Abdolah | Il faraone d'Olanda | E-Book | www2.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 193 Seiten

Reihe: Narrativa

Abdolah Il faraone d'Olanda


1. Auflage 2022
ISBN: 978-88-7091-897-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 193 Seiten

Reihe: Narrativa

ISBN: 978-88-7091-897-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



L'egittologo olandese Herman Raven sta perdendo la memoria. Di una vita intera scandita da grandi imprese archeologiche ricorda solo un segreto: nella sua cantina, decorata ad arte come una tomba faraonica, nasconde un antico e inestimabile sarcofago, contenente la mummia della regina Merneith, che fu l'eletta di Thoth, il dio egizio della scrittura e della sapienza. Da anni Herman se ne prende cura amorevolmente insieme all'amico Abdolkarim, figlio di un restauratore di libri antichi del Cairo ed ex operaio in una ditta di lavatrici all'Aia, che nella sua casetta olandese sul canale ha ricreato un tipico orto del Nilo. Ma tutto ha una fine, «tutto torna al luogo da dove è venuto», così Abdolkarim desidera ora tornare «a casa», e se riuscirà a riportare in Egitto anche la regina Merneith potrà dare un senso e un valore al suo destino di emigrato, senza sentirsi sconfitto. È questa la missione che i due vecchi idealisti, minacciati in sogno dai coccodrilli del Nilo, devono compiere a ogni costo prima di morire, sfidando le autorità, chi vorrebbe trarre profitto dal prezioso reperto e chi lo considera un falso, una folle invenzione, il capriccio infantile di due confuse menti senili. Del resto qual è la verità quando la memoria ci tradisce? E conta di più la realtà o una fantasia che dia luce e scopo ai nostri giorni? Da rifugiato che non sa se potrà mai rivedere la sua terra d'origine, Kader Abdolah racconta attraverso le avventure di due eroi al crepuscolo della vita una storia piena di humor e nostalgia sul diritto al «ritorno» - ritorno alla libertà dell'infanzia, ritorno alle proprie radici - per portare a compimento un'esistenza.

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Mentre cenavano, Jamal disse al padre: «Il signor Raven mi ha appena raccontato tutta la storia.»

«Quale storia?»

«La storia del vostro incontro con quello Jansen, della mummia, della teca e della cantina del museo. Ma papà, che cos’è tutta questa faccenda?»

«No, no, non è così, si tratta di un reperto che Zayed ha preso in prestito e avevamo un incontro proprio per discuterne.»

«Il signor Raven mi ha parlato di una mummia vera, la moglie di un faraone, una dea che quello Jansen voleva ficcare in una cantina del museo. Tu non mi hai mai raccontato di una mummia.»

Abdolkarim si sentì messo con le spalle al muro. «Sì, è una mummia», disse, «ma Zayed esagera un po’. Quella che lui racconta non è tutta la storia.»

«E allora qual è tutta questa storia?»

Adesso che non poteva più girarci attorno, Abdolkarim disse: «Figliolo, una volta i figli non potevano immischiarsi nelle faccende dei padri. Questa è una cosa tra me e Zayed Hawass. Potremmo pure tenerci qualcosa per noi, diciamo un segreto tra vecchi amici, oppure è vietato?»

«Ma se quello Jansen l’ha saputo, non è più un segreto. Quindi posso saperlo anch’io, non ti pare? Sei molto agitato in questi giorni, continui a fare avanti e indietro tra Leida, l’Aia e Zoetermeer. E se ho capito bene c’è di mezzo una mummia, e per questo state trattando con Jan Jansen. Dimmi come stanno realmente le cose, papà, magari posso aiutarti.»

«No, no, non è così, non c’è nessuna trattativa in corso. Ma a quanto pare non posso più tenere la cosa per me, perciò adesso ti spiego tutto.»

Con evidente riluttanza, Abdolkarim raccontò a grandi linee al figlio la storia della cripta. «Ma ora quello Jansen ha girato la frittata e parla di quattrini.»

«Doppio wow! Quindi è una cosa seria. Come ha fatto bene a parlarmene, signor Raven!»

Zayed, che aveva assistito in silenzio alla conversazione tra padre e figlio, guardò Abdolkarim con aria confusa.

«No, non è vero, anzi sì», disse Abdolkarim, «ma è una storia vecchia, che risale almeno a quarant’anni fa.»

«Non importa, papà. Ma dimmi, quanto è disposto a pagare quello Jansen?»

A quel punto Abdolkarim dovette raccontare anche il resto della storia, e cioè che Jan Jansen voleva riprodurre l’intera camera funeraria di Zayed ed era pronto a pagare loro i diritti.»

«Diritti? Ha parlato proprio di diritti? E per che cosa? Per la mummia?»

«Non lo so, ha detto che il museo avrebbe realizzato un catalogo dei dipinti.»

«Dei dipinti che hai fatto tu?» disse Jamal. «Papà, avresti dovuto dirmela prima questa cosa. Ma non avete firmato niente, vero?»

«No, no, niente. Ce ne siamo semplicemente andati.»

Jamal, che non fumava mai in presenza del padre, tirò fuori dalla giacca un pacchetto di sigarette e ne infilò una in bocca. Poi cercò dei fiammiferi vicino ai fornelli della cucina.

Pur avendo condiviso controvoglia il suo segreto con il figlio, Abdolkarim era sollevato, come se gli fosse stato tolto un peso dalle spalle. Prese per mano Zayed e gli sussurrò: «Non preoccuparti, è meglio che lui sappia come stanno le cose. Si intende di computer e risolve i problemi della Shell, magari può aiutare anche noi.»

Suonò il campanello.

Jamal aprì la porta con i fiammiferi in mano. Era Merie.

Jamal abbracciò Merie: «Da quanto tempo!»

«Che bello trovarti qui!» disse lei. «Ho sentito da tuo padre che stai per trasferirti in America. Congratulazioni, se posso dire così.»

«Certo che puoi, è sempre stato il lavoro dei miei sogni.»

Abdolkarim chiese a Merie se aveva già mangiato: «Ce n’è ancora anche per te, se vuoi.»

«No, grazie mille, zio.»

Baciò il padre e disse: «Hai l’aria stanca, papà.»

«Ha avuto una giornata intensa», disse Abdolkarim.

«Bevi qualcosa?» chiese Jamal.

«Solo un po’ d’acqua, ma faccio io, voi continuate pure a mangiare.»

«Abbiamo finito», disse Jamal. Prese un bicchiere, lo riempì d’acqua e glielo diede.

Merie uscì in giardino con il bicchiere e si sedette sulla poltrona di Abdolkarim. «Adoro questo tuo posticino, zio, mi ricorda gli orti sul Nilo con tutti questi ortaggi non-olandesi.»

«Oh, come sei gentile. Non me l’aveva mai detto nessuno. Infatti è una versione in miniatura di un orto sul Nilo. Da piccolo, quando andavo al fiume con gli altri bambini, coglievo sempre qualche pomodoro maturo di nascosto. O un cetriolo. Così freschi, così profumati e saporiti. Soprattutto perché erano rubati.»

Jamal andò a sedersi vicino a Merie e le chiese come stava e come stavano i suoi figli. Lei gli raccontò con piacere dei bambini. «Purtroppo amo il mio lavoro, e poi abbiamo il mutuo da pagare, altrimenti sarei ben contenta di stare a casa a crescerli.»

«E tuo marito? Si chiama Marcel, giusto?»

«Anche lui è sempre preso. Alla fine ci vediamo solo la sera a cena, ma oggi è così per tutti.»

Jamal aveva sentito da suo padre che Merie lavorava in un ministero all’Aia.

«Temo che se lo sia inventato», rise lei e gli disse che insegnava alla Libera Università di Amsterdam e seguiva grosso modo le orme del padre. «Il mio ambito di studi è la storia della terra, in pratica una specie di geografia, ma che riguarda l’Antichità e l’age culture of the earth, in particolare i luoghi dove hanno preso forma le culture antiche.»

«Interessante», disse Jamal.

«Senza alcun dubbio. Lo considero una sorta di prolungamento dell’attività di mio padre in Egitto. Lì lui conduceva gli scavi, mentre io me ne sto qui a studiare libri.» Gli spiegò che insegnava tre giorni la settimana e dedicava il resto del tempo al padre e alla famiglia.

«È un bell’impegno. Tuo padre ormai è in una fase in cui ha bisogno di più cura e attenzione.»

«Sì, è diventato molto fragile, soprattutto negli ultimi tempi. È una cosa strana, vederlo venire meno giorno dopo giorno. Fino a pochi mesi fa mi riconosceva, ma un po’ alla volta anche quella luce si sta spegnendo. Per fortuna riesce ancora a tornare a casa da solo, ma ho sempre paura che un giorno sparisca e io non sia più in grado di trovarlo.»

«Perché non lo metti in una casa di riposo? A vederlo sembra che abbia bisogno di maggiore assistenza. Sarebbe meglio per la sua sicurezza, non trovi, e anche per te, visto che sei così preoccupata.»

In quel momento Zayed uscì in giardino, ma non trovando un posto dove sedersi tornò dentro.

«No, non posso metterlo in una casa di riposo», rispose Merie abbassando la voce, «sarebbe la sua fine. Non è un uomo che può stare chiuso in una stanzetta. E poi per i miei figli è così bello andare a trovarlo a casa sua. Corrono alla porta e quando lui apre gli si aggrappano alle gambe. Buttano le giacche sul divano e giocano, disegnano, ascoltano la radio con lui, oppure mettono su un disco sul suo vecchio grammofono e vanno a caccia delle caramelle che lui tiene da qualche parte per loro ma non si ricorda più dove.»

«Posso immaginarlo, e ti capisco», rispose Jamal, poi chiese se Zayed si rendeva conto che erano i suoi nipoti.

«No, non così chiaramente, ma istintivamente sì. È lo stesso tipo di rapporto che ha con me. È anche grazie alla regolarità con cui li vede, perché glieli porto spesso dopo la scuola. Il sabato facciamo sempre colazione con lui e la domenica trascorriamo insieme tutta la giornata. Mio padre è ancora la nostra casa, per tutti noi, e voglio che resti così finché è possibile.»

Jamal sorrise, lui non aveva mai saputo che cosa significasse avere dei legami famigliari così stretti. Aveva passato l’infanzia prevalentemente con sua madre senza mai conoscere molto bene i nonni materni. Vivevano in un posto sperduto e venivano a trovarli solo per i compleanni.

Merie aggiunse poi che era così felice e grata che suo padre avesse un amico speciale come Abdolkarim. «Se un weekend non riusciamo ad andare a trovarlo, chiamo tuo padre e gli chiedo se può dormire da lui. La loro amicizia è davvero preziosa e mi dà una grande tranquillità.»

«Hai proprio ragione», disse Jamal. «Ho visto come si tengono l’un l’altro per non cadere.»

«Che bella descrizione. È esattamente così.»

Jamal si chinò verso Merie e aggiunse sottovoce che avevano anche i loro piccoli segreti.

«Quali segreti?»

«Non lo so di preciso. Ho chiacchierato un po’ con tuo padre e l’ho ascoltato con piacere. Ma mi ha anche detto alcune cose che mi hanno fatto riflettere. Credo che stiano trattando con il museo di Leida per alcuni reperti antichi che si trovano nella vostra cantina.»

«Ci sei cascato anche tu», rise Merie. «Succede spesso anche a me. Mio padre...



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