E-Book, Italienisch, 220 Seiten
Reihe: Sport
Berruto Capolavori
1. Auflage 2019
ISBN: 978-88-6783-251-4
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Allenare, allenarsi, guardare altrove
E-Book, Italienisch, 220 Seiten
Reihe: Sport
ISBN: 978-88-6783-251-4
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Quando si parla di capolavori, il primo pensiero va all'arte: pittura, scultura, architettura, cinema, musica o letteratura, ma difficilmente pensiamo allo sport. Non è così per Mauro Berruto, allenatore della nazionale italiana di pallavolo che ha vinto il bronzo ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012. In queste pagine Diego Armando Maradona palleggia con Michelangelo, Jury Chechi sfida Yves Klein, Muhammad Ali e Kostantinos Kavafis recitano insieme poesie, perché atleti, artisti e poeti fanno parte della stessa squadra: uno spazio in cui ogni individuo può esprimere il proprio talento e costruire il proprio personale capolavoro. A metà fra racconto e biografia, Capolavori è una mappa per trasformare il potenziale in eccellenza. Un libro per chi sogna di vincere una medaglia, di dipingere un'opera d'arte, di raggiungere un budget, di conquistare una quota di mercato oppure, semplicemente, di poter dare il meglio di sé in ogni occasione. «Siamo arrivati in questo spogliatoio partendo dai posti più disparati, superando un'incredibile selezione e una concorrenza spietata. Non ci siamo scelti, ma c'è una cosa che ci tiene saldamente insieme: lo stesso desiderio.»
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CAPOLAVORI
Sogna anche la povera gente
Che cosa sono i capolavori?
Che cosa hanno in comune medaglie, obiettivi raggiunti, quote di mercato conquistate, risultati scolastici eccellenti, opere d’arte, architetture mozzafiato, romanzi indimenticabili, canzoni struggenti?
Per rispondere parto dalla definizione che, della letteratura, dà uno straordinario romanziere sudamericano, Julio Cortázar.
Cortázar sostiene che ai ricchi, ai borghesi, piacciano i libri che raccontano storie della povera gente, perché non conoscono quel tipo di vita e trovarla nei libri soddisfa una loro certa curiosità, magari un po’ morbosa.
Per ragione simmetrica e speculare, Cortázar sottolinea come alla povera gente piacciano i libri o i romanzi che raccontano di re, regine, castelli, amori cavallereschi. Anche per loro vale lo stesso principio: non conoscono quel modo di vivere e i libri diventano il loro strumento per poterlo sognare.
I capolavori, a partire da quelli letterari, rispondono dunque a un bisogno: trasportano i loro fruitori in territori dai quali sono attratti o incuriositi, ma che non conoscono.
Qualcosa che ha a che fare con il desiderio, dunque.
Questa definizione può essere applicata nel contesto sportivo?
La risposta è sì. Anzi, nel mondo dello sport è ancor più evidente che la magnitudine di un campione è proporzionale alla sua capacità di far sognare moltitudini di persone.
Prendiamo la storia di un ragazzino di sedici anni, pieno di riccioli e già perfettamente a suo agio davanti a un microfono.
Si chiama Diego Armando Maradona.
“El Diez”
Maradona non è un personaggio esemplare, ma qui stiamo parlando d’altro: stiamo cercando una strada per riconoscere e giudicare capolavori, non persone.
Caravaggio, per dire, era un assassino.
Nel nome dell’arte Amedeo Modigliani, Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Silvia Plath, Virginia Woolf, Vincent Van Gogh, Kurt Cobain, Jim Morrison, Freddy Mercury e decine di altri artisti cui riconosciamo genialità e i cui capolavori ci emozionano, non hanno esitato ad annientare sé stessi e tutto ciò che li circondava.
Un giorno, quel ragazzino sedicenne con i riccioli, già identificato da tutti come un talento straordinario, viene avvicinato da un cronista del quotidiano «Clarín», che gli fa la più banale delle domande: «Diego, che cosa sogni per il tuo futuro di calciatore?»
Risposta: «Ho due sogni. Il primo è giocare ai Mondiali, il secondo è vincerli.»
Tecnicamente si chiama profezia che si autoadempie, un meccanismo psicologico che permette alla previsione di realizzarsi per il solo fatto di essere stata espressa.
La predizione genera l’evento, l’evento conferma la predizione.
Ci sono molti esempi di questa dinamica nei mercati finanziari o nelle campagne elettorali. La psicologia ci aiuta spiegando che un individuo, convinto o impaurito dal verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da causare quegli eventi stessi. L’abbiamo sempre risolta in termini di fortuna/sfortuna, invece no.
La profezia di Diego Armando Maradona si compirà nel 1986 a Città del Messico. “El Diez”, come lo chiamano i compagni, non solo giocherà quei Mondiali, ma li farà vincere, quasi da solo, alla sua Argentina.
In particolare, il capolavoro di Maradona si manifesterà su un campo verde e sotto il sole del primo pomeriggio del 22 giugno 1986, nello stadio Azteca di Città del Messico di fronte a 115.000 spettatori.
È il giorno del quarto di finale: Argentina-Inghilterra.
La partita, una gara a eliminazione diretta, è carica anche di significati extra-calcistici. Quattro anni prima, fra quei due Paesi è finita la guerra per il possesso delle Isole Falkland/Malvinas.
L’Argentina ha pianto 649 morti, 1068 feriti, 11.313 prigionieri. Quei tre mesi di guerra sono ancora nella testa del popolo argentino e la squadra albiceleste è chiamata a riscattare l’orgoglio del Paese intero.
Maradona è carico come una molla e contagia i compagni.
Il primo tempo, molto nervoso, finisce 0-0.
Intervallo.
Pagherei chissà quanto per sapere cosa successe negli spogliatoi al termine dei primi quarantacinque minuti, perché il secondo tempo, anzi il primo quarto d’ora del secondo tempo, entra di diritto nella storia del calcio.
“El Diez” deve realizzare la sua profezia.
Al cinquantunesimo minuto compie la più grande mascalzonata mai vista su un campo di calcio. Segna un goal con la mano che, in era pre-tecnologica, l’arbitro tunisino Ali Bennaceur non vedrà (o farà finta di non vedere).
Diego risolverà la questione parlando ai giornalisti al termine del match: «Non ho fatto io quel goal. È stata la mano de Dios».
Tuttavia, dopo centottanta secondi, al cinquantaquattresimo, genio e follia di Diego Armando Maradona rimettono tutto a posto.
Tre minuti dopo il goal con la mano, Maradona riceve palla una decina di metri prima della linea di metà campo e con la sfera incollata al piede sinistro, dopo aver dribblato sette avversari, segna il goal del secolo.
In tribuna stampa c’è un telecronista cui quel goal cambierà la vita.
Si chiama Victor Hugo Morales, ha trentanove anni.
Tre minuti prima ha dovuto commentare, con un po’ di imbarazzo, quel goal mascalzone.
Poi vede il passaggio di Héctor Enrique verso la linea di centrocampo. Vede Maradona ricevere la palla, spalle alla porta avversaria che è lontana almeno sessanta metri.
Un calciatore normale farebbe l’unica cosa da fare: passarla.
Ma in campo c’è Diego Armando Maradona, al microfono Victor Hugo Morales, di normale non c’è nulla.
Incominciano i settanta secondi di telecronaca che rappresentano il più straordinario esempio di storytelling sportivo:
Ahí la tiene Maradona,
lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, y deja el tendal y va a tocar para Burruchaga…
¡Siempre Maradona!
¡Genio! ¡Genio! ¡Genio!
Ta-ta-ta-ta-ta-ta…
Goooooool… Gooooool… ¡Quiero llorar!
¡Dios santo, viva el fútbol!
¡Golaaaaaaazooooooo!
¡Diegooooooool! ¡Maradona! Es para llorar, perdónenme…
Maradona, en corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos…
Barrilete cósmico…
¿de qué planeta viniste? ¡Para dejar en el camino a tanto Inglés!
¡Para que el país sea un puño apretado, gritando por Argentina! Argentina 2 – Inglaterra 0
Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona…
Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas,
…por este Argentina 2 – Inglaterra 0...
Non serve traduzione.
Parole che diventano poesia e che i bambini argentini di oggi conoscono a memoria e recitano proprio come noi facciamo con l’inizio della Divina Commedia.
Senza quella narrazione quel goal non sarebbe lo stesso.
Senza quel goal, quella narrazione non sarebbe poesia.
È il principio dello storytelling, secondo il quale i fatti e la narrazione sono, entrambi, parti necessarie della realtà.
Victor Hugo Morales trasforma Diego Armando Maradona nel barrilete cosmico.
Barrilete in castigliano indica un piccolo barile, un barilotto (ironico accenno alla fisicità di Maradona?), ma è anche il modo in cui in Argentina, i bambini chiamano l’aquilone. Aquilone cosmico, immagine che, oltre alla sua forza, contiene anche una piccata risposta al “nemico” César Luis Menotti che, prima della Coppa del Mondo, aveva dichiarato che Maradona sarebbe finalmente potuto essere protagonista sul campo perché había dejado de vivir como un barrilete ovvero aveva smesso di vivere come un aquilone.
Come ogni poesia, quelle parole non hanno un solo significato, ma permettono a chi le ascolta di assegnare un proprio significato. Tocca il cuore quel relato che urla al genio. Poi sembra perdere le parole (ta-ta-ta), invece è come se Morales ricordasse di aver già visto quel goal (quel ta-ta-ta significa està-està-està, sta per succedere!) per concludere, tra le lacrime, recitando una preghiera laica al calcio e al più grande dei suoi dèi (gracias Dios por el fútbol, por Maradona).
In quelle frasi urlate e commosse si nasconde uno straordinario esempio di quello che ci succede quando siamo di fronte a un capolavoro e del fatto che le cose, quando non sono raccontate, non esistono.
Neuroni a specchio
Succede, ogni giorno, in tutti i musei del mondo.
Persone che arrivano da Paesi diversi, di genere, età, livello culturale diversi, che hanno una conoscenza dell’artista diversa. Persone che non hanno nulla in comune, ma che si trovano incollate davanti a un capolavoro.
Ad attrarle è una forza magnetica che ha una direzione chiara: parte dal capolavoro e si irradia verso gli spettatori.
Oggi però questa forza rischia di smarrire quella direzione così lineare, quel suo parlare così diretto e attraente, deviando verso forme mediate e un po’ anestetizzate di emozioni.
Viviamo in un mondo dove la necessità di registrare, in qualche modo...




