Barker | La Quinta Vittima | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 696 Seiten

Barker La Quinta Vittima


1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-354-7843-0
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection

E-Book, Italienisch, 696 Seiten

ISBN: 978-88-354-7843-0
Verlag: Tektime
Format: EPUB
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Nell'avvincente sequel del romanzo 'La Quarta Scimmia', un nuovo serial killer si aggira per le strade di Chicago, mentre il detective Porter indaga più a fondo nel passato oscuro dell'assassino delle quattro scimmie.

Il detective Porter e il suo team sono stati sollevati dal caso dell'assassino delle quattro scimmie dai federali. Dare la caccia ad Anson Bishop non è più compito loro. Tuttavia, un nuovo e intricato mistero si profila all'orizzonte: il corpo di una ragazza viene rinvenuto sotto le acque ghiacciate della laguna di Jackson Park.

Viene subito identificata come Ella Reynolds, scomparsa tre settimane fa. Ma come è arrivata là? La laguna è ghiacciata già da alcuni mesi. E cosa ancora più sconcertante, viene ritrovata con addosso i vestiti di un'altra ragazza, scomparsa da meno di due giorni.

Mentre i detective della Chicago Metro cercano di dare un senso al caso in rapida evoluzione, Porter continua segretamente la ricerca di A4S, sapendo che il modo migliore per trovare Bishop è rintracciare sua madre.

Quando il capitano scopre le attività di Porter, il detective viene sospeso, lasciando i suoi colleghi Clair e Nash a continuare da soli la ricerca del nuovo assassino.

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1

Porter

Giorno 1, 8:23 p.m.

Buio.

Una profonda e fitta oscurità turbinava intorno a lui, divorando la luce e lasciando dietro di sé solo un abisso nero come l’inchiostro. I suoi pensieri si perdevano nella nebbia. Cercava di articolare alcune parole, si sforzava di formare una frase coerente che avesse un significato ma, appena era sul punto di pronunciare qualcosa, ogni sillaba veniva inghiottita e spariva. Un senso di angoscia cominciò a opprimerlo e un’intensa inquietudine lo assalì, mentre il suo corpo sprofondava nelle melmose profondità di uno specchio d'acqua, dimenticato da tempo.

Odore di umidità.

Muffa.

Umidità.

Sam Porter voleva aprire gli occhi.

Doveva aprire gli occhi.

Ma, le palpebre opponevano resistenza, lo tenevano imprigionato nelle tenebre.

La testa gli doleva, la sentiva pulsare.

Un dolore martellante dietro l'orecchio destro e alla tempia.

«Cerca di non muoverti, Sam. Non vorrai farti male».

La voce era lontana, attutita, ma familiare.

Porter era sdraiato.

Sentì l’acciaio freddo sotto la punta delle dita.

Allora, ricordò l’iniezione. Un ago lo aveva trafitto alla base del collo, un colpo fulmineo, un liquido freddo che gli scorreva sotto la pelle all’interno del muscolo, poi... Porter cercò di aprire gli occhi e si rese conto che faticava a sollevare le palpebre. Erano pesanti, inaridite, in fiamme.

Allungò la mano destra, per cercare di strofinarle, ma una catena stretta al polso gliela trattene.

Il respiro gli si bloccò in gola. Appena provò a mettersi seduto, il sangue gli affluì alla testa, provocandogli improvvise vertigini. Vacillò e per poco non cadde all'indietro.

«Ehi! Calmati, Sam. Ora che sei sveglio, il tuo organismo espellerà rapidamente l’etorfina. Aspetta solo un minuto».

Vide una luce intensa lampeggiare, aveva un’alogena puntata dritta sul suo viso. Porter strizzò le palpebre, ma si rifiutò di guardare altrove, mantenne gli occhi fissi sull'uomo che intravedeva accanto alla luce: una sagoma opaca e offuscata.

«Bishop?» Porter riconobbe a malapena la sua voce, una voce acuta e stridula.

«Come stai, Sam?» L'uomo nella penombra fece qualche passo alla sua destra, prese un secchio di vernice da diciotto litri vuoto, lo capovolse e si mise seduto.

«Toglimi quella dannata luce dagli occhi!» Porter tirò la catena al polso, l'altra estremità delle manette tintinnava attorno a un grosso tubo d’acqua, forse di gas. «Che cazzo significa?»

Anson Bishop allungò la mano e rivolse la luce verso sinistra. Era una lampada da officina, montata su una specie di supporto. Il chiarore illuminò un muro di blocchi di cemento, uno scaldabagno nell'angolo e una vecchia lavasciuga sul lato opposto.

«Va meglio ora?»

Porter tirò, di nuovo, la catena.

Bishop accennò un lieve sorriso e scrollò le spalle.

L'ultima volta che Porter lo aveva visto, aveva i capelli castano scuro e corti. Adesso erano più lunghi, più chiari e scompigliati. La barba incolta di tre o quattro giorni rendeva il suo aspetto sciatto, trascurato. Il suo abbigliamento professionale era sparito, sostituito da un paio di jeans e una felpa con cappuccio grigio scuro.

«Hai un’aria un po' trasandata», disse Porter.

«Eh, tempi duri!»

In realtà, anche se il suo aspetto esteriore era diverso, i suoi occhi non erano affatto cambiati. Il suo sguardo lasciava trapelare la stessa identica freddezza.

I suoi occhi erano sempre gli stessi.

Bishop tirò fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni un cucchiaino da pompelmo e lo fece roteare distrattamente tra le dita, con il bordo seghettato che rifletteva la luce.

Porter, appena vide quell’utensile, provò un forte senso di ribrezzo. Abbassò lo sguardo e, picchiettando con l’indice il tubolare metallico, gli domandò: «È lo stesso tipo di lettiga su cui hai incatenato Emory?»

«Più o meno».

«Non sei riuscito a trovare una branda?»

«Le brande non sono molto resistenti».

In quel momento, Porter notò un’estesa macchia rosso scuro sul pavimento di cemento sporco. Tuttavia, non gli fece alcuna domanda. Sentiva le dita appiccicate, dopo aver toccato la parte metallica della lettiga, ma non chiese spiegazione nemmeno di quello. Alla sua sinistra, lungo la parete, erano allineati degli scaffali, pieni di materiali per dipingere, disposti a caso: lattine, pennelli, teloni. Il soffitto era formato da assi di legno, larghe cinque per quindici centimetri, distanti circa quarantacinque l’una dall’altra. Cavi elettrici a vista, tubi dell'acqua e condotti d'aria occupavano lo spazio intermedio. «Siamo nel seminterrato di una casa. Non è una casa grande, ma certamente vecchia. Quel tubo sopra la tua testa è rivestito di amianto, quindi non è consigliabile sgretolarlo. Immagino che questo sia un luogo abbandonato, perché la luce è collegata a una prolunga che arriva fino al piano superiore, fino a ... cosa, una specie di batteria? Non credo sia un generatore. Altrimenti, lo sentiremmo. Non hai utilizzato nessuna di quelle prese sul muro, quindi in questo posto manca la corrente. Fa anche un freddo cane e riesco a vedere il mio respiro, per cui il riscaldamento è spento. Di conseguenza, penso che siamo in una casa abbandonata. Nessuno vorrebbe rischiare che i tubi congelino».

Bishop sembrava soddisfatto delle sue deduzioni logiche, un lieve sorriso compiaciuto gli incorniciava le labbra.

Porter proseguì con le sue ipotesi. «La casa deve essere piuttosto piccola, considerando la breve distanza da un muro all'altro. Questo fa pensare a una casa a due piani. Tenendo presente che non sceglieresti uno dei quartieri più esclusivi con Starbucks e Internet, dove i residenti non perderebbero tempo a denunciare un criminale alla polizia, direi che probabilmente ci troviamo nel West Side. Forse, in un posto come Wood Street. Ci sono un sacco di case vuote in quella strada».

Con la mano libera, Porter cercò la pistola sotto il cappotto, ma trovò solo la fondina vuota. Anche il suo cellulare era sparito.

«Eh sì … rimani sempre un poliziotto».

Wood Street era a quindici minuti buoni di macchina, quando non c’è traffico, dal suo appartamento a Wabash, e Porter si trovava solo a un isolato da casa sua quando sentì la fitta al collo. Ovviamente, erano tutte supposizioni, ma Porter voleva che Bishop continuasse a parlare. Più parlava, meno pensava a quel cucchiaino.

Le pulsazioni, che Porter sentiva alla testa, adesso si concentrarono dietro l’occhio destro.

«Non proverai a convincermi a costituirmi? Se collaboro, non potresti risparmiarmi la pena di morte, giusto?»

«Esatto».

Questa volta Bishop, divertito, mostrò un grande sorriso beffardo. «Ehi, vuoi vedere una cosa?»

Porter avrebbe risposto di no, ma sapeva perfettamente che qualsiasi cosa avesse detto non avrebbe avuto alcuna importanza. Quell'uomo aveva in mente un piano. Aveva uno scopo ben preciso, altrimenti non avrebbe corso il rischio di rapire per strada un detective della Polizia Metropolitana di Chicago, senza una buona ragione.

Bishop, dopo averlo immobilizzato, gli aveva tolto la pistola e il telefono, ma Porter sentiva un rigonfiamento nella tasca anteriore destra dei pantaloni. Si rese conto che l’uomo gli aveva lasciato il portachiavi con la chiavetta per aprire le manette. E le chiavi universali, che fanno parte dell’equipaggiamento di un agente di polizia, sono in grado di aprire quasi tutti i modelli dei braccialetti di sicurezza. Quando frequentava il corso di addestramento, gli avevano spiegato il motivo di tale consuetudine. Un sospettato, durante la procedura di registrazione, può essere trasferito varie volte e l’agente che lo ha arrestato non è sempre lo stesso che gli toglie il fermo ai polsi. Proprio per questo motivo, gli avevano insegnato a requisire le chiavi, tutte le chiavi, durante una perquisizione. Ogni criminale, degno di tale nome, porta sempre con sé una chiave per poter togliersi le manette, nel caso in cui una recluta non abbia controllato scrupolosamente. Porter, quindi, avrebbe dovuto prendere il portachiavi, passarlo nella mano sinistra e sbloccare le manette. A quel punto, avrebbe potuto buttare a terra Bishop, prima che l'uomo potesse superare il metro e mezzo di distanza che li separavano.

L'uomo non sembrava avere un'arma, solo un cucchiaino.

«Guarda avanti, Sam», gli intimò Bishop.

Porter si voltò, di nuovo, verso di lui.

Bishop si alzò, attraversò il seminterrato e arrivò fino a un tavolino, accanto alla lavasciuga. Dopodiché, tornò con una piccola scatola di legno e la Glock di Porter appoggiata sopra. Posò la pistola sul pavimento, con il pollice sbloccò la chiusura della scatola e sollevò il coperchio.

Sei bulbi oculari fissarono Porter dalla fodera interna di velluto rosso.

Le vittime di Bishop.

Porter, inorridito, abbassò lo sguardo sulla pistola.

«Guarda avanti», ripeté Bishop con una risatina sommessa.

Non era possibile! Bishop aveva sempre seguito lo stesso modus operandi. Mutilava le sue vittime: amputava l'orecchio, asportava gli occhi e tagliava la lingua. Quindi, spediva alle famiglie tutti gli organi in una scatola bianca, legata con dello spago nero, insieme a un biglietto. Sempre. Non si discostava mai dal suo schema. Non teneva trofei per sé. Pensava di punire i familiari di persone che avevano commesso qualche grave errore. Una logica distorta di giustizia privata. Comunque, non teneva gli occhi. Non teneva mai ......



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