dai forconi alle sentinelle in piedi, dai «cittadini» che s'improvvisano giustizieri alle proteste antimigranti, La Gente è il ritratto cubista dell'Italia contemporanea: un paese popolato da milioni di persone che hanno abbandonato il principio di realtà per inseguire incubi privati, mentre movimenti politici vecchi e nuovi cavalcano quegli incubi spacciandoli per ideologie. Leonardo Bianchi ha scritto il miglior reportage possibile su un paese che non si può raccontare se non a partire dalle sue derive, e l'ha fatto seguendo ogni storia con la passione di un giornalista d'altri tempi, il rigore dello studioso che dispone di una prospettiva e di un respiro internazionali, e un talento autenticamente narrativo, capace di attingere a una ferocia e a una forza profetica degne di un romanzo di James Ballard.
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INTRODUZIONE
SIAMO LA GENTE, IL POTERE CI TEMONO
Ai ragazzi di domani questo periodo giungerà come un messaggio incomprensibile in una bottiglia portata dalle onde da tempi lontani.
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«Cosa resterà di questi anni?»
Nel febbraio del 1992 Beppe Grillo porta in scena un suo spettacolo al Teatro Smeraldo di Milano – il luogo in cui, il 4 ottobre 2009, sarà fondato il MoVimento 5 Stelle. All’ingresso il comico ha predisposto delle targhette per ogni spettatore, sulle quali sono stampate le seguenti categorie: , , , , , , , e . Durante lo show Grillo instaura un «tu per tu con la gente», in una sorta di dialogo in cui piovono parolacce e risate. La vera attrazione della serata sono le chiamate da casa della «gente arrabbiata», che Grillo commenta in diretta. «A un certo punto», riporta una cronaca dell’epoca, «invita il pubblico a urlare un grandioso vaffan... alle telefonate che continuano ad arrivare». 1
In un’intervista al di pochi giorni prima, il comico genovese spiegava che ormai «siamo in e nessuno ha più timore di farsi avanti e dire la sua. Quando a Sanremo, in diretta dal Festival, ho dato del coglione al direttore di un settimanale per l’intervista a un bambino rapito, e ho invitato chi la pensava come me ad alzarsi in piedi, quasi tutto il teatro è saltato su. Da allora chiamo direttamente in causa la gente, la faccio parlare, partecipare». 2
Nello stesso periodo i magistrati di Milano arrestano il socialista Mario Chiesa, dando il via all’inchiesta «Mani Pulite» e allo scandalo di Tangentopoli. Sebbene possano apparire slegati, i due avvenimenti sono strettamente correlati. E questo perché – sullo sfondo di cambiamenti epocali come la fine della guerra fredda, l’avvento della «videopolitica» e la nascita della «piazza elettronica»3 – la «gente» di cui Grillo raccoglieva gli umori si stava preparando a scagliare la propria incazzatura contro l’intera classe politica della prima Repubblica, che di lì a poco sarebbe scomparsa.
Come ha scritto il politologo Marco Tarchi, i primi anni Novanta sono «il trionfo della Piazza sul Palazzo, il rifiuto della mediazione che è alla base della democrazia rappresentativa e la promozione dei mass media – cartacei, audiovisivi o telematici che siano [...] – a unica voce autentica della volontà popolare, autorizzata a organizzare quotidianamente un plebiscito per giudicare l’operato di coloro ai quali la gente [...] ha provvisoriamente affidato il proprio mandato». 4
Dalle macerie della partitocrazia emerge così un nuovo soggetto politico – la «gente», appunto – da cui deriva a sua volta un più vasto fenomeno: il . La prima menzione compare nel 1995 all’interno di , 5 una raccolta di saggi molto avanti per l’anno in cui è uscita. In uno di questi, intitolato ,6 l’autore Mauro Trotta sostiene che la «crisi di certezze e di identità riconosciute» abbia fatto insorgere «un populismo di tipo nuovo» che «al centro del proprio discorso pone [...] l’evoluzione ultima del vecchio popolo, la gente».
In questo caso, per «gente» si intende un’entità mitica, indistinta e portatrice delle vere virtù – «la morale, il buon senso, la tradizione» – che agita contro i nemici di sempre: «extracomunitari, comunisti, tutto ciò che è ». A differenza del «popolo», la «gente» viene fuori dalla retorica «sondaggistico-pubblicitaria», si divide in «tipi diversi di consumatori» ed è caratterizzata dal consumo – «anche e soprattutto di informazione, di cultura (in senso lato), di politica». In un altro capitolo dello stesso libro si ragiona ulteriormente sul lemma , descrivendolo come un «contenitore vuoto» che «sta in un altrove non ben definito» e nel quale «chiunque può mettervi quello che gli pare, proclamando che questo è il volere della “gente”, tanto non vi è modo di procedere a verifica».7
I valori veicolati dalla «nuova incarnazione del populismo», afferma Trotta, sono quelli del «capitalismo più aggressivo [...] all’insegna del “Dio mercato”: la competizione, il successo a tutti i costi, i soldi, il consumo, gli status symbol». Il tutto risulta
soffuso da un’aura di gentilezza e in ultima analisi di impotenza: «è sempre stato così», «questa è la vera natura dell’uomo». La tradizione, pur essendo in realtà finta, da Mulino Bianco, viene accettata e introiettata perché rassicura, compensa la perdita della vecchia identità – fondata sulla vecchia struttura sociale e sul lavoro – con una nuova, fittizia: «io sono la gente».
Un’altra caratteristica cruciale è il suo «grande potenziale comunicativo», dispiegato con un linguaggio mutuato dalla pubblicità che mira soltanto alla seduzione: «Non si tratta, quindi, di esprimere una serie di motivazioni razionali all’interlocutore, ma di ricercare la sua simpatia con ogni mezzo. Deve essere inoltre facilmente comprensibile, non richiedere alcuno sforzo al destinatario del messaggio».
Tuttavia, avverte l’autore, il gentismo non è limitato a una sola parte politica. Anzi, è un «patrimonio comune della destra e della sinistra». Quest’ultima, in particolare, è sensibile a tale modello poiché «il concetto di gente sembra rispondere perfettamente da una parte al sopravvivere di forme di solidarismo che, seppur svuotate di senso, rimangono come simulacri all’interno del discorso , dall’altra al vuoto profondo dal punto di vista culturale e di progetto a lunga gittata».
La trasversalità politica e sociale è sottolineata anche da Bruno Bongiovanni, che ha compilato la voce nell’Enciclopedia delle scienze sociali del 1996.8 Per lo storico, sempre a causa dei ribaltamenti dei primi anni Novanta, il «popolo» contemporaneo sarebbe molto diverso da quello del passato – non più contadino o operaio, ma «il popolo virtuale dei sondaggi e degli ascolti televisivi, costituito in gran parte dal crescente settore del piccolo lavoro autonomo (talvolta ultraliberista), dalle sacche ancora persistenti di lavoro salariato (talvolta neostataliste) e dall’area in aumento della disoccupazione, dell’occupazione precaria e della sottoccupazione».
Lo stesso «populismo» si sarebbe tramutato in «gentismo», cioè nel «trionfo dell’indistinto, dell’omogeneo sempre mutevole, del “senza radici”». In più, si sarebbe affermato «il regno della moltitudine, frutto della globalizzazione (o mondializzazione) che fa implodere le masse, affossa le appartenenze, deterritorializza, produce sradicamento e spaesamento». In pratica, chiosa Bongiovanni, «l’ultimo arrivato tra i populismi [...] sarebbe così un populismo senza popolo. Un populismo forse perfetto».
C’è da dire che entrambe le tesi – per quanto suggestive – sono minoritarie e fortemente calate nel periodo di riferimento. Nel decennio successivo, infatti, le occorrenze del termine sono pochissime e quasi tutte riferite a Silvio Berlusconi o al centrodestra. Il blogger Luigi Castaldi caratterizza il gentismo come una «particolare forma di populismo che nutre i suoi di una mistificazione ulteriore rispetto a quelle che i populismi offrono alle masse che si prefiggono di sedurre: l’essere in comunione con quella “gente” che ha pieno diritto di dirsi “gente”, contro chi ne usurperebbe il titolo». Il centrodestra, prosegue, «se ne sente (e dunque se ne proclama) unico rappresentante», mentre il centrosinistra «rappresenterebbe individui, persone, un pezzo della società, ma non la “gente”».9 In un altro post, Castaldi precisa che il gentismo sarebbe un populismo che ha «tutti i tratti del populismo», ma al quale Berlusconi ha impresso «un carattere piccolo-borghese, levandogli quanto di socialistoide c’è sempre stato in ogni populismo».10
Nel 2002, Michele Serra scrive su che il gentismo consiste nel «blandire la gente, parassitarne gli umori, imitarne le pulsioni» ed è «la vera e trionfale novità introdotta da Berlusconi in politica; tal quale il Mike Bongiorno ritratto da Eco egli è in grado di far sentire intelligente e utile anche l’ultimo dei fresconi».11 Sulla rivista , in un editoriale che critica la «ventilata mutazione in senso aziendale del sistema italiano della ricerca», si parla invece di «inclinazione a gestire il consenso dei non pensanti e, in generale, di tutti coloro secondo i quali la lettura di un buon libro è una perdita di tempo e una scoperta in fisica o in biologia non è fonte di fatturato. Il gentismo sta aiutando il paese a morire sorridendo».12
A cavallo tra la fine degli anni Duemila e l’inizio degli anni Dieci del XXI secolo il panorama politico italiano subisce grossi stravolgimenti: l’uscita del libro , l’inizio della crisi economica, la caduta (temporanea) di Berlusconi e soprattutto l’esplosione del MoVimento 5 Stelle. Il neologismo torna così a riaffacciarsi sul dibattito pubblico – e questa volta lo fa con molta più frequenza.
Nadia Urbinati lo associa in via pressoché esclusiva alla creatura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.13 In un articolo...




